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tratto da il Tirreno - 27 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Un livornese alla presidenza del "Club Gusto Toscano"
g.g.
LIVORNO. Il livornese Claudio Serrini è stato eletto nei giorni scorsi presidente del "Club Gusto Toscano", nato nato da una iniziativa di un gruppo di dipendenti della Manifattura di Lucca che ha incontrato i favori di tantissimi amanti del sigaro. Serrini è un appassionato bongustaio ed un un esperto di vini e cantine.
La sua prima "uscita" dovrebbe essere sabato al Casale "La Sterpaia" nel Parco di San Rossore (info 050-523019) per una serata dedicata al sigaro toscano.
Ci sarà anche Aldo Santini che illustrerà il suo libro sul sigaro toscano pubblicato dalla Pacini Fazzi Editore di Lucca, che è già alla terza ristampa.
In programma la degustazione dei prodotti tipici del parco, dei vini delle Cantine Fortitudo e delle grappe della Distilleria Bonollo di Greve in Chianti che ha "creato" alcune grappe che si "sposano" bene con il sigaro.



tratto da la Stampa - 27 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Bilancio più che soddisfacente per le ditte espositrici provenienti da tutta la provincia
I vini Coldiretti conquistano un posto in prima fila
Al Salone di Torino anche Terre Alessandrine accanto ai marchi celebri

TORINO Il Salone del Vino ha chiuso i battenti lunedì scorso: rispettando ogni previsione è stata una seconda edizione da record. Vi hanno partecipato oltre mille aziende vitivinicole provenienti da tutte le principali "terre da vino" italiane, che hanno occupato uno spazio espositivo di circa 50 mila metri quadri, con un incremento del 40%. Un successo indiscutibile e la Coldiretti alessandrina con le sue aziende hanno sapauto ritagliarsi uno spazio di primo piano. A decretare la centralità della rassegna del Lingotto nel panorama espositivo europeo per il settore vitivinicolo sono stati sicuramente i lusinghieri risultati già raggiunti nella prima edizione e questa "centralità" del Salone del Vino è stata pienamente compresa dalle cantine e dai territori. Al Lingotto Fiere erano presenti tutte le principali terre da vino di Piemonte, Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Valle d'Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Marche, Campania, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia, rappresentate anche da tutti i Consorzi di tutela delle più famose e consistenti denominazioni. Ma il Salone del Vino non tradisce il suo spirito, che è quello di offrire a tutti pari opportunità di confronto sul mercato. Così nei padiglioni del Lingotto Fiere i "talent scout" del vino hanno potuto scoprire i territori e le cantine emergenti per rinnovare e arricchire la carta dei vini d'Italia. Tendenze del mercato e del gusto, orizzonti economici, problemi e prospettive delle aziende; dalla struttura finanziaria a quella distributiva, dall'organizzazione interna all'export; cultura del vino e coltura della vite, rapporto "cibo e vino": sono alcuni dei temi affrontati nel nutrito programma di convegni, seminari, workshop e degustazioni che hanno animato le cinque giornate del Salone. Per gli operatori il Salone del Vino acquista quest'anno ancora maggiore importanza perché si è svolto, non a caso, a poche settimane dalla conclusione di una vendemmia che ha conosciuto luci ed ombre. Dunque l'appuntamento del Lingotto è diventato fondamentale per capire come sarà il vino di domani e quali prospettive ci sono sul mercato internazionale. E' per questo motivo che il Salone ha registrato una presenza ancora più consistente, rispetto a quella già notevole della prima edizione, di buyers e giornalisti italiani ma soprattutto internazionali. Inoltre al Lingotto Fiere sono state presentate in anteprima alcune delle guide enoiche più diffuse, con i pareri di alcuni tra i più autorevoli degustatori e critici del settore. Il Salone del Vino è stato quindi un punto di osservazione privilegiato per comprendere dove va il vino italiano: del resto da quasi un anno è attivo l'Osservatorio del Salone del Vino, centro studi no profit, che ha monitorato tendenze economiche del settore enoico e del gusto diventando un centro di documentazione prezioso per chi produce vino, per chi lo commercializza e per chi lo interpreta. Nella passata edizione hanno avuto ampio spazio e ricevuto molti apprezzamenti le degustazioni guidate, organizzate da Lingotto Fiere. Quest'anno il Salone del Vino ha posto attenzione e centralità sul tema del piacere e dell'esperienza del gusto, attraverso una ricca "carta delle degustazioni". Ognuna è stata condotta da esperti e professionisti e supportata da sommelier. "Che tempo farà?" non è quindi più la domanda per programmare il weekend, ma una questione di vite, nel vero senso della parola. L'estrema variabilità del clima, le perturbazioni violente nelle stagioni più delicate per la vite, la difficoltà di programmare i trattamenti in vigna e i danni provocati dalle più recenti e abbondanti precipitazioni e grandinate stanno determinando dei cambiamenti delle tecniche di coltura e di programmazione dei lavori vitivinicoli. Per tutto questo si può affermare che al Lingotto Fiere,dal 22 al 25 novembre, "il vino ha acquistato valore".



tratto da Il Messaggero Veneto - 26 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
La presentazione dell'unico brut Docg d'Italia a fermentazione naturale
Franciacorta protagonista a Udine
Territorio come per Champagne e Cava
UDINE. Grande successo a Udine del Franciacorta, il re italiano delle bollicine, dato che è stato il primo - e per ora resta ancora l'unico - brut della penisola prodotto esclusivamente con la lenta rifermentazione in bottiglia ad aver ottenuto fin dal 1995 la Docg, massimo riconoscimento di qualità e tipicità per un vino che, per quanto riguarda i "tranquilli", in Friuli è stato ottenuto finora soltanto dal Ramandolo.
Un foltissimo pubblico ha, infatti, partecipato al "banco d'assaggio" organizzato nelle sale del neoclassico palazzo Kechler dal Consorzio per la tutela del Franciacorta, in collaborazione con l'Associazione italiana sommelier del Friuli-Venezia Giulia. A fare gli onori di casa c'era il presidente del Consorzio, Claudio Faccoli, affiancato dal direttore Adriano Baffelli. In degustazione sono stati messi, dalle quattro di pomeriggio alle dieci di sera, i Franciacorta di 22 prestigiose aziende: Antica Cantina Fratta, Barone Pizzini, Berlucchi Fratelli, Bersi Serlini, Ca' del Bosco, Cola Battista, Contadi Castaldi, Cornaleto, Faccoli Lorenzo, Ferghettina, Fratelli Muratori, il Mosnel, La Montina, Lantieri de Paratico, Majolini, Mirabella, Monte Rossa, Mozio Compagnoni, Ricci Curbastro, Tenuta Ambrosini, Tenuta Castellino Bonomi, Villa. A essi sono stati abbinati - grazie alla collaborazione con l'Aiat della Carnia - assaggi di prodotti carnici, quali il "frico" e il "formadi salat" di Cucina di Carnia di Tolmezzo, il prosciutto crudo Wolf di Sauris, i formaggi del Caseificio Val Tagliamento di Enemonzo.
Per Udine e il Friuli è stata un'opportunità veramente unica per paragonare fra loro, sotto la guida degli stessi produttori, i Franciacorta e per degustarne le diverse tipologie di sapore: non dosato (Pas Dosé, Dosage Zèro, Nature), extra brut, brut, brut satèn, extra dry, sec, demisec. Il pubblico è stato quello delle grandi occasioni, con personalità di spicco - quali la presidente nazionale del Movimento turismo del vino Ornella Venica e il vicepresidente internazionale di Slow Food Giulio Colomba - e la presenza massiccia del mondo vitivinicolo regionale (capeggiato dal presidente del Consorzio Collio Marco Felluga). Grande interesse hanno suscitato anche i tre brevi corsi monografici con degustazione guidata tenuti dal responsabile tecnico del Consorzio, Fausto Campostrini, che hanno introdotto alla conoscenza del Franciacorta e delle sue caratteristiche e hanno fatto scoprire ai partecipanti le particolarità del territorio da cui proviene. "In tavola il Franciacorta è un abbinamento ideale, raffinato ed esclusivo, a tutto pasto - ha spiegato il presidente Faccoli - dall'aperitivo agli antipasti, dai primi al pesce, dalle carni bianche ai salumi ed ai formaggi". Perlage finissimo e persistente, colore giallo paglierino intenso dai mutevoli riflessi, profumo persistente e aroma delicato e fine, il Franciacorta porta il nome (e solo quello, come il francese Champagne e lo spagnolo Cava) della regione dove crescono le sue vigne e dove hanno sede i suoi produttori, limitata e definita nei suoi confini, la Franciacorta, appunto, ondulate colline ricoperte di vigneti che fanno da corona al lago d'Iseo, in provincia di Brescia.
"La Commissione delle Comunità europee ha infatti attribuito un importante riconoscimento alla qualità del Franciacorta - spiega Faccoli -. Il nuovo Regolamento Ce 753 sull'etichettatura dei prodotti vinicoli ha infatti decretato al nostro prodotto il privilegio di indicare in etichetta il solo termine Franciacorta senza nessuna altra menzione specifica tradizionale, ovvero senza indicare Docg, oppure Denominazione di origine controllata e garantita. Sono solo 10 le denominazioni che, in tutta Europa, a partire dal 2003, godranno di questo privilegio e tra queste solo tre i prodotti ottenuti da rifermentazione in bottiglia: il Cava, lo Champagne e il Franciacorta. E' uno straordinario riconoscimento che viene attribuito al Franciacorta che, in così poco tempo (la prima produzione di metodo classico risale a una quarantina di anni fa, la nascita del Consorzio al 1990), si è imposto per la sua qualità fatta di territorio, metodo di produzione e prodotto". Per diventare Franciacorta, il vino (prodotto con uve Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot nero, raccolte solo a mano in piccole casse e sottoposte ad una pressatura soffice) deve, infatti, rifermentare per almeno 18 mesi in bottiglia a contatto dei lieviti e in ogni caso la sua maturazione deve essere di almeno 25 mesi dalla vendemmia.



tratto da la Repubblica - 26 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Presenze cresciute del 30 per cento e buoni affari con gli stranieri all'expo dei vini
Per il Salone numeri da brindisi
I bilanci ufficiali si faranno oggi, dice l'organizzazione: ma parlare di un successo per il Salone del Vino, la cui seconda edizione si è chiusa ieri alle 18, non è prematuro. Circa 40 mila saranno alla fine le presenze con un netto incremento (almeno il 30 per cento in più), rispetto ai 28 mila dello scorso anno. Ma il successo di una fiera come questa, destinata solo agli operatori professionali, non si misura solo dai visitatori. Contano di più i contatti (e magari i contratti) commerciali che chi espone riesce ad avere: anche in questo senso il bilancio è positivo: certo a Torino non si sono viste le folle di agenti e importatori stranieri che calano ogni anno a Verona al Vinitaly, la più importante fiera italiana del settore. Ma la presenza di importanti buyers del Nord Europa e del Canada che erano stati invitati dall'organizzazione ha permesso a molti (in particolare alle etichette meno note) di concludere affari significativi. Molti visitatori sono arrivati anche dalla Francia, paese in genere poco attento ai vini di altre nazioni, e molti erano gli italiani in giro di ispezione. Il Salone è stato promosso per l'organizzazione e i servizi: è piaciuto il fatto che fosse riservato ai professionisti (anche se poi qualsiasi appassionato ha potuto entrare grazie ai molti "inviti" disponibili). È piaciuta la facilità di trovare parcheggio, di lavare i bicchieri e così via. Resta la necessità di attirare presenze più significative da altre regioni italiane (la Toscana, ma soprattutto Friuli e TrentinoAlto Adige). E quella di un cambiamento di data: a novembre i vini (che escono sul mercato nei primi mesi dell'anno) sono in gran parte esauriti. E importatori e grandi distributori non hanno ancora organizzato le loro strategie commerciali per il nuovo anno. Andrebbero meglio, molto meglio, marzo o giugno.



tratto da L'Arena - 26 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Nella "Guida oro"
Veronelli esalta la cucina italiana ed attacca il big Vissani
Un elogio alla cucina italiana, con ben 31 ristoranti ex aequo, premiati con le " tre stelle" , anzich é con i tradizionali voti con i quali fino all'anno scorso aveva messo in fila l'eccellenza della ristorazione: è la nuova "provocatoria valutazione" data da Luigi Veronelli nell'edizione 2003 della sua " Guida Or o". Il volume è stato presentato al Salone del vino di Torino, con gli altri volumi gemelli sui vini e sugli alberghi. Nelle nuove pagelle dei ristoranti, c'è un attacco esplicito a un'altra bibbia dell'enogastronomia, la guida Michelin: "I suoi critici - ha detto Veronelli - hanno dato appena due "t re stell e" ai locali italiani, esaltando i ristoranti francesi. È un'ingiustizia ". Tutti sullo stesso piano, quindi, almeno nel sintetico giudizio in simboli della " Guida or o" , i templi dei buongustai, dai quali è rimasto fuori uno dei big, Gianfranco Vissani. La pace con il cuoco prediletto da Massimo D'Alema, dunque, è durata appena un anno: nel 2002 il locale di Civitella sul Lago (Terni) fu riammesso nella guida, oggi è rimasto alla porta. E Veronelli, in un'affollata conferenza-stampa, ha sparato alcune bordate a Vissani: "Continua a imperare con la sua bestiale ignoranza - ha detto l' anziano giornalista e critico milanese - lui non sarebbe promosso neppure a corso di cucina elementare ".



tratto da la Tribuna di Treviso - 26 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
IL CONVEGNO
Le bollicine battono l'arteriosclerosi e neutralizzano il colesterolo
di Antonio Menegon
CONEGLIANO. Il Prosecco e lo Champagne fanno bene alla salute e combattono l'arteriosclerosi, ma secondo Carlo Giulivo dell'Università di Padova la ricerca delle proprietà terapeutiche del vino è tempo perso: "Preferibile - dice - valorizzare l'aspetto edonistico e sociale del vino: sarebbe meglio compreso dai consumatori". Alla scuola enologica di Conegliano è stato presentato, nell'ambito del forum "Vite-Uva-Vino...è Salute", uno studio del Comité Interprofessionel Vins de Champagne sull'effetto dell'assunzione di Champagne per l'organismo. Parimenti ha fatto il Consorzio per la Tutela del Prosecco Conegliano-Valdobbiadene con la ricerca "In Prosecco doc Salus", eseguita da Giorgio Moretti della facoltà di medicina dell'Università di Padova. La ricerca condotta dall'Università di Montpellier ha stabilito che rispetto agli altri vini lo Champagne ha un maggiore potere antiossidante, che determina in chi lo assume, con moderazione, un minor accumulo del colesterolo nel sangue. La prova di Annette Jacobs ha valutato l'effetto dello Champagne, di un vino bianco fermo e di un vino rosso su un campione di consumatori. Rispetto agli altri due vini, l'assunzione di Champagne ha determinato un maggiore aumento degli antiossidanti in tutti i soggetti esaminati, oltre ad una riduzione di colesterolo.
"Questo aumento è probabilmente legato ai lieviti utilizzati nella rifermentazione dello Champagne - sottolinea la dottoressa Jacobs - Gli effetti antiossidanti del vino per ora sono stati dimostrati in vitro, ma sono ancora poco chiari poiché le concentrazioni sono molto basse". La ricerca curata dal professor Giorgio Moretti per conto del Consorzio di Tutela del Prosecco Doc arriva a conclusioni analoghe, rilevando nel sangue delle persone sottoposte a test una notevole presenza di sostanze che combattono il colesterolo e quindi l'occlusione di vene e arterie. Il presidente del Consorzio del Prosecco Adami ha anticipato la continuazione dello studio da parte dell'Università di Padova. E il professor Moretti ha plaudito all'idea, ma poteva fare diversamente in una situazione congiunturale come quella delle università italiane? Vien da chiedersi però quale valore abbiano gli studi commissionati dalla parte in causa, senza offesa per Prosecco e Champagne.



tratto da Il Messaggero Veneto - 26 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
A Capriva i primi manager del vino
L'anno prossimo a villa Russiz il master internazionale "Wine Mba"
di Cristina Burcheri
CAPRIVA. Test "Wine Mba". Questo l'acronimo del master in businness administration per la gestione d'impresa nel settore enologico che formerà, da novembre 2003 in 15 mesi di corso e 1.200 ore di attività, i nuovi manager del vino a Capriva. Presentato ieri alla Camera di commercio di Gorizia, il "Wine Mba" è l'anello mancante di una catena che dall'azienda agricola tradizionale porta dritto al mondo del marketing e della promozione del prodotto vino.
Per Emilio Sgarlata, presidente della Camera di commercio, questo master segnerà per la provincia di Gorizia una "svolta epocale", che porterà "in giro per il mondo" i nomi dell'Isontino e del Friuli come le peculiarità del nostro territorio attraverso un comparto - quello vitivinicolo, appunto - che nella provincia ha un ruolo determinante.
Una grande fiducia che si è concretizzata con lo stanziamento di 500 mila euro necessari per lo "start up" dell'iniziativa. Sui dettagli del master e sulle sue reali potenzialità si sono quindi soffermati Vladimir Nanut (direttore del Mib school of managment che lo organizza), Bruno Augusto Pinat (commissario dell'Ersa), Silvano Stefanutti (presidente dell'Istituto Cerruti-villaRussiz scelto come sede del corso per la duplice caratteristica di essere un ente pubblico e di trovarsi nel cuore del Collio, a Capriva). Posto lo iato tra l'eccellente qualità del vino e la scarsa azione di marketing profusa, in regione e in provincia, nel settore enoico, Nanut ha sottolineato come la grande qualità del corso è espressa sia dai docenti del Mib (come da L'école de management de Bordeaux, Slow food, Università del gusto e Movimento città del vino che li affiancano), sia dagli stessi partecipanti, che saranno scelti in base a un criterio che premia professionalità come personalità. Alla luce di quanto detto, il Mib ha ideato il "Wine Mba" allo scopo di contribuire ad accelerare lo sviluppo organizzativo delle imprese vitivinicole locali anche se - lo ricordiamo - il corso è esteso a livello nazionale e internazionale. Con questo intento e per una passione per un prodotto - il vino buono, che è anche ottimo biglietto da visita per promuovere un intero territorio (il Collio, come l'intera regione) -, "Wine Mba" è il primo vero master (il massimo livello in specializzazione in gestione d'azienda) per imprenditori e manager del vino realizzato in lingua italiana.
L'obiettivo è sviluppare - in soggetti fortemente motivati - le competenze in campi quali il marketing e la comunicazione, la legislazione nazionale e internazionale, l'export management e la gestione finanziaria, la gestione del personale e quella "turistica" dell'impresa, alla quale si collega strettamente la valorizzazione della cultura del vino e del territorio.
"Wine Mba" (che è part time e il cui costo è di circa 15 mila euro) è a numero chiuso e prevede una partecipazione massima di 25 allievi di cui, nella prima edizione, un terzo è stato riservato a provenienti da realtà locali. Senza limiti di età, il corso è destinato principalmente ai giovani produttori, ma anche a tutti coloro che lavorano nel settore. Professionalità, motivazione e soprattutto personalità saranno poi le discriminanti che verranno vagliate in test di logica e colloquio personale dai docenti del Mib. Per maggiori informazioni e per iscriversi al corso basta collegarsi al sito del Mib.



tratto da la Stampa - 26 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
AL SALONE DI TORINO I GRANDI PRODUTTORI BOCCIANO OGM E OMOLOGAZIONE DELLE ETICHETTE
"Il vino ha un´anima da conservare"
di Giampaolo Marro
TORINO "Il vino ha un´identità. Un´anima da conservare. Non vado negli Stati Uniti, né in Giappone. Sono sempre stata a Barolo e come mio padre e mio nonno coltivo la vigna come si è sempre fatto. E´ così che nasce il nostro Barolo: uno stretto rapporto fra vitigno, vignaiolo e territorio. Il gusto internazionale sta passando di moda. La forza è la differenza e non la globalizzazione". Parole di Maria Teresa Mascarello, figlia del "patriarca" del Barolo, Bartolo Mascarello. Un manifesto-emblema dell´orgoglio dell´enologia italiana. Il suo, ieri, al processo al gusto internazionale nella giornata finale del Salone del vino, è stato un inno alla specificità e alla tradizione: un contributo a questa rivendicazione della difesa e valorizzazione dei "terroir" e della tradizione del vigneto Italia. "E´ mortificante assaggiare vini e non capirne la provenienza, né che cosa siano - ha aggiunto -. A me è capitato con uno californiano, uno veneto e uno australiano. Le parole chiave per un grande vino sono passione, storia e appunto il territorio". Valorizzare le tipicità è il messaggio anche di un altro produttore, Marco Caprai (l´azienda del Sagrantino): "Riscopriamo i gusti tradizionali e la nostra capacità di fare il vino e non cediamo all´internazionalizzazione del gusto. Gli americani , australiani e anche i francesi lavorano al massimo 4-5 vitigni, noi abbiamo a disposizione 800 diversi tipi di vitigno". Il vigneto Italia è sempre più protagonista sul mercato ma secondo Maurizio Zanella (Cà del Bosco) il gusto internazionale è stato imposto dai media d´Oltreoceano al quale anche in Italia ci si è accodati. "Seguendo questa strada - dice - rischiamo di perdere la nostra identità. Ecco che è diventa davvero fondamentale la via italiana della tradizione. Negli Usa c´è un processo di omologazione del gusto facile, pronto, senza grande personalità a lungo termine". A confermare l´appeal del vino italiano è Piero Selvaggio che nel suo Valentino´s di Los Angeles custodisce la più completa cantina del mondo. "Esiste un gusto americano fatto di chardonnay e cabernet sauvignon al quale l´Italia oggi contrappone la sua grande diversità. Negli ultimi 4-5 anni sangiovese, barolo, nebbiolo, chianti hanno portato a una svolta nei bianchi e nei rossi e hanno fatto breccia nel consumatore americano". L´orgoglio delle etichette dal Piemonte alla Toscana, dal Veneto alla Sicilia è una costante: "Il vino italiano - così la pensa Franco Giacosa, "vinemaker" delle tenute della famiglia Zonin - non deve seguire le mode o le correnti di pensiero imposte dalla cultura dominante. La strategia è puntare sulla tradizione nell´innovazione, valorizzando i vitigni autoctoni. Oggi anche le grandi aziende lavorano molto in vigna, si recupera la manualità per garantire uve sane che rappresentino il territorio e lo stile della cantina che produce il vino". C´è, poi, chi ribadisce come la tecnologia non debba essere negata, così la pensa Vincenzo Ercolino (Feudi di San Gregorio), "ma debba essere orientata a migliorare se stessi e la vita. Così è nel vino". Sul fronte della tutela del made in Italy, Sebastiano Castiglioni (produttore dell´azienda Querciabella) è convinto che il "vero pericolo del gusto internazionale è l´offensiva australiana fatta di tannini artificiali, chips di rovere, di concentrato e osmosi inversa". Uno degli allarmi, poi, è l´avanzata degli Ogm e tutti i grandi produttori sono schierati contro gli organismi geneticamente modificati: "la chimica deve fare un passo indietro in cantina": "il vino va difeso nella sua naturalità, territorialità e autenticità" (Marco Caprai), "Io non mi piego a queste logiche" (Maurizio Zanella), "Venite a Barolo a vedere come si fa il vero vino italiano" (Maria Teresa Mascarello); "No all´introduzione degli Ogm finchè non ci sono garanzie totali, sì alla speriemntazione ma solo se serve ad abbattere il ricorso alla chimica nel campo" (Franco Giacosa). Luigi Veronelli ha raccolto il messaggio di garantire anche in questo delicato campo trasparenza al consumatore: "Nella prossima guida dei vini, nelle singole schede, introdurremo una voce per chiarire se quell´etichetta contiene Ogm". Veronelli lancia, poi, un messaggio ai giovani con l´invito a scoprire i vitigni abbandonati e soprattutto a parlare di vino: "Chi ordina una coca cola al bar o al ristorante non può certo discutere di gusto, mentre sul vino il dibattito c´è". E il consumatore cosa chiede? "Cerca - dice Clara Patrizia Leonardi (ristorante Poggio antico di Montalcino) - profumi, sensazioni e gusti straordinari".



tratto da Associazione Italiana Sommelier - 23 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Archivio: News AIS
TERENZIO MEDRI E' IL NUOVO PRESIDENTE
E' Terenzio Medri, albergatore di Cervia, in provincia di Ravenna, il nuovo presidente dell'Associazione Italiana Sommeliers. E' stato eletto per acclamazione nella mattinata di lunedì 18 novembre dal Consiglio Nazionale (del quale fanno parte i 12 consiglieri eletti direttamente dalla base e i presidenti delle 20 Sezioni territoriali regionali) riunito nella sede dell'AIS a Milano. Medri, che nelle ultime due legislature era vicepresidente, sostituisce Giuseppe Vaccarini, che potrà così dedicare tutte le sue energie all'ASI (Association de la Sommellerie Internationale) della quale è presidente.
Nel quadriennio 2002-2006 Medri sarà affiancato dai vicepresidenti Vincenzo Ricciardi (sommelier professionista di Caserta) e Rossella Romani (sommelier di Milano) e dai membri della Giunta Esecutiva Nazionale Salvatore Collura (Agrigento), Roberto Gardini (Cervia - Ravenna), Lorenzo Giuliani (Bibbiena - Arezzo), Antonello Maietta (Lerici - La Spezia), Luigi Bortolotti (Mantova) e Gianni Ottogalli (Udine).
Sono stati eletti inoltre i membri del Collegio dei Probiviri Emilio Pittiruti (presidente), Vito Piglionica e Paolo Morelli, del Collegio Revisori dei Conti Roberto Armelisasso (Presidente), Fabrizio Bellucci e Ugo Mongardi, e del Comitato di Garanzia Marina Petronio (presidente), Salvatore Palazzo e Stefano Sereni.
Dopo aver festeggiato la nomina stappando un magnum di spumante Ferrari, Terenzio Medri ha ringraziato i sommelier che hanno partecipato massicciamente alle elezioni, che per la prima volta si sono svolte in ogni Sezione territoriale, e ha detto: ‘L'AIS cresce in modo impetuoso in tutta l'Italia e sta per raggiungere i 30mila associati. Il nostro impegno sarà volto a consolidare questa crescita puntando sulla professionalità dei sommelier e quindi alla qualificazione delle aziende in cui operano. L'enogastronomia è tra le componenti fondamentali del turismo, importantissimo settore dell'economia nazionale’.




tratto da Naturalmenteitaliano - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
I formaggi di montagna gareggiano a Saint Vincent
A:Saint Vincent Dal:19/11/2002 Al:24/11/2002

Saint Vincent, per una settimana, capitale internazionale del "caseus montanus". La nota località termale e sciistica della Valle d'Aosta ospita, infatti, a partire dal 19 novembre la prima edizione delle "Olimpiadi del formaggio di montagna". In lizza ben seicento formaggi provenienti da tutto il mondo. Dai nostrani Taleggio, Formai de Mut, Valle d'Aosta Fromadzo, Trentin Grana e Parmigiano Reggiano ai francesi Bleu d'Aubergne, Bleu de Gex Haut-Jura, Bleu de Causses, dal Weichkase austriaco e lo Schnittkase svizzero sino alla produzione casearia oltreoceano (Canada, USA, Argentina, Cile, Messico) e a quella dei lontani altipiani del Tibet.La competizione che coinvolge i formaggi più prestigiosi del mondo, tra quelli prodotti e caseificati unicamente in zone situate ad oltre 600 metri di altitudine, è governata da una giuria internazionale, altamente qualificata, composta da tecnici degustatori, rappresentanti del settore commerciale e della ristorazione, da associazioni dei consumatori e da giornalisti specialisti del settore lattiero caseario.Nelle prime fasi del concorso, vere e proprie eliminatorie, i formaggi gareggeranno all'interno delle diverse denominazioni regionali e nazionali; successivamente i vincitori si confronteranno all'interno delle dieci categorie internazionali per ognuna delle quali sarà assegnata rispettivamente una medaglia d'oro, una d'argento ed una di bronzo.Durante le operazioni di valutazione della giuria i prodotti saranno in degustazione per i visitatori e i turisti, all'interno di cinquanta caratteristici chalets in legno che occuperanno il centro della cittadina termale, coinvolta con numerose manifestazioni collaterali: esibizioni di gruppi folcloristici e di corali e bande musicali.La manifestazione, nata sull'onda del successo ottenuto dal primo concorso dei formaggi d'autore svoltosi l'anno scorso sempre nel Casinò di Saint Vincent, si inserisce nel quadro delle attività di valorizzazione e salvaguardia delle risorse montane previste in questo 2002 "Anno internazionale della montagna".Artefice dell'iniziativa il neonato Centro di Ricerca Internazionale per la Salvaguardia e la Valorizzazione dei Formaggi di Montagna "Caseus Montanus".



tratto da Naturalmenteitaliano - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
XXII BANCO D'ASSAGGIO DEI VINI D'ITALIA
A:Torgiano (Pg) Dal:26/11/2002 Al:30/11/2002

Torgiano rinnova anche quest'anno l'ormai tradizionale appuntamento con il Banco d'assaggio dei vini d'Italia, in programma dal 26 al 30 all' Hotel Le Tre Vaselle. Ideato e realizzato da Giorgio Lungarotti nel 1980, il concorso enologico giunge oggi alla sua XXII edizione grazie al contributo e all'impegno di una pluralità di soggetti: l'Assessorato alla regione Umbria, il Comune di Torgiano, A.I.S, ICE, l' Unione Regionale delle Camere di Commercio dell'Umbria, l'Associazione Enologi Enotecnici Italiani, l' Università degli Studi di Perugia (Facoltà di Agraria) e l'Associazione Nazionale Città del Vino. Negli ultimi anni il concorso ha acquisito una forte eco nazionale e internazionale grazie alla partecipazione di esperti e degustatori specializzati provenienti da tutto il mondo e al rigore organizzativo, che sottopone ciascuno dei vini partecipanti al vaglio di reiterati esami tecnici. Ogni anno infatti il Banco premia i migliori vini per ciascuna delle 13 categorie individuate per i bianchi, i rossi e vini da dessert, nelle varie tipologie di denominazione Docg, Doc e Igt, sottoponendo ogni campione di vino al giudizio di due Commissioni in due distinte fasi. Come nel 2001, anche quest'anno, avverrà la "premiazione del più premiato", ovvero, il Banco d'assaggio assegnerà un riconoscimento speciale a quelle aziende i cui prodotti, nel corso degli anni, hanno raggiunto elevati punteggi che, sommati, si posizionano al vertice della particolare classifica creata ad hoc. Quindi un doppio premio: sia alla fedeltà che alla qualità. Nel 2001, primo anno dell'istituzione del premio, si affermarono la Cà Vit di Trento, Lungarotti di Torgiano, Banfi di Montalcino, Duca di Salaparuta di Casteldaccia-Palermo, Tasca D'Almerita di Palermo.Ulteriori informazioni possono essere richieste alla segreteria del Banco, presso il Comune di Torgiano, Corso Vittorio Emanuele, 06089 Torgiano (Perugia), tel. 075/98.86.01, 330/88.33.39, fax 075/982128.



tratto da la Stampa - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Ha preso il via ieri la 7ª edizione della tradizionale sagra canavesana
Montalto, il cavolo protagonista
La più grande "bagna cauda" del mondo

Più di trentamila presenze lo scorso anno, oltre duemila razioni di bagna cauda servite a commensali dai palati raffinati e un calendario fitto di appuntamenti fra i quali giustamente spiccano quelli organizzati dall´Associazione dei "Ristoranti della Tradizione", supportati da produttori vinicoli di Cuceglio e San Giorgio. Questi i numeri della "Sagra del cavolo verza" di Montalto, la cui settima edizione ha preso il via ieri per concludersi domenica. Una manifestazione da "Guinness dei primati" nel vero senso della parola. Infatti con la bagna cauda più grande del mondo preparata l'anno scorso dai cuochi della sagra l'evento dovrebbe entrare a pieno titolo fra i Guinness. La conferma da Londra è attesa proprio in questi giorni quando nel pentolone sotto le mura del castello tornerà a cuocere la bagna cauda in cui bagnare le croccanti foglie del cavolo verza vanto dell´agricoltura montaltese. Del resto è proprio a questo ortaggio, profondamente legato alla storia del paese, che l'amministrazione comunale dedica la sagra. Ma l'evento di Montalto vuole essere qualcosa di più, come spiega Renzo Galletto, assessore al Turismo del comune e "anima" della sagra: "Il nostro è un grande sforzo teso ad un rilancio del turismo enogastronomico del Canavese cui devono concorrere sinergicamente associazioni, comuni, Atl e privati. Un impegno collettivo insomma per modellare un turismo capace di rappresentare una realtà economica che non si esaurisca nel breve spazio di una manifestazione". La quale manifestazione ha preso il via ieri. Alle 18, a Palazzo Baldioli, è stata inaugurata la mostra d'arte con le opere del 6° concorso interregionale di pittura "Premio comune di Montalto Dora". A Palazzo Municipale, alle 20,30, l'assessorato al Turismo in collaborazione con la provincia di Torino e l'Atl Canavese e Valli di Lanzo ha organizzato una tavola rotonda sul tema "Il ruolo del volontariato nella promozione turistica del territorio" i cui lavori sono stati conclusi dall'assessore provinciale al turismo Silvana Accossato. Oggi. Ore 18 benvenuto ai partecipanti del 4° raduno camperistico del Coj Ariss organizzato dai "Muschin del Canaveis". Alle 20,30, presso l´Anfiteatro comunale Angelo Burbatti, "Canavese in tavola", uno dei momenti clou della tre giorni montaltese. La grande professionalità dell'associazione "I ristoranti della tradizione canavesana" è protagonista della 7° "Sagra del Cavolo Verza" con la realizzazione di un ottimo menù degustazione composto da piatti tradizionali e rivisitati, un motivo valido quasi da solo per dedicare una serata al pittoresco paese presso Ivrea. Domani. La grande giornata della civiltà contadina. Piazzetta di corso Marconi, ore 10,30, Esposizione-concorso delle migliori produzioni locali di cavolo verza dell'annata 2002. Ore 11,30, premiazione del concorso con la partecipazione dell'assessore provinciale all'Agricoltura Marco Bellion. Alle 21 prenderà il via nel centro storico "La notte delle lanterne". Al termine, apertura dei ristoranti con degustazione dei caldi cibi della memoria a base di cavolo innaffiati dagli ottimi vini Doc di Caluso. Domenica. Ore 7,45, apertura nel centro storico della 27ª Edizione de "Il mercatino sotto il castello, mostra mercato dell'antiquariato minore". Alle 8, apertura delle vie del gusto con le migliori produzioni enogastronomiche del Piemonte e Valle d'Aosta. Alle 11,30, all´Anfiteatro comunale Angelo Burbatti, "Ristorante della Banda Grande bagna càuda". Alle 11,30, a Palazzo Baldioli, "Ristorante dei Coltivatori" presenterà specialità tipiche e piatti caldi a base di cavolo verza, vini e bevande. Alle 11,30, in piazzetta del Monastero, "Ristorante dell'associazione del comitato del Carnevale", zuppe fumanti di cavolo, frittelle di mele, vini e bevande. Ore 14, musica e folclore in tutte le piazze del centro storico. Alle 18, infine, premiazione al Palazzo Municipale dei concorsi della manifestazione.
Informazioni. Assessorato al Turismo del Comune 0125-652771; fax 0125-650287; sito omnia@comune.montalto-dora.to.it



tratto da la Nuova Sardegna - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Il rosso Turriga troneggia sui sardi
In quattro al secondo posto: Korem, Terre Brune, Capichera e Barrile
di Pasquale Porcu
In cima all'elenco dei migliori vini dell'anno c'è il Turriga, annata 1998, con 16,5 ventesimi. Al secondo posto quattro grandi bottiglie: ancora un prodotto stupendo di Argiolas, il Korem delle vendemmia 2000. E poi lo splendido "Terre Brune" della Cantina di Santadi, la Vendemmia Tardiva di Capichera 2001 e il "Barrile" 1998 delle cantine di Attilio Contini di Cabras. Ma nell'Olimpo dei vini sardi, secondo la Guida dei Vini dell'Espresso del 2003, ci sono altre sette perle: dall' "Angialis" del 1999 di Argiolas a due prodotti della Cantina di Santadi: il Carignano del Sulcis Riserva del 1999, "Rocca Rubia". Ecco poi il vermentino di Sardegna "Cala Silente" del 2001 e il "Capichera" 2001 e quello superiore di Depperu, il "Sas Ruinas" del 2001. Ecco poi uno dei migliori rossi prodotti nell'isola, il "Luzzana" del 2000 di Giovanni Maria Cherchi di Usini. Completa la lista il "Loi Corona" del 1999 di Albero Loi di Cardedu.
E' tutta qui l'enologia sarda che meriti di essere classificata, dalla guida dell'Espresso 2003, nel capitolo "I migliori vini dell'anno"? Probabilmente no. Se è vero che altre guide si sono accorte che nell'isola esistono anche altri prodotti. Alcuni vengono segnalati dalla Guida (vedi i vini di Mura di Loiri), altri invece, vengono ignorati o sottovalutati dalla pubblicazione. Un esempio? I vini della Sella&Mosca che pure hanno avuto buone segnalazioni nelle altre guide enologiche. Difficile capire il motivo per il quale gli autori della guida dei vini dell'Espresso non siano riusciti ad assaggiare i prodotti della Sella&Mosca, nonostante si tratti di prodotti ampiamente diffusi nelle enoteche italiane e non. Ma non subisce migliore trattamento la cantina Gallura di Tempio che pure da anni sbaraglia fior di concorrenti della produzione mondiale a Vinitaly (coi massimi riconoscimenti) e negli altri concorsi (da Parigi a Pramaggiore) soprattutto col rosato Campos e col Moscato di Tempio.
Ma vediamo meglio i vini segnalati nella guida.
Le "stelle dell'Espresso", quattro, assegnate alle aziende che si sono distinte per il loro rendimento nel corso del tempo, sono andate agli Argiolas di Serdiana e alla Cantina sociale di Santadi. Nella lista dei migliori Bianchi dell'anno compare la Vendemmia Tardiva di Capichera del 2001, in quella dei migliori Rosati compare, secondo della lista, il "Campos 2001" della cantina sociale di Tempio che all'ultima edizione di Vinitaly aveva meritato la medaglia d'oro. Per la doc "Alghero" viene segnalato l'ottimo Chardonnay, annata 2000, della cantina sociale di Santa Maria La Palma che viene premiato con un 13/ventesimi. Buono lo spazio dedicato al Cannonau con la registrazione dei segnali incoraggianti che vengono dalle aziende che producono questo vino simbolo dell'enologia regionale. Apre la lista delle segnalazione con 15/20 il superbo prodotto, vendemmia 1999, che porta l'etichetta di Attilio Contini seguito a mezzo punto di distanza da sei prodotti (dal Costera di Argiolas a quello di Cherchi 2001 al Lillovè di Gabbas e ben due prodotti di Alberto Loi: Jerzu Riserva Cardedu 1999 e Riserva Alberto Loi 1998). A 14/20 troviamo due prodotti della Meloni Vini: Le Ghiaie 1998 e Le sabbie 1999. Un buon riconoscimento ha avuto la Cantina sociale di Santa Maria La Palma con "Le Bombarde" che ha meritato 13,5/20, Esattamente quanto il Riserva Viniola Vigna di Isalle 1999 della Cantina sociale di Dorgali, l'"Anzenas" di Dolianova e il Mancini Piero 2000. Un punteggio migliore (invece di 12,5) ci saremmo attesi per "Tàmara" 1999, della Cantina del Vermentino. Ottima il rilievo dato al Mandrolisai con due 14/20 assegnati ai prodotti della Cantina sociale del 1999 e 1998. Il capitolo "Monica" mostra un 14,5 per il "Perdera" di Argiolas e per "Antigua" di Santadi e due segnalazioni, con 13,5, per la cantina Il Nuraghe di Mogoro: Colle Moresco e 2000 e San Bernardino 2000. Stesso voto per "Elima" di Pala di Serdiana. Il miglior Vermentino di Gallura secondo la guida è il "Sas Ruinas" di Depperu (15,5/20) seguito a un punto dai "Graniti" di Pedra Majore mentre il Canayli (della cantina Gallura, che compare altre volte in questa sezione) e l'"Hysony 2001" meritano 14/20. Due i 13,5: quelli per i prodotti della cantina Giogantinu di Berchidda: uno per il Superiore 2001 e uno per il Vigne Storiche 2001. Due i riconoscimenti per la cantina del Vermentino: per il Funtanaliras 2001 e per l'Aghiloia 2001.
Vermentino di Sardegna: la migliore valutazione è andata al Cala silente di Santadi (15,5). A quota 14 seguono il Tuvaoes 2001 di Cherchi, il Costamolino 2001 di Argiolas e l'Attilio Contini 2001. La Vernaccia di Oristano di Contini, Antico Gregori, merita 15/20.



tratto da il Piccolo - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Legno sì, ma di botte grande e non di barrique
Collio, Colli Orientali e Friuli Isonzo le tre zone che hanno ricevuto i riconoscimenti
TRIESTE - Vini del territorio e vini internazionali, vini di piccole e di medie produzioni, aziende note e meno note: la selezione di Masnaghetti li comprende tutti. Ecco una scheda compilata facendo parlare i produttori friulani dei vini giudicati migliori. Il Carpino premiato per lo Chardonnay è una azienda di 12 ettari vitati, a Oslavia 70 mila bottiglie totali, nata negli anni Settanta e condotta da Silvano Cibini e il genero Franco Sosol. Lo Chardonnay Il Carpino è tutto in barrique, ha struttura e gusto internazionali. Ne sono rimaste in cantina 600 bottiglie vendute attorno agli 11 euro.
Anche il Collio Pinot Bianco Amrità 2000 dell'azienda Mario Schioppetto di Capriva d'Isonzo è sul piedistallo più alto, a 16,5 ventesimi. Della stessa azienda, fra i 14 "migliori", anche il Collio Sauvignon Tarsia 2000 e il Collio Tocai Friulano Pardes 2000. Li accomuna l'affinamento in botti di legno grandi, da 25 ettolitri. "È una nuova linea di riserve - spiega Giorgio, che con Carlo e Mariangela ( i tre figli di Mario, uno dei "padri" della viticoltura friulana) conduce la cantina - dove il rapporto vino-legno è nel solco della nostra tradizione, estranea alle barrique ma anche all'uso esclusivo dell'acciaio come voleva mio padre".
Il Collio Bianco Disore 2000 dell'azienda Russiz Superiore di Capriva d'Isonzo è il portabandiera dei vini di Marco Felluga, presidente della Doc Collio. Un vinaggio di Tocai, Ribolla e un po' di Pinot Bianco, in percentuali differenti a seconda delle annate. "Sono già 65 le aziende del Collio - dice Felluga - che hanno sposato la causa di un unico Collio Bianco, vino che si propone come immagine stessa di queste nostre terre, come il Barolo in Piemonte o il Brunello in Toscana: non possiamo continuare a affrontare i mercati con 19 tipologie previste dal Disciplinare".
La Lis Neris di Alvaro Pecorari a S. Lorenzo Isontino, che per scelta legata alle non ottimali qualità delle uve ha rinunciato nel 2000 a produrre il Tal Lùc, è un'azienda da oltre 200 mila bottiglie. Lo Chardonnay Jurosa, dall'omonimo cru, fermenta e matura in legno grande per l'80%, il restante 20% in inox. Ancora più espressione di innovative strategie, il Lis è uvaggio dei migliori Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon aziendali, proposto 3 anni fa nel decennale dei vini di selezione.
Oltre che con Lis Neris, la Doc Friuli Isonzo si fregia ai livelli più alti di ben tre bianchi dell'azienda Vie di Romans di Gianfranco Gallo. Accanto a un Pinot Grigio in legno, due Chardonnay, lo Ciampagnis Vieris e il Vie di Romans, due cru su terre donate nel Settecento da Maria Teresa d'Austria in considerazione dell'allora grande povertà della zona attorno a Mariano del Friuli. Il primo in inox, il secondo barricato. "Ciò dimostra - dice Gallo - che non esiste una sola strada per arrivare all'eccellenza, importa la qualità dei terreni e delle uve".
Del Cof (Doc Colli Orientali) segnaliamo la presenza di tre rossi: due Merlot, uno de Le due Terre, piccola azienda - 5 ettari - di Prepotto, in pratica già esaurito a 17 euro in cantina, l'altro di Zamò&Zamò, azienda di 40 ettari a Rosazzo. E un Refosco di Paolo Rodaro, Spessa di Cividale, da botte grande, 70 quintali d'uva tutti vendemmiati in più di cinquemila cassettine messe leggermente a passire per impreziosire questo vino del territorio, in vendita a 18 euro ma già velocemente piazzato anche en primeur.
b.u.



tratto da il Piccolo - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Consensi pure alle piccole produzioni locali
Vitovska, Malvasia istriana ma anche un nero Terrano nella graduatoria triestina
TRIESTE È il Terrano 2000 di Benjamin Zidarich di Prepotto, l'unico "Refosco" carsico a aver ottenuto un punteggio nella Guida de L'Espresso. Gli altri Terrano anche quest'anno non sono stati giudicati. A Zidarich, già attivo presidente del Consorzio Doc Carso, o meglio al suo vino ferroso e aspro, ma "arrotondato" dal passaggio in piccole botti di rovere di Slavonia da 350 litri che si fa preparare appositamente da un piccolo artigiano, sono andati 14,5 ventesimi. Un bel risultato per un vino che gli esperti nazionali della Guida continuano a ritenere troppo diverso, troppo particolare, per avere un pubblico che non sia soltanto locale.
La polemica sul Terrano vino "fuori schema" era esplosa l'anno scorso. Zidarich, Silvano Ferluga presidente in carica della Doc Carso, Andrej Bole e Edy Kante, i nomi più in vista della piccola produzione vitivinicola triestina, reagirono con eleganza. Invitarono Masnaghetti e il coordinatore delle Guide de L'Espresso, Enzo Vizzari, a presentare i volumi a Trieste e al Savoia fecero preparare una lunga tavolata sulla quale erano imbanditi prodotti tipici, con prosciutto carsolino e Terrano in prima linea.
Zidarich anche stavolta replica con flemma e risponde che il suo Terrano viene bevuto anche a New York, dove lo esporta, "da chi lo sa apprezzare". L'importante - spiega - è farne ogni anno pochi grappoli, dove concentrare il meglio del succo che quest'uva estrae dai terreni rossi e dalla pietra dell'Altipiano.
Fra gli altri vini del Carso viene descritto come più facile l'appproccio a Malvasia istriana e, soprattutto, alla Vitovska, il bianco che sta raccogliendo sempre maggiori consensi anche a livello di ristorazione. In testa quella di Kante, che strappa anche con il suo Chardonnay 2000 il punteggio più alto fra i bianchi. A seguire quelle di Milic Kmetjia, di Zidarich, di Danilo Lupinc e di Andrej Bole. Buone affermazioni anche della cantina di Castelvecchio di Sagrado, la parte occidentale e goriziana della Doc Carso.



tratto da Il Messaggero - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Alla Fiera di Roma apre il salone del gusto e i romani si scoprono fini buongustai
Magnaccioni? Gourmet, prego
di GIACOMO A.DENTE
Comincia oggi De Gustibus, salone del mangiare e bere di qualità, ospitato fino a domenica negli spazi della Fiera di Roma. L'idea, "benedetta" dal ministro Giovanni Alemanno, e sostenuta da Regione, Provincia e Comune, è quella di confermare il ruolo ormai assunto da Roma come crocevia di nuove tendenze golose. E, insieme a tutto questo, anche la crescita di un pubblico curioso, attento, appassionato. Quello stesso pubblico che, nei 3500 metri quadrati di spazio espositivo, saprà dividersi fra le tentazioni di quattro spazi organizzati secondo un criterio di aree. Nel primo blocco è presente la Provincia di Roma, con tutta una serie di produttori di eccellenza, il secondo è dedicato alla Regione Lazio, il terzo al Comune di Roma e alle sue migliori aziende agricole, mentre il quarto spazia nei territori felici dell'Italia dei sapori. Il contenitore De Gustibus sarà aperto a convegni (Il sistema agroalimentare italiano, e Sicurezza, alimentazione, stili di vita), workshop (con un importante appuntamento, che coinvolgerà anche studenti di scuole elementari e materne, interamente dedicato al pane), e degustazioni di oli, vini, formaggi e salumi.
"Stiamo vivendo un importante punto di svolta nelle abitudini alimentari dei romani, non meno che degli italiani", osserva Nicola Bono, sottosegretario ai Beni Culturali, ideatore del progetto culturale Città dei sapori. "La grande novità riguarda una diffusa consapevolezza della nozione di qualità, contestuale all'emergere di importanti esperienze a livello locale per la valorizzazione di quei prodotti di nicchia che appartengono a pieno diritto al patrimonio culturale del nostro Paese". Senza dubbio cambia profondamente il gusto dei romani. Mai come in questo momento fanno fortuna i piccoli negozi di nicchia che propongono il formaggio di alpeggio, il prodotto biologico, l'extravergine estratto con metodi antichi. E persino i supermarket hanno capito la tendenza e si adattano allargando l'offerta a "selezioni speciali". Nel frattempo, si allarga a macchia d'olio il concetto di degustazione. Il cliente non è più passivo, ma è sempre di più chiamato a provare, confrontare, definire i paletti del proprio gusto. "Ai miei tempi a Roma c'era ancora molto il concetto della "magnata"", sorride Antonello Colonna, patron dell'omonimo ristorante di Labico, uno dei migliori indirizzi golosi della regione. "Adesso invece la gente arriva preparata. Conosce i vini migliori, chiede - e sa riconoscere! - il crudo giusto di pesce. Anche nei piatti popolari, che ne so, una amatriciana, guai a non mettere il guanciale giusto". Gli fa eco Agata Parisella di Agata e Romeo, sofisticato relais goloso dietro Santa Maria Maggiore: "Non c'è dubbio, i gusti dei romani sono cambiati. I ristoratori che vogliono fare qualità devono sempre più far riferimento a prodotti e produttori di eccellenza. Una spia del cambiamento di rotta? Basta guardare l'offerta dei formaggi. Un tempo erano quattro cose industriali, oggi la gente cerca la "chicca" a latte crudo".



tratto da il Piccolo - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Festosa e sapientemente rustica anche la presentazione milanese
L'ultima creatura dei Nonino è un vetro di sapore indù
di Rossana Bettini
Nell'84 Giannola e Benito Nonino hanno rivoluzionato il mondo delle grappe inventando la "Ue", acquavite d'uva, che ebbe un successo tale da indurre la maggior parte dei distillatori a seguire il modello Nonino. La prima grande intuizione di Giannola è stata elevare gli scarti del vino trasformandoli nei nobili prodotti della sua distilleria: la grappa monovitigno e i distillati di uva: le famosissime "Ue", alle quali si sono aggiunti i distillati di frutta e, più recentemente, quelli di miele.
Altra virtù di Giannola è stata non nascondere la propria indole ma, al contrario, presentarsi in tutta la sua disarmante, fragorosa e allegra rusticità. Ancora un punto a suo favore è aver addestrato le figlie Antonella, Cristina ed Elisabetta a una rigorosa disciplina dove la parte familiare si fonde con naturalezza con quella aziendale, secondo un perfetto mix di calda affettuosità e marketing istintivo. In sintesi: i Nonino sono da sempre al lavoro. Benito predilige la distilleria, alle prese con i 42 alambicchi discontinui a vapore da lui stesso creati, mentre le donne di casa girano il mondo a diffondere l'aroma persistente e unico dei loro magici elisir, a sostenere con passione e professionalità il territorio regionale e i vitigni autoctoni... In fondo il Premio Nonino Risit d'Aur è nato nel '75 proprio per contribuire a salvare i vitigni friulani in via d'estinzione. Ogni nettare firmato Nonino è custodito in vetri millesimati realizzati ora da Baccarat, ora da Riedel e ora, come l'ultima creazione presentata a Milano, da Venini. La settimana scorsa, infatti, il decanter "Le Guna", disegnato da Luca Cendali e realizzato dai noti maestri vetrai di Murano, ha fatto il suo ingresso in società.
D'ispirazione decisamente induista, il "vetro" Venini è realizzato con l'antica lavorazione a canne che imprigiona 3 fili d'aria, impreziositi a loro volta con 3 scie colorate, simboli, secondo l'alchimia induista, dell'energia primordiale nei suoi 3 elementi: Tamas (oscuro), Rajas (attivo), Sattva (luminoso).
Per il party di via Montenapoleone la mitica Giannola si è portata prodotti e produttori da tutto il Friuli, così il nutrito gruppo di "viaipì" (Cesare Romiti, Marco Lodola, Natalia Aspesi, Diego Della Valle, Riccardo Illy, Carlo Feltrinelli, Gad Lerner, Donatella Girombelli, Lella Costa, i Missoni e altri) si è festosamente accostato al Montasio, al salame, al miele ecologicamente puro delle valli, al "toc in braide" con tartufo, indimenticato piatto del compianto cuoco friulano Gianni Cosetti, all'occasione preparato dalla figlia Anna. Il tutto accompagnato ai "gioielli" Nonino e a vini di indiscusso calibro. Alcuni potenti, carnali e polposi come il "Boscorosso" di Rosa Bosco.
... Questione di stile.



tratto da Libertà - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Il curatore della guida
"La novità? La denominazione Orcio"
Roma - Alessandro Masnaghetti, lombardo doc, è il curatore della Guida dell'Espresso ai Vini d'Italia 2003. Scuola Veronelli dal `90 al `96, corrispondente prima di Vinum, autorevole rivista tedesca, poi di Wine Today, portale del New York Times, è stato tra i fondatori e primo membro italiano permanente del Gran Jury Européen. Le novità della Guida? "Prima di tutto la filosofia, che non ha mai avuto sbandamenti. Anche perché tutti i vini sono passati al vaglio di 3 sole persone: il sottoscritto come curatore e 2 assaggiatori che, tra l'inizio di marzo e l'agosto, hanno gustato oltre 14.300 vini di 3.398 produttori". Si fermi. Questo significa, in bicchieri al giorno...? "Da cento a 180 vini al giorno. Lo so, sono tanti. Bisogna essere professionisti seri, e mantenere una forte concentrazione. C'è il vantaggio che, essendo solo in due, mantengono una solida sintonia col curatore, per cui i giudizi si basano sugli stessi concetti". La seconda novità? "La struttura della Guida che rimane diversa dalle altre. Regione per regione, denominazione per denominazione, il lettore è sempre in grado di districarsi con ordine e di trovare a colpo sicuro quello che cerca. Il vino va gustato senza ubriacarsi. E una guida va consultata senza confondersi. Diamo una classificazione in stelle anche ai produttori. Non è detto che un produttore abbia il massimo della valutazione anche se ha due vini fra i 32 fuoriclasse. E non è detto che un produttore il quale non compare nei fuoriclasse non possa ottenere il punteggio più alto". A proposito dei fuoriclasse. Spesso si notano prezzi alti e bottiglie poche. Che significa? "A volte che il vino è eccezionale. A volte, ahimé, che il produttore fa solo riferimento al mercato e alla notorietà. Se tira, lui alza". La novità di quest'anno, rispetto ai vini? "La denominazione "Orcio", tra Montalcino e Montepulciano". Paga più la collaborazione tra produttori, lo scambio di informazioni o la concorrenza? "Indubbiamente la collaborazione. Laddove è cresciuta, vedi Alba, Toscana, Valpolicella, è cresciuta la qualità del vino".



tratto da Corriere della Sera - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
DA LEGGERE
Falesco a 4 stelle miglior vino del Lazio
Una certezza, qualche promessa, ma nessun fuoriclasse. Pochi vini del Lazio hanno sedotto Alessandro Masnaghetti, curatore de I vini d'Italia 2003, la guida dell'Espresso presentata ieri all'Es.Hotel. Fra le 32 bottiglie ai vertici della produzione nazionale, accompagnate da un buffet firmato dallo chef Antonello Colonna (miniature di piatti regionali, una sorta di linea prêt-a-porter del menù di Labico), la parte del leone è toccata alla Toscana con 16 presenze, tra cui 5 Brunello di Montalcino. Niente Lazio per il momento, con qualche speranza per il futuro. La prima viene dal Montiano '00 (punteggio 16/20), prodotto a Montefiascone dalla cantina Falesco dei fratelli Cotarella (l'unica della regione segnalata con 4 stelle). A seguire, due bianchi a base di uve Chardonnay, il Falesia '00 di Paolo D'Amico (15,5) e il Castello di Torre in Pietra '01 di Torre in Pietra Leprignana (15,5). Bene i prodotti di punta di Casal del Giglio di Aprilia, gli Igt Madreselva '98 e Mater Matuta '98, entrambi con 15/20, mentre in area Doc confermano le aspettative il Frascati Superiore Villa dei Preti '01 e il Frascati Vigneo Filonardi '01, entrambi di Piero Costantini (15/20). Da tenere d'occhio il Marciliano '99 di Falesco, un vino che, secondo il giudizio dell'Espresso, farà parlare di sé. (D. N.)
I VINI D'ITALIA 2003, Le Guide dell'Espresso, 696 pagg., 20 euro



tratto da Corriere della Sera - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Le sorprese e i nuovi criteri di valutazione delle ultime guide enologiche. E oggi si apre il salone di Torino
Veronelli riscopre il vitigno perduto e L'Espresso incorona il Vin Santo
Masnaghetti: "Ora premiamo l'affidabilità delle cantine"
di Mauro Remondino
La vera sorpresa, secondo Gigi Veronelli, arriverà dal riscatto di un vitigno quasi dimenticato della Lunigiana. Per celebrarlo il giornalista ha scelto la sua guida che sarà presentata domani a Torino, al Salone del vino. "Si tratta del Pollera, a bacca nera, dal quale un vignaiolo di Pontremoli ha ricavato un passito, rigoroso, finalmente fuori dai canoni consueti, e del quale - dice il degustatore - mi sono innamorato e ho attribuito il sole, simbolo dell'eccellenza, per la mia guida". Ecco, di questa stagione le guide enologiche incrociano giudizi e scelte stimolando confronti e sorprese. Una, sempre secondo Veronelli, è quella vinta da Gianni Zonin con il suo Nero d'Avola appena realizzato in Sicilia: "Avevo scommesso con il produttore e oggi gli devo attribuire gli onori non soltanto sulla guida ma anche sollevando il bicchiere perchè quel vino è tra i grandi rossi d'Italia". Se Veronelli non cede alla voglia di trovare in ogni piega di terra, il colpo di teatro, c'è chi, come il tandem Masnaghetti-Vizzari dell'Espresso, alla sua seconda uscita, trova nuovi parametri di confronto. E' il caso della novità di quest'anno che coinvolge le cantine sul lungo periodo, per affidabilità. "Un tentativo di rendere giustizia - spiega Alessandro Masnaghetti - a chi da anni si distingue per rendimento elevato e regolare". Sette i segnalati con cinque stelle: i piemontesi Domenico Clerico, Angelo Gaja e Roberto Voerzio; i toscani Siro Pacenti, Ornellaia e Fonterutoli e il veneto Romano Dal Forno. Come già accadde l'anno scorso tra i fuoriclasse è toccato al Vin Santo '92 di Avignonesi raggiungere il maggior punteggio: 19. Ancora un vino da meditazione dunque, come già un anno fa il friulano Lis Neris, ha conquistato i degustatori della guida dell'Espresso. "Vini che si accostano bene ai formaggi - dice Masnaghetti - e che non meritano un ruolo di secondo piano". Espresso saluta, tra i rossi, un grande Sorì Ginestra '98, barolo di Conterno Fantino e il toscano Corzano di San Casciano Val di Pesa. Tra le altre guide la Duemilavini dei sommelier di Franco Ricci attribuisce 5 grappoli, massimo riconoscimento, a 357 bottiglie, Luca Maroni, creatore della classificazione dei "vini-frutto" con il suo Annuario dei migliori, catturerà attenzione al Lingotto di Torino così come il winewriter Hugh Johnson presenterà la sua cult guide, 5 milioni di copie vendute nel mondo. Proprio incrociando le guide più importanti, compresa Gambero Rosso, il mensile Gentleman , ha preparato l'elenco dei 100 migliori vini italiani. Masseto e Ornellaia '99 sono al top per la gioia dell'enologo Thomas Duroux. Tra i primi dieci, Lupicaia 2000 di Castello del Terriccio e i Sodi di San Niccolò.



tratto da la Stampa - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
"Io contro tutti? No, faccio solo la mia parte"
Angelo Gaja, il "re del Barbaresco", affronterà le domande dei visitatori del Salone di Torino
I suoi prodotti sono contesi in tutto il mondo
di Sergio Miravalle
E´ tra gli appuntamenti più attesi del "Salone del vino", in cartellone per domani alle 16,30. "Gaja contro tutti", ovvero una sfilza di domande a raffica al più famoso produttore italiano, il "re del Barbaresco". C´è da giurare che saranno a raffica anche le risposte. Lo aveva già notato il giornalista Burt Anderson che, presentandolo sulla rivista anglosassone "Decanter", in occasione del conferimento del titolo di "Uomo dell´anno" nel 1998 scrisse: "Parla in modo sorprendentemente rapido, alla velocità del pensiero... ha occhi azzurri scintillanti". Quasi un ipnotizzatore e ci deve essere un che di ammaliante nei suoi vini se vengono contesi in tutto il mondo, rigorosamente suddivisi tra l´80% destinato all´export e il 20 al mercato nazionale, non una cassa di più. Quelle etichette bianche con la scritta "Gaja" su fascia nera, appaiono regolarmente ai vertici delle classifiche internazionali a contendersi il primato con il Domaine de la Romanée-Conti leader della Borgogna, o Chateaux Margaux, la più famosa griffe del Bordeaux. Ed un podio che si disputa con pochi altri, anche in Italia, da Antinori a Biondi-Santi, da Bruno Giacosa ai Ceretto.
E il successo crea anche invidie, dunque davvero "Gaja contro tutti"?
"E´ un titolo scelto dagli organizzatori. Avrei preferito "chiacchierata con Angelo Gaja", o meglio "Gaja con tutti", perché così mi sento, non una mosca bianca isolata, ma uno che partecipa al successo di un settore, facendo la sua parte. Ecco perché a Torino, pur non avendo uno stand come azienda, ho voluto esserci, dare il mio contributo a questo Salone".
In primavera fece scalpore la sua rinuncia al Vinitaly a Verona. Un atto di snobismo enologico?
"Assolutamente no, è stata una scelta obbligata. Tutti i produttori, noi compresi, dobbiamo molto al Vinitaly. E´ una grande festa, ma ormai il nostro stand era preso d´assalto. Siano stati travolti da troppo successo. Provammo col numero chiuso, ma creò incomprensioni, meglio una pausa di riflessione".
Pausa di riflessione anche sui prezzi, dopo un´annata difficile?
"Il 2002 è stata una vendemmia media, noi abbiamo declassato un terzo delle produzione nelle vigne dove ci ha toccato la grandine. Ma i contadini ci hanno insegnato a non dare giudizi a caldo. Meglio aspettare: questi vini saranno pronti tra il 2005 e il 2006, possono ancora crescere e maturare in cantina dove, non dimentichiamolo ci sono sette splendide grandi annate consecutive".
E prezzi? Che effetto fa vedersi in testa nelle carte dei vini dai ristoranti di lusso alle trattorie: Gaja è diventato un´icona?
"I nostri prezzi sono il frutto di una severissima selezione nelle vigne e in cantina e certamente anche di una componente mito che il consumatore è disposto a pagare. E non capita, per fortuna solo a Gaja. I produttori italiani si sono inseriti benissimo nelle nicchie di fascia alta del mercato. Certi nostri vini vengono ordinati al ristorante o acquistati in enoteca perché garantiscono un evento, sottolineano un festa, suggellano una trasgressione. Sono generi voluttuari, che però rimandano sempre ad una storia fatta di lavoro, esperienze, territorio".
Quello che i francesi chiamano "terroir".
"Sì, un mix unico composto da terreno, microclima, ma anche dallo spirito dei luoghi e delle persone. Mio padre mi ha insegnato che l´origine di un vino eccelso è in certe vigne che hanno qualcosa di speciale, anche per come le si lavora e le si rispetta".
Capita così anche in Toscana dove siete sbarcati da qualche anno acquisendo la Tenuta della Pieve di Santa Restituta a Montalcino e a Castagneto Carducci con le nuove cantine Ca´ Marcanda?
"E´ una bella scommessa in corso, un modo di cimentarci da piemontese con l´altra grande regione vitivinicola italiana. Magari ci riusciamo e "Magari" ho voluto chiamare il nostro primo vino. E´ stato accettato bene, pur nascendo da vigne ancora giovani di merlot e cabernet sauvignon e franc".
Ma Gaja non è solo Angelo Gaja.
"Non sarei in grado di fare ciò che faccio senza mia moglie Lucia, che lavora con me in azienda. E poi ci sono collaboratori geniali come Guido Rivella, che da 32 anni dirige la cantina ed è diventato un caposcuola. Le mie figlie Gaia e Rossana stanno finendo gli studi, Giovanni sta crescendo. Toccherà a loro far conoscere Gaja ai loro coetanei e sarà più facile perché c´è una grande voglia di capire. Sul vino a differenza di altre bevande, dal latte alla birra, i giovani leggono e si documentano in maniera incredibile, e per qualcuno diventiamo come un classico che non si può non avere in libreria".



tratto da la Stampa - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Parole e vino al Salone del Lingotto
Da oggi sono protagonisti anche guide ed enovolumi
di Luca Ferrua
TORINO Parole da bere. Nell´"enoabbuffata" del Salone del vino c´è spazio anche per le tonnellate di carta che ogni anno vengono dedicate al mondo dei bianchi, dei rossi o delle bollicine. Al Lingotto Fiere sono attesi i più autorevoli critici internazionali e saranno tenute a battesimo quattro delle più prestigiose guide (Veronelli, Maroni, Johnson e Spumanti del Gambero Rosso) che hanno scelto l´appuntamento di Torino per presentare l´edizione 2003. Si comincia oggi dal Gambero Rosso che presenta la "Guida agli spumanti d´Italia 2003" che sarà conclusa da un super brindisi con le 90 etichette da Oscar. E´ un appuntamento che si rinnova invece quello con Gino Veronelli. Domani tocca alle "Guide Oro 2003: Ristoranti, Vini e Alberghi" di Luigi Veronelli. Un grande evento con il decano dei critici enogastronomici che con i suoi "Soli" è capace di influenzare i gusti di chi non si fida dei "trend setter". Sempre domani tocca all´emergente Luca Maroni. I suoi eventi sono esperienze sensoriali, una tendenza confermata anche da "Guida dei vini italiani 2003" e da "L´annuario dei migliori vini italiani 2003". Domenica tocca all´esordio dell´edizione italiana del "Libro dei vini 2003" di Hugh Johnson, uno dei manuali più attesi soprattutto per l´autorevolezza dell´autore che proporrà un viaggio in alcune delle principali zone vinicole del mondo: Italia, Francia, Madeira, California. C´è anche un´incursione nel multimediale. Il cd-rom "Sulle strade del vino lungo le vie Consolari" voluto dalla Coop e dal Movimento Turismo del Vino realizzato da De Agostini. Il viaggio alla scoperta dei sapori e dei vini, prodotti dalle cantine socie del Movimento Turismo del Vino, nei territori solcati dalle grandi strade romane viene presentato domenica. Sempre su cd-rom: "L´Italia dei vini" un progetto curato dall´Enoteca Italiana e dal Touring Club Italiano. Si esplora anche il pianeta Moscato attraverso le pagine del libro "100 Moscato d´Italia", curato da Gigi Brozzoni, giornalista esperto degustatore, ed edito dall´associazione Go Wine. Il gruppo di consumatori guidato da Massimo Corrado è protagonista al Salone di un´interessante serie di eventi compresa la presentazione di "Vinum 2003", la rassegna dei vini di Langhe e Roero. "Tanto vino, ma anche cultura del bere, degustazioni ed eventi legati al territorio - dice Walter Lodali un giovane produttore tra i nuovi protagonisti del salone -, anche per questo mi sono deciso a scegliere Torino, una manifestazione che cresce e su cui scommettere". Entusiasta dell´evento che sarà inaugurato oggi anche il presidente dell´Enoteca del Piemonte Pier Domenico Garrone: "La nostra Regione ha le carte in regola per essere il riferimento nazionale e l´appuntamento del Lingotto lo dimostra. Anche i grandi critici hanno scelto il Salone del vino".



tratto da la Stampa - 22 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Un bicchiere di buon rosso allunga la vita
Il bere moderato procura effetti benefici, soprattutto alle donne
di Giorgio Calabrese
TEMPO fa dissi a uno degli ispiratori del "Salone del vino", Pier Domenico Garrone, che una manifestazione così avrebbe trovato un interesse non solo a livello commerciale, ma anche a livello scientifico e salutista. Oggi, mentre l´edizione compie il suo secondo anno, lo riaffermo: per chi è in buona salute, bere vino in quantità moderata e sempre associato ai pasti, fa bene alla salute. Ora sappiamo anche che è il sesso femminile a ricevere i benefici maggiori da un´equilibrata assunzione di vino durante i pasti. Nella mitologia infatti era Ebe, figlia di Zeus e "dispensatrice di felicità", ad offrire la bevanda degli dei. Un tempo si credeva che l´accesso al vino fosse riservato soltanto ai maschi, le donne ne erano assolutamente escluse. Fino a pochi decenni fa si pensava che vedere una signora portare alle labbra un bicchiere di vino dal colore rosso intenso fosse proprio disdicevole. La bevanda era più consona agli uomini, per le donne al massimo era concesso il più gentile vino bianco. Nell'antichità classica esisteva un netto ostracismo nel concedere il vino al sesso femminile e nella Roma antica, addirittura, era prevista la pena di morte per le donne che non osservavano questo divieto. Per anni i dietologi hanno combattuto questo credo, derivante più da tabù sociali che da valutazioni scientifiche, ed hanno fatto molte ricerche giungendo a conclusioni innovative. E' stato accertato che il vino bevuto in giusta dose e sempre associato ai pasti è un'arma eccezionale, in più nella donna può prevenire gli effetti fastidiosi della menopausa e quelli più gravi delle malattie cardio-circolatorie. Livia, moglie dell'imperatore Augusto, infatti attribuiva la sua longevità (82 anni, proprio tantissimi per quell'epoca) all'abitudine quotidiana di bere vino proveniente da vigne coltivate al Timavo, in Venezia-Giulia. Spesso, troppo spesso, si confonde il poco alcol presente nel buon bicchier di vino con quello eccessivo e qualitativamente più dannoso pre-sente nei superalcolici. Il vino, specie quello rosso, ma anche il bianco, contiene una sostanza, il "resveratrolo", che è un fitoestrogeno, cioè un ormone naturale presente nell'uva. Ha quasi la stessa formula chimica dell'ormone naturale della donna, il 17 Beta-estradiolo, che quando incomincia a mancare in menopausa viene sostituito con un farmaco, un altro ormone, stavolta sintetico, il Dietistilbestrolo o DES. Questa sostanza aiuta la donna a prevenire tutti quegli effetti indesiderati classici della menopausa: vampate di calore, alternanza tra pressione del sangue, alta e bassa, con stati di sfinimento, osteoporosi. Oggi stiamo approfondendo, inoltre, gli effetti di questa sostanza nella prevenzione di alcuni tipi di tumori, specie quelli di pertinenza femminile: della mammella, dell'utero e così via. In quale quantità introdurla? Basta bere un bicchiere e mezzo di vino ai pasti con frequenza giornaliera, per attivare, nel tempo, questi effetti salutisti e non seguire la dissennata tendenza a pensare che se una cosa fa bene in piccola quantità, in grandi potrebbe far miracoli. E' tutta questione di dosi, sempre moderate. Fino a quando la donna è in età fertile è protetta in natura dagli estrogeni, quando va in menopausa, però, perde questa sicurezza e diventa più soggetta ad ammalati sia di cuore e sia di circolazione. Un aiuto, a questo proposito, può arrivare dal vino, in cui oltre al Resveratrolo troviamo i "polifenoli" che hanno la funzione di proteggere sia il cuore sia i vasi sanguigni, sia il cervello, soprattutto degli anziani e le "cumarine", sostanze che combattono l'aggregazione delle piastrine e che quindi prevengono gli ictus. Bere poco, bere bene, bere a stomaco pieno, bere tranquillamente ogni giorno ma sempre vino buono ma, imprescindibilmente, con moderazione.



tratto da la Repubblica - 21 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Maroni, il piacere della stroncatura
È la più "sbarazzina", la più discussa (e la più nuova), la guida ai vini italiani di Luca Maroni, guru di una nuova tendenza che stronca senza problemi i grandi nomi e cerca nel vino prima di tutto la "piacevolezza". La guida sarà presentata alle 18 di sabato. A seguire è prevista una degustazione dei 500 migliori vini italiani, nell'Auditorium del Lingotto.



tratto da la Repubblica - 21 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Veronelli, maestro del Bel Paese
Tre in una volta sola: sono le Guide Oro di Luigi Veronelli, quella dedicata al vino, certo, ma anche quelle dei Ristoranti e degli Alberghi d'Italia. Classici ormai, per chi vuole sapere che cosa bere o dove mangiare e dormire nel Bel Paese. Saranno presentate alle 12.30 di sabato in Sala Berlino: presente lui, il maestro Luigi Veronelli, ovviamente.



tratto da Giornale di Brescia - 21 novembre 2002[HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
ANEDDOTICA
È Curtefranca, non TerreFranche alla... portoghese
Curtefranca, un po' alla volta il termine entrerà di buon diritto a far parte della storia franciacortina. Curtefranca, come già scritto, è il nome nuovo dei "fermi", bianchi e rossi, sinora denominati Terre di Franciacorta. Si tratta di non fare confusione con la denominazione Franciacorta (e basta) che verrà presto assegnata al docg, ovvero alle "bollicine". Scomparirà così la sigla docg a fianco del nome: un passo enorme nella storia della produzione che metterà fianco a fianco il Franciacorta con Champagne e Cava (Spagna). Il nome Curtefranca ha un suo perché storico (molti produttori hanno detto sì), ma all'origine la scelta fu un'altra: TerreFranche. E a questo punto scatta l'aneddotica. Si dice - ma le fonti sono sicure - che la denominazione TerreFranche fosse cosa fatta. Poi salta fuori un produttore portoghese che quel nome, TerreFranche, non solo lo aveva pensato, ma lo aveva anche depositato. Niente da fare, non sappiamo se trattativa vi sia stata, ma poi è scattata la decisione unanime: Curtefranca.



tratto da Milano Finanza - 21 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Libri
Chi ha cambiato la storia del vino
La collana edita da Luigi Veronelli, che si apre con l'abbé Alexandre Bougeat e Giacomo Bologna, ricostruisce la vita dei vignaioli storici
Si chiama "I semi" ed è una collana di libri inventata da Luigi Veronelli, stavolta in veste di editore. Una collana che si propone di raccontare le "vite dei protagonisti delle culture materiali" ed è diretta da Nichi Stefi, il regista che con Veronelli realizzò nel 1982 una memorabile trasmissione televisiva, Viaggio sentimentale nell'Italia dei vini. Il genere biografico sembra essere congeniale al tandem Veronelli-Stefi, che qualche anno fa diede alle stampe (ma l'editore era un altro) una collana intitolata "I vignaioli storici", imperniata sui personaggi che hanno avuto un ruolo nella rinascita del vino italiano. Ma adesso editore e curatore hanno alzato il tiro: vogliono parlare di coloro che hanno fatto germogliare idee nuove, lasciando per questo motivo un segno importante nella storia non solo del vino ma, più in generale, della cultura materiale.
Ciò non toglie che i nomi a cui sono dedicati i primi volumi siano di due vignaioli, anche se molto diversi tra loro: un prete, l'abbé Alexandre Bougeat, cui si deve la scoperta e la valorizzazione del Blanc de Morgex fuori dei confini della Valle d'Aosta, e quel ciclone di simpatia che fu Giacomo Bologna, grazie al quale un vino plebeo come il Barbera è riuscito a entrare nel Gotha dei grandi rossi di nobile schiatta. Ma forse è proprio perché i due libri non sono usciti dal mondo del vino che è più facile notare la loro diversità, la loro originalità: non soltanto per il contenuto ma anche per il modo antitradizionale con cui sono scritti, scandagliando i personaggi e ricostruendo le loro vite mediante un intelligente montaggio di testimonianze, documenti, dichiarazioni, ricordi, brani di lettere e appunti. Niente di più lontano dalle prolisse citazioni dei testi accademici di storia: anzi, una tecnica narrativa agile e snella che non a caso, visto il mestiere di Nichi Stefi, ricorda il ritmo dei film girati per la tv.
Sono due figure a tutto tondo, quelle che emergono dai due volumi. L'abbé Bougeat, il prete antifascista diventato parroco di Morgex, aveva capito le potenzialità del vino bianco di questa località, prodotto nei più alti vigneti d'Europa, e vi aveva dedicato tutta la sua passione, sperimentando nella vigna e nella cantina della parrocchia tutte le tecniche possibili per migliorarne il livello qualitativo, e facendolo conoscere, attraverso le bottiglie da lui prodotte, nelle migliori enoteche d'Italia. "Mettendo a disposizione della collettività tutta la sua intelligente lungimiranza, la sua cultura, la sua opera anche manuale", spiega un suo parrocchiano, "sapeva di contribuire alla crescita economica e sociale di una comunità ancora alla ricerca di una strada, di una sua identità". I protagonisti dei due libri hanno avuto in sorte una morte prematura: l'abbé Bougeat morì a 56 anni nel maggio 1972, Giacomo Bologna fu ucciso da un male che non perdona il giorno di Natale del 1990, a 52 anni. Il mese dopo, per germinazione spontanea, nacque un'associazione, "Gli amici di Giacomo Bologna", a cui si iscrissero centinaia di persone. Le pagine che gli ha dedicato Nichi Stefi lo ricordano, certo, come colui che creando il Bricco dell'uccellone ha cambiato le sorti del Barbera, ma raccontano soprattutto la sua umanità, la sua contagiosa allegria, il pudore dei suoi affetti, cercando di capire perché così tanti si considerassero suoi amici. La risposta l'aveva data già lui: "Quando dicono che sono un personaggio mi fanno ridere", diceva: "Io sono le cose che ho fatto".
L'abbé Alexandre Bougeat, di Lorena Isabellon, pagg. 116, Veronelli Editore, 17 euro
Giacomo Bologna, di Nichi Stefi, pagg. 118, Veronelli Editore, 17 euro




tratto da la Stampa - 21 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
"Asti", c´è un ritorno alle origini
di Sergio Miravalle
PIERO Quadrumolo ha 50 anni e i baffi che sorridono. Questa volta sa di averla fatta grossa. Ha fatto entrare la società "Terre da vino", il colosso della cooperazione piemontese (4 milioni di bottiglie prodotte da tredici cantine sociali), nel delicato mondo dell'Asti spumante. Una scelta strategica avviata con sole centomila bottiglie, poco più di una goccia nel mare dei 65 milioni di pezzi venduti ogni anno nel mondo. Ma è un ingresso in grado di agitare le già tempestose acque del settore. Il direttore generale delle "Terre da Vino" che ha sede centrale a Barolo ha elaborato con un gruppo dei suoi tremila soci viticoltori una strategia di "ritorno alle origini". Tutto è nato dalla constatazione che il moscato portato, in supermaturazione, per produrre il passito "la Bella estate" (uno dei tanti riferimenti pavesiani inseriti nelle etichette dell'azienda) garantisce profumi e stabilità eccezionali. A questo punto perché non provare a fare l'"Asti" con la stessa ricchezza di materia prima e rese massime per ettaro da 70 quintali? La scommessa lanciata negli anni scorsi è arrivata al dunque in una vendemmia difficile come questa, ma non per questo impossibile. Con uve selezionate (e pagate adettaro calcolando la resa massima dell´accordo interprofessionale) raccolte a fine settembre, nelle zona di Nizza e Ricaldone sono nati due "Asti", che hanno nella loro carta d´identità alla voce "segni particolari", l´indicazione: senza zuccheri aggiunti. Va detto che nella fase di spumantizzazione la legge cosente l´aggiunta di saccarosio in misura tale da sviluppare fino a due gradi alcol, più 1,5 per la presa di spuma. "E noi abbiamo scritto in controetichetta che il fruttosio e il saccarosio sono esclusivamente derivanti dall'uva e questo non per motivi salutistici o di diete, ma perché riteniamo importante sottolineare l'origine assolutamente naturale di tutto il prodotto". Una scelta che va ad aggiungersi anche all'indicazione dell'annata ("possono esserci caratteristiche diverse da una vendemmia all'altra e vogliamo offrire al consumatore la certezza di uno spumante sempre fresco") e a quella di segnalare una precisa zona di origine: le colline di monte Furchi per l'Asti prodotto nel Nicese e Solia per quello che deriva dalle uve di Ricaldone. Entrambi gli spumanti vengono poi prodotti a Calamandrana dove Terre da Vino ha un suo centro di imbottigliamento. Dunque una filosofia da "vini rossi". Il mercato dirà se saranno "SuperAsti". L'uscita in negozi e supermercati (gruppo Coop) è fissata dal 2 dicembre a un prezzo medio tra i 6/7 euro. Spumanti che vanno ad allungare la collana di varietà e specialità che prodotti come il "de Miranda" della Contratto o il Modonovo di casa Gancia, la Selvatica di casa Dogliotti e altri piccoli "Asti" già arricchiscono con risultati qualitativi importanti. Modi diversi di essere "Asti", strade intraprese per riportare il più famoso spumante italiano nella famiglia di vini, senza dover arrossire e senza bisogno di mimetizzarsi. Ci riusciranno? Ai brindisi l'ardua sentenza.



tratto da la Stampa - 21 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
DA DOMANI A LUNEDÌ RASSEGNA CON 1200 AZIENDE
I signori del vino al Salone di Torino
di Vanni Cornero
TORINO. Tra i "signori del Barolo" quello che ha sempre disertato tutte le massime rassegne enologiche mondiali è Bruno Ceretto, ma al "Salone del Vino", che da domani a lunedì farà di LingottoFiere un polo di riferimento internazionale del settore, ci sarà. "Sono sempre stato convinto che con il vino sia necessario un rapporto diretto, che vada assaggiato in cantina con chi lo produce - spiega Ceretto - ecco perchè non ho mai partecipato a momenti espositivi. Però Torino è un´altra cosa: per chi come noi ha sempre puntato sulla valorizzazione del territorio questa occasione è in linea con la filosofia dell´azienda. Ci saranno solo buyer, specialisti, esperti ai quali sarà possibile mostrare direttamente cantine e terroir, magari portandoceli con un servizio di navette, come farò io. Una grande occasione per far conoscere a gente di tutto il mondo il Piemonte del vino". Quello di Ceretto è un punto di vista ampiamente condiviso, visto che alla sua seconda edizione il Salone del Vino di Torino ha raccolto l´adesione di quasi 1200 aziende, il 25% in più dell´anno scorso, e ai vari convegni, workshop e degustazioni si pronostica la presenza di 40.000 operatori e 800 giornalisti accreditati. "La nostra è tra le primissime regioni che hanno un posto ai massimi vertici mondiali delle produzioni vinicole d´eccellenza - ricorda il presidente dell´Enoteca del Piemonte, Pier Domenico Garrone -. E´ stato proprio il Piemonte a promuovere la costituzione dell´Enoteca d´Italia, il cui Comitato direttivo s´insedia oggi e verrà annunciato ufficialmente domani, all´inaugurazione del Salone del Vino. Un fatto di grande importanza e di valore simbolico molto forte, perché consente all´Italia di assumere la leadership in Europa con una struttura nazionale di rappresentanza sui mercati nazionali e internazionali". Ma a Torino, città della sperimentazione per eccellenza, il vino lancia anche un nuovo linguaggio di comunicazione: quello della televisione e del cinema. Questo è il progetto reso operativo con Eagle Picture che sta dando vita a film, documentari, fiction e un musical che hanno per sfondo, o di cui sono protagoniste, le più suggestive aree vinicole della terra piemontese. "Il vino è una realtà tra i 7 e gli 8 miliardi di euro per il nostro Paese - dice il presidente nazionale Confagricoltura, Augusto Bocchini -. E´ una sorta di cerniera dell´economia di molte regioni intorno alla quale gira, oltre un forte indotto, una forma di turismo che ha portato alla riscoperta di molte zone d´Italia. Quindi le iniziative sul territorio sono di un´importanza incredibile e quella del salone di Torino in particolare, visto il suo respiro assolutamente internazionale. L´Italia è in posizione di leadership mondiale nel settore, ma le posizioni di mercato vanno difese giorno per giorno. Bisogna fare sempre di più in fatto di promozione, guardando con forte attenzione ad aree che si stanno aprendo, come Cina o paesi dell´Est europeo". A restare a guardare dai vetri c´è il grande pubblico, ammesso solo per occasioni come la degustazione dei migliori 500 vini italiani organizzata da Luca Maroni per sabato, alle 18. Ma in futuro ci saranno maggiori spazi per gli appassionati? "Abbiamo fatto un patto con le aziende che ci hanno chiesto un momento assolutamente professionale - risponde il patron di LingottoFiere, Alfredo Cazzola -. E´ su questa caratteristica che si basa il salone ed il suo successo".



tratto da la Stampa - 21 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
APRE DOMANI LA SECONDA EDIZIONE DELLA RASSEGNA TORINESE: ORIZZONTI EUROPEI E INIZIATIVE DEDICATE AL TERRITORIO
"Al Lingotto per fare l´Enoteca d´Italia"
La Regione è grande protagonista al Salone del vino
Luca Ferrua
Dal Lingotto al Lingotto, passando per Villa Carlotta di Belgirate sul lago Maggiore con qualche tappa romana e molte serate torinesi. Non è la cronaca di una movimentata vacanza, ma l´iter dell´Enoteca d´Italia. Uno strumento chiave per la promozione enologica "promesso" lo scorso anno al Salone del Vino dal ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno, e dal sottosegretario Teresio Delfino e pronto a diventare realtà nella seconda edizione della rassegna vinosa al Lingotto. Il dibattito è proseguito nell´arco dei dodici mesi, dalle sedi ministeriali, ai palazzi del potere regionali, agli eventi firmati dall´Enoteca del Piemonte sul Lago Maggiore per delineare un´istituzione che potrebbe certificare la leadership piemontese sul comparto vino. Se ne parlerà domani alle 14,30 al Centro congressi del Lingotto proprio con Teresio Delfino: "E´ un progetto fortemente voluto dal ministro per realizzare un coordinamento efficace tra le enoteche istituzionali e promuovere il Vigeto Italia". Il Salone - da domani a lunedì al Lingotto - si apre già sotto una buona stella, ma i segnali positivi proseguono. "I successi dell´appuntamento rappresentano - rilevano il Presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo, e l'Assessore all'Agricoltura, Ugo Cavallera - un´ulteriore, importante testimonianza del ruolo che riveste il Piemonte vitivinicolo nei contesti nazionale ed europeo e di come il settore agroalimentare nel suo complesso, con numerose produzioni di eccellenza, contribuisca allo sviluppo del Piemonte e alla crescita della sua immagine". La Regione era stata tra le prime a crederci, grazie soprattutto alla fondamentale funzione di "trait d´union" interpretata dall´Enoteca guidata dal comunicatore Pier Domenico Garrone. La giunta Ghigo aveva incentivato e sostenuto la nascita del Salone del Vino e sarà fortemente impegnata anche in questa edizione al fianco degli oltre 500 produttori, delle Province e delle Camere di commercio. L'area istituzionale Regione Piemonte sarà nel padiglione 3 della fiera dove è previsto un ricco programma di degustazioni, convegni, manifestazioni promozionali. Si comincia domani: 11.30, progetto "Il vino, un gioco per bambini", a cura dell'associazione Donne del Vino del Piemonte; ore 13, convegno sui vini biologici in Piemonte; ore 16,15 incontro tra le Regioni italiane aderenti all'AREV (Assemblea Regioni Viticole Europee). Sabato: 10,30 l'Assessorato regionale all'Agricoltura presenta "I dati 2001 dell'anagrafe vitivinicola del Piemonte"; ore 12 convegno "La diplomazia del vino: cultura e marketing del Made in Italy"; ore 13,30, presentazione della nuova Associazione dei Comuni del Moscato; ore 15,30, presentazione del programma del nuovo Distretto dei vini Langhe, Roero Monferrato: ore 16,30 Omaggio a Giacomo Bologna, a cura dell'Assessorato regionale Agricoltura e di Luigi Veronelli e presentazione del libro "Giacomo Bologna": Domenica: h.11, incontro "Sfide dei sensi: quando la vista inganna il gusto. Come cambieranno le norme sulle etichette; 14,30, dibattito su "Le strade del vino in Italia" e presentazione del report "Le strade del vino nel mondo"; ore 15,30 "Il vino del Piemonte visto dagli studenti della Scuola nazionale di Cinema"; ore 16, presentazione del Concorso Enologico Città di Acqui Terme". Lunedì: ore 12 "Menù e carte dei vini: ieri e oggi alberghi e ristoranti a confronto"; ore 14,30, presentazione di "Enospazio: la logistica al servizio della qualità". Appuntamenti chiave per parlare di vino e di territorio in linea anche con quanto sta facendo l´assessorato regionale al Turismo guidato da Ettore Racchelli.



tratto da Giornale di Brescia - 21 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
"Brut", "Pas dosé", "Rosé", "Saten": tutti i colori e i sapori del Franciacorta
UN VINO CHE NASCE DA UVE CHARDONNAY, PINOT NERO E BIANCO
Ogni vino ha la sua storia e dentro ogni bottiglia si ritrova la storia della terra che l'ha prodotto, della cantina che l'ha vinificato, delle stagioni che l'hanno generato. Qui ci occupiamo delle bollicine, del Docg, il Franciacorta per eccellenza, tanto che ora viene indicato con il semplice toponimo della terra che lo produce: Franciacorta, appunto (di "rosso" e "bianchi fermi" racconteremo in una prossima puntata). Cominciamo col dire che il Franciacorta viene prodotto con uve Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco e vede la luce a 25 mesi dalla vendemmia (18 dei quali in rifermentazione in bottiglia). Un sommelier, guardando il Franciacorta dentro una flute, vi dirà che le sue caratteristiche sono un fine perlage, un colore giallo paglierino, un profumo inconfondibile. Per il Franciacorta - spiegano al Consorzio di tutela - sono ammesse diverse tipologie legate al grado zuccherino. o Pas Dosè (non dosato). Decisamente secco, notevole per personalità e profumi, viene ottenuto senza alcuna aggiunta di sciroppo, ma solo di vino. Ottimo come aperitivo. o Extra Brut (zucchero fino a 6 grammi/litro). Asciutto, ideale come aperitivo e fuori pasto. o Brut (zucchero inferiore a 15 grammi/litro). Secco, ideale come vino da tutto pasto, si abbina a risotti, a piatti di pesce e a carni bianche. Non andrebbe accompagnato con dessert dolci. o Demisec (zucchero da 33 a 55 grammi/litro). Meno secco, morbido e vellutato, si accompagna con i dessert; è un vino d'elezione per la piccola pasticceria. o Satèn brut. Il nome originario era "Crémant", ma in seguito ad una disposizione Ue, nè è stato vietato l'uso fuori dalla Francia. È nato così il Satèn - in francese significa seta - che identifica una delle massime espressioni dell'armonia e del piacere del Franciacorta. o Rosè. Qualche riga in più per un vino che richiede una lavorazione particolare. Le uve bianche e rosse sono vinificate separatamente secondo il metodo Franciacorta e la preparazione della cuvèe con vino Chardonnay, vino Pinot bianco e il 15% almeno di vino Pinot nero avviene a fine fermentazione. Le uve Pinot nero vengono fatte fermentare a contatto con la buccia per il tempo necessario all'ottenimento di un vino base rosato o rosso che conferisce al prodotto finale la "tinta" caratteristica. Durante la "presa di spuma" il Franciacorta Rosé presenta una leggera tonalità rosa. Il Rosè può essere prodotto in tutte le tipologie di zucchero. Il Pinot nero conferisce al vino un "corpo" ed un "vigore" che permettono di assaporalo anche abbinato a sapori forti. Nella tipolgia Demisec si abbina a crostate e pasticceria. o Millesimato. Il millesimo presente sulla bottiglia segna l'anno delle vendemmia e sottolinea un prodotto particolarmente curato. Il "millesimato" si ottiene dalla maturazione per almeno 37 mesi dalla vendemmia di cui 30 di lenta rifermentazione in bottiglia.
(lda)



tratto da la Repubblica - 21 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Tornano al Salone i grandi produttori di Langa
Da domani a lunedì i piemontesi si confrontano con le altre enologie italiane, dalla Toscana alla Sicilia
Lingotto, la sfida del vino
Ventisettemila aziende, un numero di occupati che supera i centomila (senza contare il cosiddetto indotto, dalla distribuzione, alle enoteche, ai sommelier e quant'altro); 52.850 ettari coltivati a vite che hanno prodotto nel 2001 quasi 4 milioni e mezzo di quintali di uva. E il primato in Italia per quanto riguarda i vini di alta qualità, che se rappresentano una percentuale ridotta nel totale della produzione enologica regionale, partecipano in modo rilevante a formare i 337 milioni di euro che arrivano in Piemonte grazie alle esportazioni di vino. È un mondo grande e complesso quello delle cantine piemontese che da domani avrà la sua vetrina nella seconda edizione del Salone del Vino che si tiene al Lingotto. Salone riservato ai professionisti del settore (ma tanti saranno anche gli "ospiti" e gli "invitati") e che dopo gli esperimenti dello scorso anno quando i produttori piemontesi, specie i più famosi, non parteciparono vedrà finalmente schierato il gotha dell'enologia regionale. Ci saranno quelli di Langa In e quasi tutti gli altri grandi del Barolo e del Barbaresco: i Ceretto e Roberto Voerzio, ma anche Angelo Gaja, non con un suo stand ma con una sorta di talk show, sabato pomeriggio, "Gaja contro tutti". E ci saranno tanti piccoli produttori, le cooperative e tutte le grandi aziende di un settore che se vede nel Barolo, nel Barbaresco e oggi anche in certe Barbere le sue griffe più riconosciute dalla critica (e dal mercato internazionale) fa numeri e fatturati soprattutto con i vini meno "nobili" (si pensi all'Asti e al Moscato che, sia pure in crisi con i quasi 600 mila ettolitri del 2000, superano di dieci volte la produzione di Barolo e di venti quelli di Barbaresco). Ci sarà l'Enoteca del Piemonte e ci saranno le altre enoteche "locali", legate alle principali Doc e Docg. E ci saranno convegni e degustazioni dedicati ai vini della nostra regione.Ma il Piemonte non sarà il protagonista unico di un Salone che, al suo secondo anno di vita, può già vantare una dimensione davvero nazionale. Al Lingotto saranno presenti le regioni viticole più importanti: 16 quelle rappresentate, con Toscana, Piemonte e Friuli Venezia Giulia che portano le produzioni d'eccellenza, e una presenza massiccia delle regioni meridionali, i nuovi grandi terreni da vino italiani, nonché di tutti i consorzi delle docg e doc più rappresentative. Alla "Nazionale del Barolo" risponderanno dalla Toscana tutti i consorzi della provincia di Siena (Brunello, Chianti, Nobile di Montepulciano, Vernaccia, Orcia); ci saranno il Morellino di Scansano, i consorzi friulani e l'Assovini siciliana che esporrà griffe di valore mondiale. In totale saranno infatti 1.175 le cantine presenti o rappresentate, con un incremento del 25 per cento rispetto allo scorso anno. E una su cinque è al suo debutto. 52.070 saranno i metri quadrati di superficie espositiva, il 40 per cento in più rispetto al 2001, e 40 mila gli operatori professionali presenti. Numeri da record cui si aggiungono gli 800 giornalisti già accreditati. Grazie alla collaborazione tra Lingotto e Ice, l'Istituto italiano per il commercio estero, a Torino arriveranno anche buyers, operatori e importatori dei principali mercati internazionali. Decine gli appuntamenti in programma, tra convegni, workshop e degustazioni. Eventi che vogliono approfondire tre grandi temi: vino e finanza, vino e gusto e le nuove tendenze. Non sarà dunque solo una fiera, ma anche l'occasione per discutere e magari capire problemi e prospettive delle aziende vitivinicole italiane, che vivono ormai una triplice realtà, agricola, commerciale e finanziaria. "In appena due anni - dice Alfredo Cazzola, presidente di Lingotto Fiere che organizza la manifestazione - il Salone del Vino si è accreditato come appuntamento autorevole e fondamentale per gli operatori del settore. Nel confermare la natura esclusivamente professionale del Salone del Vino, abbiamo continuato sulla strada intrapresa l'anno scorso. Abbiamo arricchito l'offerta di contenuti tecnici, economici e culturali. E oggi, con la fase riflessiva dell'economia internazionale e una vendemmia che ha messo alla prova le aziende vitivinicole, il Salone assume un ruolo ancor più strategico. Servirà a misurare sia le tendenze del mercato che il valore delle produzioni e darà alle cantine italiane una fondamentale occasione di sollecitazione e di promozione della domanda, soprattutto estera".
(m.tr.)



tratto da la Stampa - 21 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
SABATO DURANTE "OLIOLIVA" SARA´ PREMIATO IL DEGUSTATORE DELL´ANNO
Oneglia, i sommelier dell´olio in gara nell´arte dell´assaggio
IMPERIA E´ un´antichissima tecnica, quella dell´assaggio, e si tramanda a Imperia di generazione in generazione: non poteva quindi che nascere e svilupparsi qui il Concorso nazionale "Il degustatore dell´anno", la cui quarta edizione si terrà a Oneglia, in Galleria degli Orti, sabato prossimo, in occasione di OliOliva, la grande manifestazione promossa da Comune e Camera di Commercio, capofila di un "pool" di organizzatori, per far conoscere l´extravergine novello e i prodotti derivati dall´olio. Aperto a tutti gli appassionati del settore, assaggiatori e consumatori, al concorso - realizzato a cura dell´Onaoo e dell´Associazione Città dell´Olio - sono già iscritti una cinquantina di partecipanti provenienti da tutte le regioni d´Italia. "Nelle ultime due edizioni, a vincere sono stati proprio gli imperiesi, a conferma della storica tradizione", sottolinea Lucio Carli, presidente dell´Onaoo. Ricchi i premi: al primo classificato saranno assegnati 3 mila euro, 1.500 al secondo e 500 al terzo. Ed è proprio per avvicinare sempre di più il consumatore all´extravergine e affinarne il gusto, che l´Onaoo, come riferisce il direttore Fabrizio Vignolini, "metterà a disposizione di alcuni ristoranti la presenza di assaggiatori professionisti, che svolgeranno servizio di assistenza in sala, spiegando il corretto utilizzo del prodotto in cottura e a crudo, le differenze organolettiche e gli abbinamenti gastronomici". All´iniziativa hanno aderito Salvo-Cacciatori, Chez Bracciaforte, Agro Dolce e Serenbdipiti.
s. d.



tratto da News Coldiretti - 20 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
NEWSCOLDIRETTI
N. 431 - 19 novembre 2002
ALIMENTARE: DALL'ETNA UN OLIO DOP. TUTELA EUROPEA PER L'OLIO D'OLIVA "MONTE ETNA"
Arriva la tutela comunitaria per l'olio extra vergine d'oliva "Monte Etna" DOP che si aggiungerà alle 119 specialità alimentari italiane che hanno già avuto l'ambito riconoscimento dell'Unione Europea. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee la domanda di riconoscimento e, se non verranno sollevate obiezioni entro i prossimi sei mesi, si procederà alla sua iscrizione nell'Albo delle denominazioni di origine dell'Unione Europea. La zona di produzione e trasformazione delle olive destinate all'ottenimento dell'olio extravergine di oliva "Monte Etna" - rileva la Coldiretti - interessa il territorio amministrativo dei comuni delle province di Catania, Enna e Messina posti alle pendici dell'Etna. Le olive provengono da uliveti situati nella zona di produzione e a tal fine i produttori iscrivono i propri oliveti in un elenco debitamente attivato ed aggiornato. Le operazioni di estrazione dell'olio, di confezionamento ed imbottigliamento sono effettuate nell'ambito dello stesso territorio delimitato, da impianti ritenuti idonei ed iscritti in un elenco apposito. Il nome della denominazione deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell'etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa. E' obbligatorio indicare in etichetta l'annata di produzione delle olive.
I PRODOTTI ITALIANI IN LISTA DI ATTESA PER IL RICONOSCIMENTO EUROPEO
Pane di Altamura DOP, Asparago Verde Altedo IGP, Soppressa Vicentina DOP, Pomodoro di Pachino IGP, Uva da tavola di Lazzarone IGP, Olio d'oliva Molise DOP, Olio d'oliva Alto Crotonese DOP, Olio d'oliva Colline di Romagna DOP, Olio d'oliva Pretuziano delle Colline Teramane DOP, Olio d'oliva Valdemone DOP, Olio d'oliva Lucca DOP, Olio d'oliva Tuscia DOP, Olio d'oliva Tergeste DOP, Olio d'oliva Valle del Belice DOP, Olio d'oliva Terre Tarantine DOP, Clementine del Golfo di Taranto IGP, Carciofo Paestum IGP, Melannurca Campana IGP, Mela Alto Adige DOP, Mela Val di Non DOP, Marrone di San Zeno DOP, Farina di Neccio della Garfagnana DOP, Basilico Genovese DOP, Salame d'oca di Mortara IGP, Spressa della Giudicarie DOP, Stelvio (formaggio) DOP, Fiordilatte dell'Appennino Meridionale DOP, Miele della Lunigiana DOP.



tratto da Il Denaro - 20 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Successo di pubblico per Frantoi Aperti
Grande successo di pubblico dopo i primi tre week end dell'iniziativa Frantoi oleari aperti. Una manifestazione partita il primo novembre che consente la degustazione gratuita dell’olio di oliva in ben centoventi frantoi della Campania, Molise e Basilicata ogni sabato e domenica che andrà avanti sino al 15 dicembre. Complessivamente sono circa cinquemila le presenze fatte registrare nella varie aziende che hanno aderito alla iniziativa organizzata dall’Associazione nazionale frantoi oleari, il cui presidente è Carmine Borreca. «Quest’anno -spiega Borreca- l’olivicoltura ha fatto registrare una produzione inferiore di oltre il 30 per cento rispetto allo scorso anno. Tuttavia va sottolineato che ad una minor quantità corrisponde una maggiore qualità. Questa iniziativa a differenza delle altre due edizioni rivolte per lo più a studenti e pochi esperti del settore quest’anno si è aperta ad un pubblico più vasto con una forte presenza di famiglie e consumatori, che ci chiedono qualità e genuinità alimentare del prodotto. Sono domande alle quali bisognerà trovare risposte adeguate. La provincia di Benevento in particolare, comunque, già oggi ha tutte le carte in regola per rispondere in maniera adeguata a queste esigenze. Esistono però aspetti normativi, a livello europeo, che riguardano il confezionamento e la commercializzazione, rispetto ai quali chi intende accettare la sfida dovrà adeguarsi pena la scomparsa di molte aziende. L’iniziativa Frantoi oleari aperti, andrà avanti sino al 15 dicembre ed in provincia di Benevento sono oltre cinquanta i frantoi che hanno aderito alla iniziativa.



tratto da Il Mattino di Padova - 20 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Nella zona del Collio
Manager del vino
Parte il primo master italiano
TRIESTE. Nascerà nella zona del Collio, per iniziativa del Mib-School of Management di Trieste, il primo master italiano per «manager del vino», esperti e tecnici specializzati nella gestione e amministrazione di aziende del settore vitivinicolo. L'iniziativa, che sarà denominata «Wine MBA (Master Business Administration)», sarà realizzata - ha anticipato ieri Francesco Venier del Mib - in collaborazione con la Bordeaux Business School (che da alcuni anni ha attivato un analogo corso internazionale), il Movimento Città del Vino, Slow Food e l'Università del gusto. Il master sarà destinato a 25 imprenditori e manager del vino, soprattutto italiani (ma anche spagnoli e sudamericani); durerà 15 mesi, sarà tenuto in italiano e avrà sede nell' azienda «Villa Russiz» di Capriva del Friuli (Gorizia).



tratto da Il Mattino di Padova - 19 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Un glorioso futuro tutto Dop per la patata dorata del Guà
ro.mor.
COLOGNA VENETA. Dop (denominazione d'origine protetta) in vista per la patata dorata del Guà, prodotta in un'area omogenea di 1.20 ettari divisa tra le tre province di Verona, Padova e Vicenza. Ad annunciarlo, sabato scorso nel corso di una tavola rotonda interprovinciale tenutasi nel municipio di Cologna Veneta, è stato il presidente dell'Appa (Associazione Produttori della Patata) con sede in Montagnana, Tassoni.
«A giorni avremo concluso l'iter nazionale - ha informato i presenti - e quindi tutto l'incartamento prenderà la via di Bruxelles. E' probabile che si sia perso del tempo. Oggi la Ue è particolarmente severa nell'assegnazione dei riconoscimenti Doc e Dop, ma la nostra patata ha tutti numeri per riuscire».
In effetti, di tempo se ne è perso. Della patata Doc si parla da ben prima del radicchio rosso di Verona, però produttori, associazioni e Consorzio di Valorizzazione hanno proceduto in ordine sparso per tutti questi anni.
Tanto che il rappresentante della Camera di Commercio di Verona, Valente, poco prima dell'intervento di Tassoni, aveva detto chiaro e tondo che se il soggetto interlocutore non era in grado di portare avanti l'iter per il riconoscimento, Dop o Igt che fosse, si sarebbe dovuto prendere provvedimenti individuando un altro soggetto in grado di interloquire con le istituzioni. E che la patata dorata del Guà necessiti di un riconoscimento, e di una visibilità nel mercato, è ormai questione vitale.
La produzione di quest'anno è ancora stivata nei magazzini: il prezzo di mercato è inferiore a quello di produzione.
E con l'ingresso dei paesi dell'est nella comunità europea le cose l'unica arma di difesa diventa la garanzia della qualità. Magari intraprendendo la via della coltivazione biologica.




tratto da il Resto del Carlino - 19 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
I sommelier astemi
L'acqua si beve, ma per i veri intenditori si «degusta». Al pari del vino le «dolci, chiare e fresche acque» vanno abbinate ai cibi, per esaltare i sapori e meglio curare la salute. L'Associazione dei degustatori di acque minerali, costituita all'inizio di quest'anno, incontra oggi dalle 10,30 all'hotel «Punta Nord» di via Tolemaide 4 a Torre Pedrera, quanti vogliono scoprire i segreti delle etichette delle minerali e desiderano approfondire le peculiarità delle varie acque.
Verrà fatta un'introduzione alla lettura delle etichette delle bottiglie, saranno illustrate le condizioni igieniche, le classificazioni e infine gli esperti spiegheranno come riconoscere quattro tipi di acque minerali.
L'Adam da tempo prepara la «Carta delle acque minerali» e l'incontro di oggi serve da vero e proprio corso di aggiornamento professionale.
«Il mercato e i consumatori sono pronti a un salto di qualità nel valutare le acque minerali» spiega uno dei promotori dell'Aduc, Giuseppe Amati. «Le acque si riconoscono non solo dalle etichette, ma anche dal palato, proprio come il vino».
Siete come i sommelier?
«Molti di noi lo sono -spiega Amati- e chi impara a riconoscere le acque, poi non tarda ad abbinarle correttamente ai cibi. Sono sempre i medici che suggeriscono qual è l'acqua migliore da bere -prosegue Amati-, ma anche chi lavora in cucina ha tutto l'interesse a conoscere le caratteristiche di quello che viene offerto in tavola».
Tra qualche anno avremo clienti al ristorante che chiederanno un'acqua piuttosto che un'altra?
«Accadrà quello che è avvenuto per il vino: in tavola un tempo si serviva il bianco o il rosso. Oggi, invece, i clienti conoscono marche e caratteristiche. Ecco perché la Carta delle acque che presenteremo tra non molto è importante».




tratto da News Coldiretti - 19 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
ALIMENTARE: ARRIVA L'OLIO "NUOVO" ED E' SUBITO FESTA
In calo la produzione nazionale ed europea
La previsione di un calo stimato pari al 15% nella produzione di olio di oliva nazionale (da 714.000 dello scorso anno a quasi 600.000 tonnellate di quest'anno) non ferma la voglia di festa per l'arrivo dell'olio "nuovo" o "novello" che rappresenta la vera novità delle sagre autunnali 2002. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che si tratta di un riconoscimento popolare riscontrabile anche sul piano scientifico, considerato il valore nutrizionale e terapeutico attribuito all'olio "fresco", grazie alla presenza di una maggiore quantità di sostanze antiossidanti ed a una minore acidità. Il contenimento dei livelli quantitativi - riferisce la Coldiretti - coinvolge tutti i principali Paesi produttori dell'Unione Europea, dove l'Italia detiene, con 25 olii sul totale di 66, il primato nelle denominazioni di origine riconosciute. Se in Spagna si stima una quantità pari a circa 800.000 tonnellate, dimezzata rispetto allo scorso anno, in Grecia la previsione di produzione è pari a circa 300.000 tonnnellate (-25% rispetto allo scorso anno). In Italia - continua la Coldiretti - la produzione di olio si presenta particolarmente diversificata a causa delle diverse incidenze delle condizioni climatiche e si prevede una quantità stabile in Puglia, Sicilia e Umbria ed una riduzione in Calabria, Campania e Lazio. Ma dovunque - sostiene la Coldiretti - sono in programma manifestazioni per accogliere ed assaggiare i nuovi raccolti che stanno uscendo dai frantoi. In Toscana sono in programma, tra le altre, la Festa dell'olio extravergine di Reggello (Firenze) che impegna gli ultimi due fine settimana di novembre per concludersi nella prima decade di dicembre e l'Antica Fiera di Carmignano (Prato), prevista dal 28 novembre al 3 dicembre. In Umbria è in corso la rassegna "Frantoi aperti", aperta il 9 novembre e che si concluderà sabato 23 e domenica 24 con l'iniziativa "Pane e olio in frantoio" che coinvolgerà i comuni aderenti di Bevagna, Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Foligno, Giano dell'Umbria, Massa Martana, Montefalco, Spello, Spoleto e Trevi. Sempre sabato 23 e domenica 24 novembre a Imperia, in Liguria, si svolgerà "Olioliva", manifestazione finalizzata a far conoscere l'extravergine prodotto che, per l'occasione, sarà abbinato ad alcuni prodotti di nicchia quali il cardo gobbo di Nizza Monferrato, l´aglio di Vessalico, i fagioli di Conio e il riso della zona di Vercelli.
LA PRODUZIONE DI OLIO DI OLIVA NEL 2002/2003 IN EUROPA Italia 600.000 tonnellate -15 %
Spagna 800.000 tonnellate - 50%
Grecia 300.000 tonnellate - 25 %
Fonte: stime Coldiretti
GLI OLI DI OLIVA RICONOSCIUTI DALL'UNIONE EUROPEA
DOP IGP TOTALE
Italia (*) 24 1 25 (*)
Spagna 9 - 9
Grecia 13 10 23
Francia 4 - 4
Portogallo 5 - 5
TOTALE UNIONE EUROPEA 55 11 66

Fonte: Elaborazioni Coldiretti (*) Le richieste di riconoscimento dell'olio "Alto Crotonese" e "Molise" sono state pubblicate sulla Gazzetta dell'Unione Europea e se non vi saranno obiezioni entro sei mesi porteranno a 27 il paniere nazionale; in attesa di riconoscimento le denominazioni Monte Etna, Pretuziano delle Colline Teramane, Lucca, Tuscia, Colline di Romagna e Valdemone.



tratto da Il Messaggero Veneto - 19 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Nell’associazione nazionale anche ventidue paesi del Friuli-Venezia Giulia
No delle Città del vino al vigneto Ogm: mobilitati 480 Comuni
SIENA. No al vino Ogm e alla Direttiva europea numero 11 del 14 febbraio 2002 che autorizza la commercializzazione di vitigni geneticamente modificati; sì invece alla valorizzazione dei vitigni tipici italiani e alla ricerca clonale, cosa ben diversa dalla manipolazione genetica. Le Città del vino, l’associazione nazionale che raggruppa oltre 480 Comuni italiani nei cui territori si produce vino Doc e Docg, si sono schierate apertamente contro l’ipotesi di un vino Ogm, lanciando una campagna di mobilitazione che, a partire dagli enti locali coinvolga i cittadini, i produttori, i consumatori di vino. Così hanno fatto stampare e distribuito ai 480 Comuni aderenti 100.000 cartoline. Ventidue sono le Città del vino del Friuli-Venezia Giulia: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Capriva, Casarsa, Chiopris-Viscone, Cividale, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Faedis, Gorizia, Manzano, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Floriano del Collio, San Giovanni al Natisone, Torreano, Mariano del Friuli. Indirizzate al presidente della Commissione europea Romano Prodi, le 100.000 cartoline contengono un appello affinchè venga ritirata la direttiva emanata dalla Commissione europea che autorizza la commercializzazione delle viti prodotte geneticamente. In ognuno dei 480 Comuni coinvolti nell’iniziativa verrà predisposto un punto per la raccolta delle firme e la sottoscrizione delle cartoline. Da qui la decisione di essere presenti alla illustrazione del disegno di legge contro l’introduzione delle viti trattate geneticamente, la cui prima firma è della senatrice Loredana De Petris, che è avvenuta in questi giorni a Roma. «La nostra preoccupazione per il vino transgenico - ha detto il presidente delle Città del vino, Paolo Saturnini, sindaco di Greve in Chianti - è legata al fatto che il consiglio dei ministri della Comunità europea ha autorizzato l’introduzione degli Ogm nel mercato del materiale vegetativo della vite, rimuovendo ogni e qualsiasi riserva espressa e mantenuta in precedenza». Le Città del vino hanno chiesto alla Ue una moratoria fino a quando non ci saranno norme precise e rigorose in materia di tracciabilità, etichettatura e responsabilità. Il vino italiano deve, dunque, rimanere immune dagli Ogm. È stato questo anche il senso di una conferenza stampa dal titolo “Ogm nel vino? Preferiamo il novello italiano” dedicata alla presentazione del disegno di legge Modificazioni alla disciplina delle denominazioni di origine dei vini sottoscritto al Senato e alla Camera da parlamentari appartenenti a tutte le forze politiche e sostenuto da un ampio schieramento di associazioni agricole, ambientaliste e dei consumatori (Città del vino, Coldiretti, Aiab, Federconsumatori, Slow Food, Legambiente, Greenpeace e Vas). In particolare il ddl è rivolto a vietare, fin da ora, l’utilizzazione di denominazioni protette (Docg, Doc e Igt) nel caso di impiego di vitigni o microrganismi geneticamente modificati nel processo produttivo del vino. Un provvedimento analogo è stato già approvato in Francia, nel dicembre dello scorso anno, dall’Inao, l’istituto locale che controlla tutti i prodotti a denominazione protetta. Il settore del vino svolge nel nostro Paese un ruolo trainante con un valore delle esportazioni superiore nel 2001 ai 2 milioni e 500 mila euro grazie a una evoluzione strutturale che ha visto emergere prepotentemente, in questi anni, le produzioni di qualità protetta che oggi costituiscono oltre il 60% del vino nazionale.



tratto da il Resto del Carlino - 15 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Guida Espresso:"Si sono inventati il mio menu"
di Sandro Bellei
Le guide gastronomiche non gradiscono la cucina modenese, almeno quella tradizionale. E i ristoratori non gradiscono le imprecisioni, banalità e invenzioni che imbottiscono le pagine di alcune di queste presunte bibbie della buona tavola.
Già l'anno scorso, quando il curatore della guida dell' Espresso, Enzo Vizzari, fu invitato a Modena e coperto di contumelie dagli addetti ai lavori, alcuni ristoratori lo accusarono di aver pubblicato menù inesistenti. Il Savonarola dei fornelli si scusò assicurando che sarebbe stato più attento in futuro. Ebbene, quest'anno è stato di nuovo colto in fallo.
Giorgio Muzzarelli, titolare del ristorante 'La Noce' di Montagnana di Serramazzoni, sommelier professionista, ha inviato al Carlino copia delle ultime lettere che ha spedito a Vizzari. Già nel gennaio 2001 aveva rimarcato errori commessi nella scheda del suo locale, peraltro trattato bene come punteggio. Muzzarelli lamentava che il nome del ristorante era incompleto, era gonfiato il prezzo medio a pasto e sopratutto che gli erano stati attribuiti piatti estranei al suo menù: crostatina al gorgonzola, lasagnette al pesto e cestini d'asparagi, ricotta e agnello: "Quest'ultimo piatto - assicurava Muzzarelli - l'avevo avuto solamente per un giorno, era la Pasqua di tre anni prima".
L'ultima guida dell'Espresso pare sia scivolata di nuovo. Oltre che nel giudizio su Fini, la Bianca e Vinicio, pecca d'incoerenza perchè a distanza di un anno, dopo aver esaltato la tradizione proposta da Nano Morandi, quest'anno gli ridimensiona il voto (mentre il grazioso bistrot di via Farini continua a sfornare i soliti ottimi piatti) e gli preferisce la cucina straordinariamente innovativa di Massimo Bottura, chef-patron dell¹Osteria La Francesca, scoperto con colpevole ritardo, che scompone in un goloso e intrigante gioco culinario i piatti-culto della tavola di casa nostra.
Giorgio Muzzarelli, però, non entra nel merito di questi giudizi e scrive di nuovo a Vizzari per segnalare altri gravi errori a suo danno: "Se pretende la professionalità dai ristoratori - afferma - dovrebbe chiederla anche a chi redige le schede della sua guida". In poche righe, invece, sono errati il nome del ristorante (Noce e non La Noce), la distanza da Modena (40 km. e non 25), la botanica del luogo (non esistono noci nel bosco retrostante). L'appunto più singolare è che nel menù qualcuno si è inventato 'antipasti a base di carne di struzzo'. Un contorno è giudicato anomalo, mentre si tratta di patatine al forno con insalatina alla vinaigrette d¹aceto balsamico tradizionale. E il conto, per finire, è sballato: 60-70 euro, mentre per un pasto completo ne bastano usualmente 55.




tratto da la Repubblica - 14 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Com'è difficile trovarlo italiano...
Ma allora, come deve comportarsi il consumatore che vuol condire i suoi piatti solo con extravergine italiano? "A meno di non acquistarlo al frantoio (almeno per un altro anno si potrà fare ancora n.d.r.)", continua Ruggiero, "si possono scegliere oli con certificazione di qualità, Dop e Igp, o che non costino meno di 5 euro a bottiglia. Di recente inoltre è nato il Consorzio di garanzia dell'Olio Extra vergine d'oliva a cui aderiscono molte aziende private, l'Associazione tra le unioni dei produttori Aipo, l'Unapol. Inoltre l'Unasco ha istituito, a partire da gennaio 2003, un vero e proprio bollino di garanzia: di colore dorato con una "Q" verde, non ha un fine commerciale, ma certifica un'attività ed un impegno a tutela della qualità". Quindi etichette chiare e mai truffaldine, controlli rigidi e severi affidati ad un laboratorio privato e parametri qualitativi più restrittivi rispetto alla normativa europea. Un esempio. "L'acidità, che per legge dal 1º novembre 2003 sarà inferiore a 0.8 per cento, per il Consorzio deve essere inferiore a 0,5", conclude Ruggiero.



tratto da il Piccolo - 14 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Mentre Antonione parla di "possibile scomparsa nel 2007", il presidente della giunta tenta l'ultima mossa invitando il premier a fare pressioni in vista dell'adesione dell'Ungheria all'Ue
Tondo a Berlusconi: "Bisogna salvare il Tocai friulano"

TRIESTE - Il collega di partito ed ex presidente di giunta Roberto Antonione lo dà ormai per scontato e, anzi, in una risposta a un'interrogazione del deputato diessino Alessandro Maran parla di possibile scomparsa del Tocai friulano nel 2007, seppur preceduta "da un ultimo tentativo del Governo presso la Corte di giustizia europea". Chi non si rassegna è invece il presidente della giunta regionale Renzo Tondo, che ha inviato al premier Berlusconi una vibrante richiesta di intervento al tavolo delle trattative per l'adesione dell'Ungheria all'Unione europea in difesa del "Tocai friulano"
Nella sua lettera Tondo riassume i termini del problema: l'accordo del 1993 tra Unione europea e Ungheria inibisce all'Italia l'uso del termine Tocai dal 1° aprile 2007; l'accordo Trip del 1994 tra Unione europea, Italia e Ungheria consente le omonimie tra vini e denominazioni di origine protette purché abbiano almeno 10 anni e non traggano in inganno il consumatore (requisiti ai quali il Tocai friulano - vino assolutamente diverso dal Tokaj ungherese - ottempera).
Il presidente del Friuli-Venezia Giulia continua ricordando come l'Ungheria cerchi di inserire nel trattato di adesione alla comunità una clausola per preservare la propria esclusiva sul Tokaj e come anche la Slovacchia rivendichi il proprio diritto d'uso della denominazione Tokaj.
"Da questo quadro discende - scrive Tondo - che i viticoltori del Friuli-Venezia Giulia rischiano di venire danneggiati su ogni fronte: all'interno dell'Unione non potranno commercializzare il Tocai friulano perché il nome sarà riservato ai soli vini prodotti in Ungheria e Slovacchia; nei paesi extra comunitari non potranno esportare laddove (come in alcuni stati degli Usa) i produttori locali hanno provveduto a registrare il nome Tocai friulano".
Da qui l'esigenza di un intervento autorevole del presidente Berlusconi al tavolo delle trattative per l'allargamento dell'Unione per preservare la denominazione di uno "dei prodotti più importanti per l'agricoltura e l'economia della regione Friuli-Venezia Giulia".



tratto da la Nazione - 14 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Pane nostro, la fragranza del "dop"
PRATO - È prodotto con farina di grano tenero cresciuto in Toscana il pane Dop voluto da un comitato promotore composto dai panificatori rappresentanti delle associazioni Fedal Confartigianato, Cna Alimentari della Toscana e da Toscana Cereali. Il progetto, di fatto, porterà alla "denominazione di origine protetta" per un prodotto tipico della nostra regione che basa la propria genuinità non solo sul grano toscano ma anche sulla mancanza di additivi chimici, sulla molitura e sugli ingredienti selezionati: niente organismi geneticamente modificati, no alla surgelatura e alla precottura, sì al lievito naturale o "biga", all'acqua a temperatura ambiente, alla cottura controllata a 200-220 gradi per un tempo massimo di novanta minuti. Il tutto, oltre ad altre caratteristiche che vanno dalla forma ovoidale o rotonda all'altezza compresa da 5 a 10 centimetri, alla friabilità, alla mollica bianca avorio e al colore nocciola della doratura. Le indicazioni sono contenute in un disciplinare messo a punto in tre anni di lavoro, sottoscritto dalla Regione Toscana e ora in attesa del placet della Comunità Europea, che ha così avviato il processo di riconoscimento tutelando ulteriormente le identità territoriali. Il pane "dop" significherà anche rilancio della coltura del grano nella regione per avere a disposizione materie prime controllate - 3200 panifici toscani attendono così l'approvazione del "marchio" - e il progetto vede i panificatori pratesi in prima linea, da sempre particolarmente sensibili agli aspetti legati alla promozione di un prodotto biologico e genuino. In più, il prossimo 12 dicembre il pane "Dop" farà la sua uscita ufficiale con una degustazione nell'ambito di una manifestazione che si terrà ad Arezzo e che vedrà la partecipazione, oltre che di un folto pubblico, anche del presidente della Regione, Martini, dell'assessore Barbini e di alcuni esponenti parlamentari.



tratto da Gazzetta di Modena - 14 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Lo svarione inqualificabile della prestigiosa guida, prima in provincia si conferma l'Hosteria Giusti seguita a ruota dalla Francescana
Gambero Rosso 2003, un granchio colossale
Recensito il ristorante di Emilio Lancellotti: il maitre è morto, il locale è sparito
Gambero Rosso, cosa combini? Nella guida edizione 2003, a pagina 285, troviamo uno svarione da non credere: la recensione del ristorante di Emilio Lancellotti. Purtroppo il maitre di sala del locale di Soliera è deceduto due anni fa. Oggi al posto di uno dei più gloriosi ristoranti di cucina modenese si trova un altro locale, specializzato in gnocco e tigelle. Eppure scrive il critico del Gambero: "Cuore in mano, è tra i primi in Italia, non ci piove". Com'è possibile? Per la cronaca, vince Giusti seguito a ruota dalla Francescana, ancora in pieno exploit.Massimo Bottura della Francescana vince un premio nazionale del Gambero Rosso - il Channel - ma non riesce a trionfare a Modena. Nonostante il balzo in avanti, per due punti resta sotto Giusti che sale ancora e si riconferma ristorante dell'anno.Questo il podio della guida italiana dedicata agli appassionati di locali che in teoria non rappresentano il potere gastronomico costituito.Ma che dire della figuraccia inqualificabile? Un'entusiastica recensione sul ristorante "Emilio Lancellotti", quando Emilio è scomparso due anni fa e il ristorante si chiamava semplicemente "Lancellotti". Un locale segnalato allo stesso posto dove oggi si trova un altro locale, "Bellavita". Ma il recensore non se ne accorge e gli dà addirittura 75 punti: "Cuore in mano è tra i primi in Italia, non ci piove". L'elogio iperbolico ("E anche gli apparati digestivi, testa in testa, annuiscono. Che grande cucina"; "Che odori! Che gusti in quel di Soliera!") è fuori luogo per un onesto ristorante da gnocco e tigelle.Macabro quanto oscuro il finale della recensione: "E tanta, tantissima voglia di tornare a sognare". Ma, caro Gambero, parli di Lancellotti davvero? Dove hai mangiato?Lasciamo stare in attesa di spiegazioni e sgomberiamo il campo da ogni equivoco: non troviamo Fini, il Borso d'Este, la Bianca e tutta la schiera dei tradizionali emiliani. Il pittoresco in cucina non interessa neppure ai critici del Gambero Rosso, che paiono invece più alla ricerca di un pasto tradizionale rivisitato secondo i gusti odierni.E così di Modena resta una scrematura indicativa di ristoranti (secondo il Gambero), anche se poi si penalizza troppo duramente la Cucina del Museo e si dà un lasciapassare alla Compagnia del Taglio, enoteca certo raffinata ma come altre in città.In provincia, arriva un'altra mazzata per Italo Pedroni che deve avere qualcosa da farsi perdonare dai critici. Anche questa volta è stato stroncato: non gli è concesso neppure l'onore del punteggio. Stessa sorte per il Bistrò che avanza a spron battuto sulle altre guide: appena menzionato. Niente punti anche per la Barchetta e recensione con esordio velenoso: "E' sempre piacevole tornare in questo piccolo locale anche se in passato ci aveva soddisfatto di più".Per il resto, una serie di riconferme. Tra le novità, due locali insoliti. Uno è l'Osteria della Fefa di Finale, storico ritrovo della Bassa da poco rinnovato. L'altro è il Girasole di Sassuolo. Da semiconosciuto diventa scoperta.E per chiudere rendiamo omaggio al re modenese del Gambero, l'Hosteria Giusti, quest'anno un po' in ombra per effetto del trionfo della Francescana e, ingiustamente, per una gaffe da chiarire, neppure segnalata nell'errata corrige sul sito.



tratto da Associazione Italiana Sommelier - 14 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
I Ringraziamenti di Vaccarini
"Nel ringraziare tutti coloro che mi hanno seguito e collaborato con me in questi anni e coloro che hanno sentito il dovere di partecipare alle elezioni dell 11 novembre scorso per i nuovi organismi direttivi dell A.I.S., formulo le più vive congratulazioni ai neo eletti, con i migliori auguri di buon lavoro per il prossimo quadriennio."
Il Presidente A.I.S. uscente
Giuseppe Vaccarini




tratto da Associazione Italiana Sommelier - 14 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Elezioni Associazione Italiana Sommeliers
CONSIGLIO NAZIONALE ELETTO - 11 NOVEMBRE 2002
QUADRIENNIO 2002-2006

CONSIGLIO NAZIONALE - SOMMELIERS PROFESSIONISTI:

SOMMELIERS:

COLLEGIO REVISORI DEI CONTI:

COLLEGIO PROBIVIRI:

COMITATO DI GARANZIA:




tratto da Il Messaggero Veneto - 14 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
I sommelier premiano il Friuli
I nostri vini ai primi posti della guida presentata a Milano
UDINE. Il Friuli-Venezia Giulia, nella Guida Duemilavini, realizzata per il quarto anno consecutivo dall'Associazione Italiana Sommelier di Roma e da Bibenda Editore, confermata saldamente il suo terzo posto in classifica, con 37 vini eccellenti (premiati con i cinque grappoli, ovvero con una valutazione da 91 centesimi in su), preceduto solo da Toscana e Piemonte (rispettivamente 91 e 79 etichette "top") e seguito dal Veneto con 24.Livon, Scubla, Le Vigne di Zamò, Le Due Terre, Girolamo Dorigo, Livio Felluga, Schiopetto, Rocca Bernarda, Volpe Pasini, Paolo Rodaro, Ronco del Gnemiz, Moschioni, Ronchi di Cialla, Ronchi di Manzano, Walter Filiputti, La Viarte, sono i sedici i produttori vitivinicoli della provincia di Udine (più precisamente, dei Colli Orientali del Friuli) che hanno contribuito in maniera determinante al successo del Friuli Venezia Giulia vitivinicolo nella guida. Per festeggiare, è il caso di dirlo, il prestigioso risultato, i produttori friulani hanno partecipato numerosi alla serata di gala organizzata a Roma, all'Hotel Hilton, serata che ha riunito oltre mille ospiti, una brigata di cucina di 100 cuochi guidati da Gianfranco Vissani e 170 sommelier che hanno proporre una carta di 357 vini (i "cinque grappoli" di tutta Italia). Alla manifestazione romana, per testimoniare l'importanza del comparto vitivinicolo nell'economia del territorio provinciale, ha voluto essere presente anche il presidente della Camera di Commercio di Udine, Enrico Bertossi, che si è congratulato con i produttori presenti - "il meglio dell'enologia friulana" - e con i vertici dell'AIS regionale, presenti con il neo-eletto presidente regionale, Renato Paglia, e con il delegato di Udine, Gianni Ottogalli, al quale va anche riconosciuto il merito di essersi sobbarcato il non facile lavoro di redazione della guida per quanto attiene al Friuli-Venezia Giulia.
Sempre a Milano, al caffè Roma, ha avuto successo la presentazione - degustazione dei "Lieti novelli" del Friuli-Venezia Giulia, ai quali si sono accompagnati i classici sapori di Montasio, il formaggio dop friulano, declinato in varie e inedite ricette. L'occasione è stata creata dalla Camera di commercio di Pordenone, dall'Ersa Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, dal Consorzio Friuli-Grave e dal Consorzio del Montasio.



tratto da Corriere della Sera - 14 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Milano enocapitale
scopre il Barbacarlo
MILANO, capitale del vino per un giorno. Ci riusciremo domani con la consegna dei riconoscimenti ai produttori dei cento migliori vini d'Italia. "Top hundred", è l'evento che, d'ora in avanti, ogni anno, vedrà l' "Associazione internazionale sommeliers" presieduta da Giuseppe Vaccarini, insieme ai più importanti critici enoici europei, agli organizzatori dell'Expo dei sapori e ai Club di Papillon guidati da Paolo Massobrio, premiare i cento migliori vini del nostro paese. I vincitori? A scorrere la lista "dei cento" compilata dalla giuria dei "principi della degustazione" del vecchio continente, non mancano le sorprese. In alcuni casi, addirittura clamorose, soprattutto se rapportate ai verdetti delle principali guide di casa nostra, al loro debutto sul mercato proprio in questi giorni. Il risultato senz'altro più eclatante è l'affermazione della Lombardia, al successo con 15 vini, e considerata seconda forza enoica d'Italia, alle spalle solo del Piemonte, regione che viene incoronata vincitrice con l'affermazione di ben 25 vini. Tra i produttori premiati, poi, se alcuni sono nomi di prestigio e celebri come i piemontesi Gaja, Braida e Chiarlo, i toscani Biondi Santi e Castellare, i lombardi Bellavista, Berlucchi e Cà del Bosco, gli umbri Colpetrone e Caprai, piuttosto che i trentini Ferrari o i veneti Dal Forno e Allegrini, è di grande interesse la lista dei nomi meno conosciuti. Qualche esempio? Dalle Alpi alle piramidi, sono vere chicche, la Barbera d'Asti La zanna della Cascina Nuvola di Castelboglione (At) e il Dolcetto Sorba di Massimo Oddero di Diano d'Alba (At), il lombardissimo e fragrante Barbacarlo di Lino Maga di Broni (Pv), i sorprendenti Corleto di Villa Corlo di Baggiovara (Mo) e Ravaldo di Stefano Berti di Ravaldino in Monte (Fo), il Sagrantino di Montefalco Colle Allodole di Milziade Antano di Bevagna (Pg), piuttosto che gli "isolani", Haermosa della Masseria del Feudo di Grottarossa di Caltanissetta in Sicilia, e Su Baroni di Su Baroni di Masainas in Sardegna. Vini che in alcuni casi sono ancora sconosciuti anche ai "degustatori" più attenti e che in Fiera si potranno assaggiare nella degustazione che seguirà la premiazione.
MARCO GATTI Direttore de "Il sommelier italiano" Prosit



tratto da Il Giorno - 13 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
SONDRIO
"GRANDI PREMI PER I ROSSI DI VALTELLINA"
In alto i calici per due importanti successi conseguiti dai vini di Valtellina in questi ultimi giorni. Lunedì sera a Lodi, con madrina d'eccezione Laura Freddi, durante il Gran Galà Ais dei Viniplus (concorso che ha coinvolto 1.300 sommeliers della Lombardia), il primo premio assoluto (il Tastevin d'oro) è stato assegnato alla casa vinicola Nino Negri per il suo Valtellina Sfursat 1999. La nomination per il rush finale era andata a 15 viniplus di Lombardia, tra cui 5 valtellinesi: Sassella 1995 Rocce Rosse Arpepe, Sforzato Messere 1997 della Caven, Sforzato Ronco del Picchio 1998 di Sandro Fay, Sforzato 1999 di Triacca e Sfursat 1999 della Nino Negri. A tutti i finalisti l'attestato di merito dei "Quindici viniplus di Lombardia", alla Negri il riconoscimento più alto, frutto del responso emerso dall'esame di 1.300 schede, giudizi espressi da esperti che operano in ristoranti, enoteche, vinerie e da appassionati. Ad un altro grande vino valtellinese è stato assegnato il prestigioso premio "Top hundred - I migliori 100 vini d'Italia", selezionati da una giuria internazionale presieduta da Giuseppe Vaccarini, presidente dell'Association de la Sommellerie Internationale, Enrico Bernardo, miglior sommelier d'Europa 2002, e Marco Gatti, direttore de "Il sommelier italiano". Ha ottenuto il riconoscimento il Valtellina Sfursat Canua 2000 delle Cantine Sertoli Salis di Tirano. Il premio internazionale di anno in anno incoronerà i cento migliori vini nazionali, e la premiazione avverrà in occasione dell'"Expo dei Sapori" che si terrà a Milano da domani a martedì 19 novembre. La cerimonia ufficiale è in programma per venerdì alle 12, presso i padiglioni della Fiera di Milano, nel corso di una grande degustazione. Con questo ennesimo premio, si arricchisce il medagliere dei grandi rossi delle Case vinicole della provincia di Sondrio. Consorzio tutela vini di Valtellina



tratto da Il Messaggero Veneto - 13 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Schioppettino fra i Top 100
di Mariarosa Rigotti
PREPOTTO. Sono 25 anni che la famiglia Rapuzzi, sui Ronchi di Cialla, è impegnata assiduamente nella difesa di un vitigno-gioiello del Friuli: lo Schioppettino. Un vino dalle spiccate caratteristiche che Dina e Paolo Rapuzzi hanno praticamente salvato dall'estinzione, la stessa fine subita da tante altre viti autoctone friulane, rilanciandone la coltura e ottenendo un vino che ha meritato numerosi e lusinghieri riconoscimenti. E adesso se ne è aggiunto un altro, tanto che allo Schioppettino '98, Doc Colli orientali del Friuli - cru Cialla, venerdì prossimo all'Expo dei sapori della Fiera di Milano, verrà attribuito il "Top hundred - I migliori 100 vini d'Italia": un premio alla prima edizione promosso dall'Association de la sommelerie internationale presieduto da Giuseppe Vaccarini e da Il sommelier italiano, diretto da Marco Gatti (in collaborazione con Fiera di Milano ed Expo Sapori). Infatti, lo Schioppettino '98 prodotto da Paolo e Dina Rapuzzi assieme ai figli Pierpaolo e Ivan (i quali domenica scorsa hanno partecipato alla cerimonia dei "5 grappoli" dell'Ais a Roma, dove è stato premiato il Picolit '99, e che appunto venerdì saranno anche a Milano per il nuovo riconoscimento, stavolta attribuito dall'organizzazione planetaria dei sommelier) è stato valutato tra i migliori 100 vini italiani da una giuria internazionale composta dai più noti "tastevin" europei e presieduta dallo stesso Vaccarini, ma anche dal già citato Gatti e da Enrico Bernardo (miglior sommelier d'Europa 2002), tanto per citare alcuni nomi. Palpabile la soddisfazione che in questi giorni si respira a Cialla, a casa Rapuzzi: "Questi premi ci danno grande soddisfazione - ha sottolineato Paolo Rapuzzi, che gestisce la prestigiosa azienda sui colli del comune di Prepotto appunto con la moglie Dina e i figli -, anche perché sono stati assegnati da professionisti. Certo, tutti i riconoscimenti fanno piacere, ma questi in modo particolare. Nel caso di Milano, i sommelier internazionali hanno deciso quali sono i 100 top d'Italia scegliendo anche il nostro Schioppettino '98. Invece, parlando di Roma, la guida dell'Ais seleziona 2.000 vini italiani, tra i quali c'è un'ulteriore scelta di 300 che ottengono la valutazione massima dei "5 grappoli". E tra questi c'è anche il nostro Picolit Cialla '99".



tratto da la Stampa - 13 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Ormeasco: è in arrivo la Doc
Annuncio dell´assessore Piero Gilardino "Pratica sbloccata, è intervenuta l´Ue"
PORNASSIO. L´Ormeasco avrà la sua Doc. A dare l´annuncio, l´altra sera a Nava, durante la festa per celebrare il quadriennio della Confraternita, è stato Piero Gilardino, assessore all´Agricoltura della Regione: "L´Unione Europea ha dato via libera alla pratica. E´ accaduto proprio in mattinata, dopo i chiarimenti intercorsi tra Bruxelles e la Direzione generale del Ministero". L´annuncio è stato accolto con soddisfazione da tutti gli ospiti presenti alla cerimonia, che era stata organizzata in collaborazione con il Lions Club Nava Alpi Marittime, a cominciare da Raffaele Guglierame, sindaco di Pornassio e produttore di Ormeasco, che nell´intervento introduttivo aveva ammonito: "Se si vuole una cosa, la strada la si trova", e da Giuliano Ferrari, cancelliere della Confraternita.
Travagliato è stato l´iter per dare l´ambito riconoscimento al vino di cui lo scrittore Mario Soldati ha tessuto le lodi, come ha ricordato lo stesso Gilardino: "La Doc era stata negata dal Ministero perchè in contrasto con il regolamento comunitario. E questo era dovuto al fatto che, nell´allegato, era stata fatta confusione tra lo sciac-trà di Pornassio e lo sciacche-trà, vino delle Cinque Terre". Il chiarimento è avvenuto proprio a Bruxelles, dove Gilardino ha incontrato il direttore generale del Dipartimento europeo, professor Chiappone: "Quando ha saputo che venivo da Imperia, mi ha chiesto se conoscevo Giampaolo Ramò. "Certo, ed è anche per lui che sono venuto, perchè il problema riguarda l´Ormeasco, di cui è tra i maggiori produttori. E così la vicenda si è sbloccata, la documentazione avrà le opportune modifiche". s. d.



tratto da la Stampa - 13 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Un milione di ettolitri in meno
La vendemmia 2002 è stata giudicata a tre stelle
di Sergio Miravalle
ASTI. Al Teatro Alfieri le tragedie sono di casa, ma per fortuna non è andata in scena quella della vendemmia piemontese 2002, presentata ieri tra gli stucchi dorati e i velluti rossi. Il dramma annunciato ad agosto, che aveva avuto il culmine nelle grandinate dei primi di settembre, si è infatti, quasi per miracolo, dissolto nel sole d´autunno. E ieri i protagonisti dell´enologia piemontese hanno potuto annunciare che l´annata 2002 è salva. Certo con qualche "stella" qualitativa in meno dopo le eccezionali sette ultime vendemmie. Commentava ieri serafico un vignaiolo in platea: "Perso il settebello, abbiamo almeno pattato gli ori". Il quadro fornito da Regione e "Vignaioli Piemontesi", all´"Anteprima vendemmia" è stato confortante. Certo l´annata è risultata molto scarsa, anche a causa delle necessarie selezione dei grappoli per portare in cantina solo l´accettabile. "Il 2002 in Piemonte ha dato la vendemmia più bassa in assoluto degli ultimi vent´anni - ha confermato l´assessore regionale all´Agricoltura Ugo Cavallera -. Il calo netto è del 30 per cento: dai 3,2 milioni di ettolitri dell´anno scorso, si è scesi di 995 mila mila, siamo a poco più di 2,3 milioni". E´ quel milione di ettolitri in meno (circa 130 milioni di bottiglie), distribuito in tutte le aree, con l´eccezione della piccola zona di Biella, a far segnare in rosso il bilancio quantitativo della vendemmia. La qualità delle uve, espressa come sempre in stelle, è stata analizzata grazie al lavoro di 50 tecnici che hanno monitorato 246 vigne in tutte le zone. Ne emerge un quadro variegato, con le uve più precoci svantaggiate, causa il clima rispetto a quelle a raccolta più tardiva, come barbere e nebbioli, salvate dal sole. Dunque, andando per stelle, Giulio Porzio e Gian Luigi Biestro della "Vignaioli" hanno raccontata "l´estate che non c´è stata" e assegnato "tre" stelle alla vendemmia nel suo complesso, e alla maggiora parte dei vitigni con l´eccezione verso il basso per la favorita, a quota due, e verso l´alto per i nebbioli di Langa (quelli non grandinati) a quota quattro. Insomma un´annata normale con qualche punta di ottimo che dovrà esprimersi negli anni in cantina. Ieri ad Asti è stata anche l´occasione per assegnare due premi a uomini del mondo del calcio legati al vino e alla terra: il circolo "Ottavi" di Casale, con il presidente Andrea Desana, ha assegnato il premio "Piccole doc" a un personaggio che piccolo non è e non solo per l´altezza: Bruno Pizzul, friulano doc e "testimonial" della Città del Vino. Altro riconoscimento "Anteprima Vendemmia" a Nils Liedholm, svedese, giocatore mitico del Milan e grande allenatore della Roma scudettata nel 1983. Ora vignaiolo con il figlio Carlo a Cuccaro Monferrato. Sul palcoscenico è salito anche con il nipote Paolo: capelli biondi da vero svedese, orgoglioso al momento dei brindisi, da vero monferrino.



tratto da News Coldiretti - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
UE: ARRIVA IL FICODINDIA DELL'ETNA DOP
Il Vulcano in etichetta
Arriva la tutela comunitaria per il ficodindia dell'Etna a denominazione di origine protetta (DOP) che si aggiungerà alle 119 specialità alimentari italiane che hanno già avuto l'ambito riconoscimento dell'Unione Europea. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee la domanda di riconoscimento e, se non verranno sollevate obiezioni entro i prossimi sei mesi, si procederà alla sua iscrizione nell'Albo delle denominazioni di origine dell'Unione Europea. La zona di produzione del "Ficodindia dell'Etna", fa parte della provincia di Catania interessata dagli effetti dell'eruzione del vulcano ed è compresa in una fascia altimetrica che va dai 150 ai 750 m s.l.m.. Ricade nel territorio dei Comuni di Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Camporotondo, Belpasso e Paternò. Il prodotto, lavorato e despinato, va immesso al consumo in imballaggi nuovi di diversa tipologia. E' ammessa la presenza, nello stesso contenitore, delle tre diverse cultivar. Sulle confezioni - ricorda la Coldiretti - deve figurare, in caratteri chiari, indelebili e nettamente distinguibili da ogni altra scritta, la denominazione "Ficodindia dell'Etna". Debbono inoltre comparire gli elementi atti ad individuare nome, ragione sociale, indirizzo del confezionatore, peso lordo all'origine, nonché l'eventuale nome delle aziende da cui provengono i frutti. E' facoltativa l'indicazione della settimana di raccolta del prodotto ed i termini "Agostani" o "Latini" e "Scozzolati" o "Bastardoni" riferiti all'epoca di maturazione. Il marchio d'identificazione è rappresentato dalla scritta D.O.P. DENOMINAZIONE D'ORIGINE PROTETTA, dalla sottostante raffigurazione del vulcano Etna, da due cladodi con quattro frutti e sottostante scritta "Ficodindia dell'Etna", con a destra il logo D.O.P. CEE.
IL FICODINDIA IN PILLOLE
· Nasce da una pianta appartenente alle cactacee denominata Opuntia ficus indica;· E' un albero senza tronco e senza rami che raggiunge le dimensioni fino a 5 metri; · Anticamente veniva utilizzato per segnare il confine tra gli appezzamenti di terra; · E' stata introdotta in Italia dai Saraceni al tempo dello sbarco di Mazara (827);· Il Messico è il primo produttore mondiale e pare che i primi consumatori del frutto furono gli ascendenti degli aztechi che lo chiamavano Nopalli;· L'Italia è il secondo produttore mondiale e il 97% del raccolto è realizzato in Sicilia;· Ha un effetto depurativo, facilita la diuresi ed è consigliato ai soggetti che hanno un sovraccarico del lavoro metabolico, renale ed epatico;· Va consumato fresco ma è utilizzato anche per la preparazione di dolci come la Mustazzola di ficudinnia, la Conserva di ficudinnia, il Gelo di ficudinnia e la bavarese di ficudinnia. Dal frutto si ottiene anche un liquore.
IL FICODINDIA A CATANIA E PROVINCIA
Superficie produzione 3.410 ettari
Produzione totale 341.000 quintali
Produzione per ettaro 100 quintali
Fonte: Elaborazione Coldiretti su dati DI.S.TE.



tratto da il Nuovo - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Parmigiano reggiano: restyling contro i falsi
Altezza, peso, qualità del latte, modalità di stagionatura e una placca identificativa. Il formaggio emiliano, secondo quanto chiesto all'Ue dal Governo, avrà precise caratteristiche per combattere la contraffazione
MILANO - Il parmigiano reggiano cambia look per combattere le contraffazioni: il governo italiano ha chiesto a Bruxelles un giro di vite sulle regole di produzione ed etichettatura del celebre formaggio destinate a facilitarne la tutela. Le nuove caratteristiche andranno ad aggiungersi a quelle già esistenti, che determinano la concessione della Denominazione di origine protetta (Dop) da parte dell'Ue, e prevedono che le forme pesino almeno 30 chili, vietano il processo di oleatura esterna, e introducono una nuova placca di identificazione. La richiesta italiana è stata pubblicata oggi sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue e trascorsi i rituali sei mesi per eventuali opposizioni - che sembrano improbabili - le modifiche saranno introdotte definitivamente. Il parmigiano reggiano potrà quindi contare su misure di tutela rafforzate, che renderanno più difficili le contraffazioni e che garantiranno i consumatori contro i falsi. In particolare i cambiamenti riguardano la descrizione, il metodo di ottenimento e l'etichettatura delle forme. L'altezza dovrà essere compresa tra un minimo di 20 ed un massimo di 26 centimetri e verrà eliminata la possibilità di oliatura esterna. Verrà inoltre specificato che ''il latte è usato crudo e non può essere sottoposto a trattamenti termici nè addizionato con additivi''. Anche le operazioni di mungitura, conservazione del latte e tutte le fasi di produzione saranno identificate e descritte in maniera più dettagliata. Sotto il profilo dell'etichettatura alle forme sarà apposta, accanto alle attuali fasce marchianti, ''una placca di caseina con la scritta "Parmigiano reggiano", che si aggiungerà ai codici identificativi della forma per garantire con esattezza la tracciabilità del prodotto''. Il compito di effettuare la marchiatura di selezione resta affidato al Consorzio di tutela del parmigiano reggiano, che provvede all'apposizione di marchi indelebili. Infine vengono specificati ed elencati i foraggi ed i sottoprodotti vietati nell'alimentazione dei bovini ''alla luce delle conoscenze tecniche attualmente disponibili nel campo della nutrizione animale''.



tratto da Il Denaro - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
sviluppo locale
LA PROPOSTA DEL SINDACO DI TAURASI
Un Prg per i vigneti
di Filomena Labruna
Lo sviluppo e la crescita di Taurasi parte dalle risorse vitivinicole. Il comune irpino destinato ad ospitare l'enoteca regionale, si prepara a ricoprire un ruolo fondamentale nei circuiti turistici nazionali ed internazionali. Tra le tante iniziative il sindaco Emiliano De Matteis annuncia la realizzazione del Piano regolatore per i vigneti. Uno strumento per riqualificare la geografia territoriale dove si trovano i filari del rinomato aglianico docg. Lo studio di progettazione è stato affidato al professor Gerundo dell'Università degli Studi di Salerno e ad un'equipe di agronomi ed esperti di fama europea che ha già cominciato ad acquisire tutte le informazioni riguardanti la natura del territorio e la qualità del prodotto. Sono stati definiti i tempi: entro l'anno la pianificazione urbanistica dei vigneti sarà pronta. E già in questa settimana sono stati programmati una serie di incontri con rappresentanti delle associazioni, delle categorie produttive, delle forze politiche e sindacali. Tutti sono stati chiamati dall'amministrazione comunale a fornire spunti e suggerimenti per la redazione dell'originale Piano regolatore. Un progetto importante perché dal riordino dei vigneti si potrà raggiungere nella produzione del Taurasi docg standard qualitativi sempre più alti attraverso processi innovativi e all'avanguardia. Il sindaco De Matteis che ha ricevuto nei giorni scorsi una delegazione di sedici tour operator del Giappone e quattordici giornalisti specializzati nel settore eno - gastronomico, annuncia che l'amministrazione darà vita a numerose iniziative per la valorizzazione del territorio e sollecita gli imprenditori vitivinicoli a collaborare, mettendo a disposizione le proprie risorse. Il borgo antico del paese è destinato a diventare un vero e proprio luogo turistico. Il progetto si chiama "Villaggi delle tradizioni", porta la firma della comunità montana Terminio - Cervialto, è stato finanziato dal Cipe e comprende anche la ristrutturazione del castello che sarà la sede dell'enoteca regionale. Il centro storico diventerà un'importante attrattiva turistica, sul modello dei luoghi apprezzatissimi in Umbria e Toscana. E gli abitanti del cuore antico di Taurasi avranno anche la possibilità di aprire le porte ai turisti con la formula bread & breakfast. Con la visita della delegazione nipponica si è aperta una fase del tutto nuova a Taurasi. L'amministrazione sta mettendo a punto dei pacchetti per l'estate da inserire nelle tappe riservate ai giapponesi che scelgono la Campania come meta delle proprie vacanze. Anche il presidente della comunità montana Terminio Cervialto, Nicola Di Iorio, lancia un appello agli imprenditori, invitandoli a contribuire nello svolgimento del grande lavoro che le istituzioni e il comune stanno portando a termine per lo sviluppo del territorio. Non a caso Taurasi è inserito anche nel primo itinerario eno acrcheologico d'Irpinia messo a punto dall'amministrazione provinciale e presentato ufficialmente alla Quinta Borsa mediterranea del turismo a Paestum dal presidente Francesco Maselli, dall'assessore Rocco Manzo e dalla direttrice del museo irpino, Luisa Bocciero.



tratto da Il Denaro - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
agricoltura
ROBERTO COSTANZO E FLORIANO PANZA PRESENTANO IL PRIMO DISTRETTO VITIVINICOLO DEL SUD ITALIA
Nasce la wine valley del Sannio
di Margherita Merone
L'idea della Wine Valley del Sannio prende corpo: l'ipotesi di un distretto rurale specializzato nella viticoltura che comprenda diciassette comuni della provincia di Benevento dove si producono quattro delle sei Doc sannite e circa 2 milioni di ettolitri di vino all'anno viene presentata nel corso del Conviviale indetto dal Rotary club della Valle Telesina per brindare al Novello della stagione. E anche la sede è quella idonea: la Cantina sociale La Guardiense, la più grande cooperativa di aziende vinicole del Sannio, che ha aperto (sempre domenica mattina) un nuovo punto vendita al suo interno, alla presenza del presidente della Camera di commercio di Benevento, Roberto Costanzo.Il distretto è la parola chiave dello sviluppo economico italiano, spiega Floriano Panza, presidente del Parco scientifico e Tecnologico di Salerno e delle aree interne della Campania: "Si tratta di territori geograficamente delimitati che hanno creato al loro interno delle filiere produttive tali da mettere in campo centinaia di piccole aziende così bene integrate e connesse tra di loro da avere la forza delle multinazionali. Finora il distretto è stato utilizzato nel settore industriale, ed il successo della formula è stato tale da essere copiato in Francia; ma è nel Nord, in Piemonte, che si è realizzato il primo distretto rurale, dimostrando così che la formula è mutuabile anche per il settore agricolo".Fatta questa premessa, Panza rileva che nel Sud non esistono altri distretti vitivinicoli, ed ipotizzato l'individuazione di una zona, la Valle telesina del Sannio beneventano, dove ci sono le condizioni idonee alla costruzione di un distretto: si tratta di un'area di 348 chilometri quadrati, interamente contenuta entro un'altitudine di 500 m con una popolazione di 52 mila abitanti in 17 comuni, nella quale operano 2.700 aziende che producono circa 2 milioni di ettolitri di vino all'anno, coltivando vitigni quasi esclusivamente autoctoni, ovvero circa il 40 per cento della produzione vinicola campana.



tratto da il Giornale di Vicenza - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Grazie alle tavole dell'arch. Munari ed ai racconti del prof. Celotto
In un calendario 2003 il viaggio del vino dalla vite alla bottiglia
"Da San Martin, ogni mosto xe bon vin", "Da San Martin se spina la bote del bon vin". Non c'è festa che non sia celebrata a suon di vino e non c'è vino che non implichi una festa. Nei grandi avvenimenti umani compare sempre il vino. Nelle testimonianze lasciate attraverso i millenni dagli Assiri, dai Sumeri, dai Fenici, dagli Egizi, dagli Ebrei, il vino è presente sia come elemento religioso che profano. A Tarquinia, alcuni affreschi di tombe etrusche (IV sec. a.C.), testimoniano che l'Italia era terra di vino. Bevevano i Romani, come testimoniano, fra l'altro, affreschi di Pompei ed Ercolano a pagine di autori latini: Orazio, Tibullo, Catullo, Ovidio, Marziale, Giovenale si sono fatti in quattro per inneggiare ai vini. Nel calendario romano, la prima festa dell'anno, il 17 marzo, si celebrava in onore del dio Bacco, l'inventore della vigna e del vino. Con l'avvento del cristianesimo, il vino diventa indispensabile nella liturgia. Alla ricchezza spirituale fondata sulla mortificazione conventuale, si contrapponeva, nell'alta società medioevale, una voglia di godere, tra libagioni e festini, l'attimo fuggente. Nel Rinascimento, cucina e vini si sposano per dar vita alla più luminosa e più edonistica cucina di tutti i tempi. Nell'era moderna, in campo agricolo, è tutto un fervore d'iniziative per valorizzare il vino. E al vino l'editore Nino Lo Savio di Cassola ha dedicato un indovinato, scoppiettante, calendario 2003 con sei quadri dell'arch. Ugo Munari, illustranti le varie cure riservate alle vite come la potatura, la disinfestazione e alle varie fasi per le trasformazioni dell'uva in vino come la vendemmia, la pigiatura, il travaso, la torchiatura. La vendemmia, l'opera agreste più tipica, che da sempre ha scandito i tempi dei contadini, è ricordata e rivissuta nelle tavole dalla sensibilità cromatica dell'arch. Munari e dalle appassionate ricerche sulle tradizioni del mondo contadino del prof. Antonio F. Celotto nostro collaboratore e dall'editore e stampatore Nino Lo Savio che con sapiente arte ha dato forma grafica alle emozioni di Ugo Munari. Questo calendario 2003 "il Calendario del Buon Vino" resterà come testimonianza foglio dopo foglio, mese dopo mese, dell'esperienza dei nostri "nonni" sulle avventure che da secoli vede l'uomo e la natura alleati per realizzare la grande magia "dall'uva ...al vino".



tratto da la Stampa - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Il miglior ristorante è ancora a Livorno.
La selezione del "Gambero rosso" con classifica e voti agli chef
ROMA . Sarà ancora un caso, ma il ristorante preferito della guida 2003 del "Gambero Rosso", diretta dal patron Stefano Bonilli, ha lo stesso nome e si trova sul mare di San Vincenzo a Livorno. Come per i passati due anni, lo scettro va dunque a Fulvio Pierangelini ("sono molto contento e orgoglioso", dice) che guida la top delle "tre forchette", ovvero i migliori 16 ristoranti italiani premiati oggi nell´avveniristica "Città del Gusto" che si candida a diventare, come vuole il nome, tappa obbligata per ogni gourmer di passaggio nella capitale. La Guida non presenta molte novità rispetto all´anno scorso, ma piccoli sommovimenti: salgono di un punto percentuale le prime tre posizioni, restano invariate le seconde posizioni (tra cui Vissani) solo per limitarsi a posti altissimi della classifica. Tanto che Bonilli parla di "conferma" dei soliti grandi e si domanda se la cucina italiana si trovi di fronte "ad un anno di riflessione". Ecco la classifica delle "tre forchette": Gambero Rosso, San Vincenzo (Li) 95/100; Ambasciata, Quistello (Mn) 93/100; La Pergola dell´Hilton, Roma 93/100; Dal Pescatore, Canneto sull´Oglio (Mn) 92/100; Vissani, Baschi (Tr) 92/100; Don Alfonso 1890, Massa Lubrense (Na) 91/100; Guido, Costigliole d´Asti (At) 91/100; Stua de Michil, Corvara in Badia (Bz) 91/100; Paolo Teverini, Bagno di Romagna (Fc) 91/100; Da Caino, Manciano (Gr) 90/100; Il Desco, Verona 90/100; Antica Osteria del Teatro, Piacenza 90/100; La Madonnina del Pescatore, Senigallia (An) 90/100; Enoteca Pinchiorri, Firenze 90/100; Siriola de l´Hotel Ciasa Salares, Badia (Bz) 90/100; La Tenda Rossa, San Casciano in Val di Pesa (Fi), 90/100. Se i "vecchi" ancora non demordono, allora i giovani dove sono? "Nessuna paura - dice Bonilli - ci sono e stanno emergendo ma bisogna rendersi conto che aprire un ristorante non è facile come un tempo. I costi sono alti, molto alti. Eppoi dove sono le scuole? come si impara questo mestiere? Certo è che i grandi di oggi non hanno fatto "scuola", non esistono "allievi di". Il futuro sarà affidato a giovani che hanno voglia di fare cucina per autentica passione".
r. cri.



tratto da Alto Adige - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Interpoma. Dalle tre giorni bolzanina l'assicurazione del sottosegretario Scarpa Buora per la Denominazione d'Origine Protetta in regione
Mela, non basta più essere Golden
I consumatori esigono gusti nuovi e, soprattutto, garanzie di salubrità
BOLZANO. La frutticoltura ha un ruolo centrale, non solo economico, ma anche sociale e culturale sia per il Trentino, sia per l' Alto Adige. E' stato perciò importante che gli esperti di tutto il mondo frutticolo si siano confrontati a Bolzano, nei tre giorni di Interpoma, sul suo futuro. E' questo uno dei concetti espressi da Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano, all'apertura della terza edizione della rassegna internazionale ospitata dalla Fiera di Bolzano e conclusasi ieri. In un periodo di grandi cambiamenti per il settore frutticolo, nel quale hanno assunto un ruolo centrale i consumatori - ha rilevato l'assessore Hans Berger - è necessario un vasto confronto per tracciare un cammino per il futuro della melicoltura. "Il costante aumento delle produzioni a livello mondiale assieme all'apertura dell'Europa ad Est sono elementi nuovi dei quali dobbiamo tenere conto nella ricerca di nuove strategie" ha concluso. "La vostra ricchezza sta nella cooperazione che in questa area è forte e coesa" ha sottolineato il vice ministro Paolo Scarpa Buora, presente all'innaugurazione "Di fronte alle pesanti incognite del mercato, l'unico modo per difendersi è quello della qualità e della tracciabilità. Anche il processo di valorizzazione attraverso le Dop sarà sostenuto dal mio ministero" ha assicurato Scarpa. Il bilancio della tre giorni di Bolzano è positivo per l'approfondita trattazione dei temi di attualità, merito dei relatori provenienti da tutti i continenti interessati alla frutticoltura, ma anche della partecipazione di un folto uditorio alle decine di incontri. Sono stati cancellati, ad esempio, dei luoghi comuni come quello scondo il quale i consumatori siano interessati solo alla pezzatura ed al colore della mela. Oggi, ha rivelato il professor Bruce Barrit della Washington State University, essi sono più attenti alle caratteristiche intrinseche, al sapore, alla serbevolezza, alla croccantezza. Messaggio comune di tutti i relatori è stato quello che è indispensabile adeguare il numero di varietà di frutti. Il gruppo delle "Delicious" non è più apprezzato dal consumatore, che oggi vuole gusti nuovi. Le possibilità sono molte, hanno assicurato genetisti ed agronomi, l'importante è non fermarsi alla tradizione, perché la sfida ormai è mondiale e per vincerla gli europei - che oggi rappresentano soltanto il 25% della produzione totale di mele - devono muoversi sia sostituendo le vecchie varietà, sia unificando le politiche di marketing. Debbono poi ampliare i prodotti di nicchia ed aumentare i prodotti biologici. Alla base di tutto vi deve essere la qualità superiore per la quale la salubrità è ormai considerata una precodizione per restare sul mercato. Ma devono essere maggiormente conosciute dai consumatori anche le caratteristiche antiossidanti nella mela, l'importanza nella nutrizione: "Una mela al giorno toglie il medico di torno" è stato ripetuto in tutte le lingue. Ma per far questo produttori e consumatori si devono parlare di più, hanno affermato gli esperti di marketing. In conclusione una parola sullo stand del Trentino presente all'esposizione: grazie alla regia di Apot e del Cte si è visto un Trentino frutticolo presente in forma unitaria ed ordinata, tale da lasciare il segno.



tratto da la Stampa - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
DEBUTTA IL PECORINO SICILIANO "DOP"
Con la marchiatura ufficiale della prima forma da parte dell'assessore regionale all'Agricoltura, Giuseppe Castiglione, il pecorino siciliano entra a pieno titolo nel ristretto paniere di prodotti a denominazione d'origine protetta, in compagnia del formaggio "ragusano" e di tre olii dell´isola. Il marchio Dop è stato apposto nel corso di una cerimonia organizzata dal Corfilac, il consorzio di ricerca per la filiera lattiero-caseario. In Sicilia si producono ogni anno oltre 19 milioni di chili di pecorino: la leadership spetta alla provincia di Messina con quasi 4 mila tonnellate prodotte ogni anno, seguono Enna, Palermo, Trapani, Agrigento, Catania, Caltanissetta, Siracusa e Ragusa. Il valore commerciale al consumo è stimato in circa 180 milioni di euro all' anno, a fronte di un costo, per gli oltre 6 mila produttori siciliani, di circa 110 milioni di euro.



tratto da Corriere della Sera - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
GUIDE
Novità: poche, ma interessanti. Conferme: tante, ma ...
Tra i giovani chef spuntano Alajmo delle Calandre di Rubano (Padova) e Perbellini di Isola Rizza (Verona)
di Luca Zanini
ROMA - Novità: poche, ma interessanti. Conferme: tante, ma affiancate da decisive "dissonanze". Due chef emergenti, Massimiliano Alajmo de Le Calandre a Rubano e Giancarlo Perbellini a Isola Rizza, che mettono d'accordo gli enogastronomi. Due personaggi storici della ristorazione, Arrigo Cipriani e Gualtiero Marchesi, che li dividono. Torna sugli scaffali delle librerie la "guerra dei critici gourmand". Da pochi giorni è in vendita la 25sima edizione della Guida Espresso Ristoranti d'Italia (dietro la familiare copertina arancione, una grafica completamente rinnovata), e ieri a Roma è stata presentata la Ristoranti d'Italia del Gambero Rosso , (copertina bianca, titolo rosso e blu), giunta al 13° anno. Due "Baedecker" molto seguiti da chi ama l'alta cucina. Due esempi di scuole di pensiero gastronomico a volte in contrasto ma quasi sempre vicine nel premiare i grandi chef. Fatta eccezione per il grande Gualtiero Marchesi. Se la guida del Gambero diretta da Stefano Bonilli lo porta sulla soglia delle Tre Forchette (minimo 90/100, gliene mancano 3), i severi censori dell'Espresso arrivano solo quest'anno a cambiare rotta: dopo aver a lungo penalizzato lo chef di Erbusco, si sono ricreduti giungendo a paracadutarlo fra i primi dieci ristoratori d'Italia con un punteggio di 17/20. Certo, alcune differenze si devono al fatto che il voto della Guida Espresso si riferisce sempre e solo alla cucina, mentre in quella del Gambero è influenzato anche dai giudizi su vini, servizio, ambiente (descritti a parte dalla guida arancione): è il caso di Gianfranco Vissani, fra i primi dieci per entrambe le guide, ma con 19/20 (voto più alto d'Italia), per L'Espresso e "solo" 92/100 sul Gambero. Se si va a vedere il voto per la sola cucina dei critici di Bonilli - 55 - è il più alto del Belpaese, pari merito con quello che la stessa guida bianca giudica il primo ristorante d'Italia: il Gambero Rosso di San Vincenzo. Ma ci sono giudizi diametralmente opposti talvolta difficili da capire, come quello sull'Harry's Bar: Arrigo Cipriani viene escluso dalla guida del Gambero, mentre i critici diretti da Enzo Vizzari gli tributano 15/20, ponendolo in vetta ai ristoranti di qualità di Venezia, pari merito con l'Osteria Da Fiore, che invece il Gambero giudica di gran lunga la migliore (Due Forchette, 82/100), del capoluogo lagunare, seguita dall'esordiente Grand Canal (80/100). Pareri discordi anche su Guido, di Costigliole d'Asti, che la guida di Vizzari non cita fra i primi 25 d'Italia, e sul Don Alfonso 1890 di Sant'Agata sui Due Golfi, grande tavola del Sud per il Gambero (con 91/100 fra i primi 10), mentre l'Espresso la colloca intorno al ventesimo posto (2 cappelli, 16,5/20). Ci sono altre differenze sostanziali nella top-list delle due guide perché il Gambero esclude dall'elenco dei 16 Tre Forchette Aimo e Nadia a Milano, l'Antica Osteria del Ponte a Cassinetta di Lugagnano, Gualtiero Marchesi e Miramonti l'Altro di Concesio (Bs). Tutti ristoranti che invece gli enogastronomi della guida arancione premiano fra i primi dieci d'Italia. Non ha tre Forchette nemmeno uno tra i locali emergenti del Veneto, Le Calandre, ma incassa 85 punti. Giudizio che l'Espresso sorpassa con 18/20, stesso voto del Pescatore a Canneto sull'Oglio (Gambero 92/100). Ma tra le 10 super cucine, i critici di Bonilli mettono una confortante certezza: l'indimenticabile tavola su cui regnano il genio e la cortesia di Paolo Teverini, a Bagno di Romagna (91/100). Un "eremo del piacere" per Vizzari (15,5). Fin qui le differenze. Ma in vetta alle classifiche c'è un "poker d'assi" che mette d'accordo tutti, quasi a confermare quanto sostiene Bonilli: "Pare che nell'alta gastronomia italiana manchi un ricambio: stessi grandi nomi negli anni. In realtà ci sono emergenti, come Bottura, ma per diventare molto bravi oltre al talento servono grandi investimenti". E chi s'arrischia ad investire su un ristorante quando "in Italia c'è gente che spende tanti soldi per abbonarsi allo stadio e poi trova immorale pagare più di 30 euro per mangiare"? I soliti pazzi. Quei temerari dell'alta cucina che dominano l'immaginario dei gourmet italiani. Non c'è appassionato della grande tavola che non sogni di provare le ricette di Fulvio Pierangelini al Gambero Rosso di San Vincenzo, o i piatti di Vissani, di Nadia Santini al Pescatore di Canneto, di Heinz Beck alla Pergola di Roma. O, fuori dal poker, quelli di Annie Feolde all'Enoteca Pinchiorri. E a proposito di Roma: la capitale si conferma unica grande città con un tre Forchette, quello di Beck. Solo Verona (Desco) e Firenze (Pinchiorri), la eguagliano. Il resto dell'eccellenza gastronomica italiana è in provincia dove concordano Bonilli e Vizzari, "nascono ed emergono i veri nuovi talenti". Mangiare per credere.



tratto da Alto Adige - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Anche ieri ultimo giorno di apertura affluenza numerosa e qualitativa alla rassegna enograstromomica
Winefestival, chiusura con record
Superate tra i complimenti le 4500 presenze dell'anno scorso
SUCCESSO DA INCORNICIARE
di Rolando Facchini

MERANO. I complimenti più gratificanti, per quest'edizione del Winefestival che va in archivio come la migliore in assoluto, vengono dall'Union des Grands Crus de Bordeaux. Gente che partecipa solo ad eventi di livello mondiale (Tokio, New York e San Pietroburgo prima di approdare al Kurhaus), mica alle fiere di paese. Un coro al quale si associano tutti i "debuttanti" alla kermesse. Nell'edizione dei record, che ha consentito di superare le 4500 presenze totalizzate l'anno scorso, un motivo d'orgoglio in più. In nome degli ospiti francesi, 50 selezionatissimi produttori di vini da capogiro, parla Sylviane Garcin-Cathiard: "Una rassegna straordinaria, curata da organizzatori eccezionali in una città meravigliosa". Detto dai cugini, di cui è noto lo sciovinismo, è un complimento da impacchettare e riporre in cassaforte. Dello stesso tono i riconoscimenti da parte dei "novizi", mentre per gli habitué parla l'assiduità.
Giovanni Torricelli, dirigente d'azienda prestato all'agricoltura, ha trovato nella preparazione dell'olio d'oliva nuova ragione di vita. Ed il prodotto che ha presentato a "Culinaria", la costola gastronomica del Winefestival, ne è il risultato: forte, fruttato, fragrante. I suoi sapori di Tuscia, emanazione commestibile di quel particolarissimo angolo d'Etruria dove la Toscana digrada verso l'Alto Lazio e l'Umbria, sono di una completezza e di una soddisfazione appagante. "Essere a Merano è - commenta soddisfatto - un punto d'arrivo per l'azienda ed i miei collaboratori, un fiore da mettere all'occhiello". Sulla stessa lunghezza d'onda è sintonizzato Dino Torti, dei Tenimenti Castelrotto, una ventina d'ettari nella generosa campagna pavese. Ha presentato un barbera ed un pinot nero affinati in un barrique particolare capace di cedere gli aromi senza incidere sulla vitalità del vino. "Quel che importa - sostiene - è esserci. Di rassegne vitivinicole ce ne sono tante, ma il livello di quella meranese è elevatissimo, direi che vale in qualità le esposizioni di New York e Chicago". Buona accoglienza ha riscosso anche la nuova sezione "Dulcis in fundo" riservata ai vini dolci. Il nome di punta resta indubbiamente quello piemontese di Baricchi ma la sorpresa è venuta dal moscato rosa di Castel Sallegg, un capolavoro della natura realizzato in riva al lago di Caldaro.



tratto da la Repubblica - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
L'evento
La passerella dei calici scelti dai Sommelier
ROMA. Una maxiserata di gala per celebrare i migliori vini italiani secondo l'Associazione Italiana Sommelier. Dopo la Guida dei vini del Gambero Rosso e in attesa di quella dell'Espresso, che verrà presentata il prossimo 21 novembre, 357 etichette hanno riempito la passerella dell'Hotel Hilton.
Ad avere la meglio è stata la Toscana, con 81 vini contro i 79 piemontesi, mentre Friuli e Veneto seguono a distanza. A incalzare le terre leader della produzione d'eccellenza, Sicilia e Campania, mentre Liguria e Val d'Aosta hanno conquistato due posti ciascuna.
Tre cantine si sono aggiudicate il Tastevin, simbolo della Sommellerie mondiale: Ca' del Bosco, Caggiano e Masciarelli.



tratto da la Stampa - 12 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
È STATA QUASI RADDOPPIATA L´AREA ESPOSITIVA
Lingotto, il vino in passerella
Il Salone in programma dal 22 al 25 novembre
di Luca Ferrua
Si è appena rarefatto il profumo di Castelmagno e di lardo di Arnad, lasciato nell´aria dal Salone del Gusto, che Torino torna protagonista dell´enogastronomia italiana. E´ stata presentata ieri - prima a Milano e in serata sotto la Mole - la seconda edizione del Salone del Vino, in programma dal 22 al 25 novembre al Lingotto. Prima dell´inaugurazione - a tagliare il nastro sarà il sottosegretario alle Politiche agricole, Teresio Delfino - l´appuntamento è già un successo. A decretarlo la crescita esponenziale a dodici mesi dall´esordio della risposta piemontese al "Vinitaly" di Verona. L´aumento degli espositori è del 25 per cento (le cantine saranno 1175) che avranno a disposizione oltre 52 mila metri quadri (più 40%) in cui si svolgeranno degustazioni, work-shop, dibattiti che continueranno a "vedere il vino dalla parte delle cantine", riservando l´ingresso solo agli addetti ai lavori. Alla voce "grandi del vino" sarebbe più facile elencare i pochissimi assenti e i "big" non mancano neppure per quanto riguarda la cucina. A dire la loro sul rapporto tra bianchi e rossi e il gusto al Lingotto ci saranno Fredy Girardet e Joel Robuchon ovvero due dei migliori cuochi del XX secolo (secondo i francesi il terzo è Paul Bocuse, gli altri non esistono), mentre Charlie Trotter, il guru della cucina americana, farà il punto su "Fusion is confusion?" ovvero cercherà di marcare i confini nell´intricato mondo delle contaminazioni gastronomiche tra culture diverse. I dati della seconda edizione del Salone del vino regalano un largo sorriso al presidente di Lingotto Fiere, Alfredo Cazzola: "I nostri risultati sono il frutto del successo delle cantine italiane. Di nostro abbiamo messo una struttura adeguata ad ospitare al meglio un prodotto così di pregio e che ha necessità di essere ascoltato. A convincere è stata la formula del Salone, esclusivamente professionale, i contenuti della rassegna e la grande attenzione che abbiamo posto nell´interpretare le esigenze di aziende che sono agricole, produttive e commerciali insieme". E non è un caso che dopo il Salone del Gusto Torino si stia rivelando città di riferimento per il comparto enogastronomico. "Torino - continua Cazzola - è una città di grande volontà che fa emergere con orgoglio le risorse che ha. Non voglio credere a chi mi parla di decadenza. Noi facciamo la nostra parte, puntiamo sul Lingotto per crescere ancora e i risultati stanno dando ragione a noi e alla città. Siamo molto soddisfatti anche della collaborazione con il territorio, che ha voglia di reagire al momento di difficoltà".



tratto da L'Arena - 10 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Convegno sul vino "superiore" per celebrare il conferimento della denominazione di origine controllata e garantita
Bardolino, oltre alla docg anche marketing
Il marchio di qualità non basta: serve una campagna mirata al consumatore
di Stefano Joppi
Tutti concordi. La qualità è l'unica strada vincente da perseguire nel settore vinicolo. Questo il concetto forte e ricorrente emerso negli interventi dei relatori al convegno promosso dal Consorzio Tutela vino Bardolino per celebrare il conferimento della Denominazione di origine controllata e garantita (Docg) per il Bardolino Superiore 2001. È il primo vino rosso di ben quattro regioni (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna) a fregiarsi dell'ambìto riconoscimento e in generale della ventiquattresima Docg italiana. In Veneto, la seconda dopo il Recioto di Soave. "Raggiunto l'apice occorre ora mantenere i livelli d'eccellenza", ha ammonito ad inizio lavori il presidente del consorzio, Giuseppe Degli Albertini, nel ringraziare i produttori che hanno creduto in questo progetto iniziato ancora dieci anni fa. Un successo sottolineato anche da Giorgio Carollo, amministratore unico Veneto agricoltura, e dall'assessore provinciale Alberto Martelletto. Il convegno si è iniziato con la relazione del direttore di ricerca dell'istituto Cirm, Alessandro Amadori, che ha subito riportato con i piedi per terra l'entusiasmo, per altro più che legittimo, dei produttori del Bardolino Superiore Docg. "Il marchio di qualità è il punto di partenza ma non serve da solo per vendere. Occorre una mirata campagna di marketing considerato che solo un consumatore su dieci conosce i vini di denominazione d'origine controllata e garantita". "In Italia, dove la tendenza è per un consumo di vino in bottiglia più che sfuso, occorre promuovere la tipicità del prodotto, la sua sinergia con il territorio, il suo essere cultura e turismo. È necessario veicolare il marchio di qualità perché l'istruzione media sul vino è bassa soprattutto fra i giovani che preferiscono la birra", ha sottolineato Amadori ammonendo sulla forte concorrenza in arrivo dall'estero con vini cileni, americani e sudafricani. "Il canale di vendita più interessante del vino in Italia avviene tramite la grande distribuzione (iper e supermercati) con numeri che superano di gran lunga il 50% a dispetto del 14% venduto nelle enoteche e il 22% nei piccoli esercizi", ha spiegato Natale Mainieri responsabile marketing del gruppo Auchan. "Attenzione però. Se il prodotto non è conosciuto puntare sulla grande distribuzione potrebbe avere un effetto boomerang". A Paul Betts, giornalista del Financial Times , analizzare il grado di percezione del vino veneto in Inghilterra e Francia, mercati difficili da conquistare ma non insensibili al fascino italiano. Se poi alle mirate strategie di marketing si affianca la fantasia italica può capitare di fare centro. Avvenne con il presidente della Repubblica Giovanni Leone quando regalò alla Regina alcune bottiglie di Brunello di Montalcino. "Fu un vero successo, il vino diventò subito famoso in tutto il Regno". Altro che miliardi spesi in pubblicità.



tratto da Alto Adige - 10 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
VITICOLTURA - SPUMANTE
I nuovi Comuni con la Trento Doc
TRENTO. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di giovedì scorso diventa operativa già da questa vendemmia la modifica al disciplinare di produzione della Doc Trento che allarga di fatto l'area dei vigneti idonei a produrre spumante con il metodo classico, comprendendo 16 nuovi comuni, in particolare della Valsugana.
Si tratta dei Comuni di Bleggio Inferiore, Bleggio Superiore, Castelnuovo, Dorsino, Grumes, Ivano Fracena, Ospedaletto. Roncegno, Spera, Spormaggiore, Strigno, Telve di Sopra, Terragnolo, Valda, Vigolo Vattaro e Villa Agnedo.
Si alza dunque a 74 il conto dei Comuni nel cui territorio è possibile produrre spumante Trento Doc, la denominazione riconosciuta nel 1993 entro la quale vengono prodotti 64.139 ettolitri di spumante classico (dato 2001, 2% superiore rispetto al 2000), che con 6 milioni di bottiglie, una quantità corrispondente al 34 per cento della produzione nazionale per questa tipologia.
L'allargamento entra in vigore già a partire dalla vendemmia 2002. I nuovi produttori che vorranno produrre lo spumante Doc Trento ottenuto dalle nuove superfici da subito, dunque, dovranno effettuare la denuncia delle superfici alla Camera di Commercio entro il 5 gennaio 2003.



tratto da Gazzetta di Mantova - 9 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Coldiretti: sul Grana intervenire subito
Soddisfatta la Coldiretti per le decisioni prese giovedi dalla cabina di regia del latte lombardo. "Il documento regionale - osserva il presidente Aldo Caleffi - è stato sottoscritto da tutta la filiera, nessuno escluso: Coldiretti, Confagricotura e Cia, Assolatte, Assessorato regionale, Fedeagroalimentare e lo stesso Consorzio di tutela del formaggio Grana Padano. Tutti d'accordo quindi - prosegue Caleffi - sugli interventi che devono favorire il riposizionamento del formaggio sul mercato, in particolare sui temi della rintracciabilità, della qualità e dei controlli sulla produzione". Ma il punto nodale, per la Coldiretti, sta nel riconoscimento della "necessità di tempi certi e definiti per l'attivazione delle azioni previste".
"Già dal consiglio del Consorzio di lunedì e poi dall'assemblea di mercoledi, attendiamo - rileva Caleffi - l'espressione della volontà di operare con la massima tempestività".



tratto da Il Messaggero - 9 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
La classifica per il miglior vino d'Italia come rapporto qualità-prezzo
Vince un rosso dei Castelli
di LUIGI JOVINO Il "Tradizionale rosso 2000" dell'azienda Vigne del sole di Antonio Cugini di Marino è risultato il miglior vino d'Italia secondo l'indice qualità/prezzo ed è stato inserito nella guida di Luca Maroni. Il premio sarà consegnato al vecchio agricoltore di Marino all'Auditorium Giovanni Agnelli presso il Lingotto fiere di Torino il 23 novembre prossimo. L'attestazione ricevuta è l'ultima di una lunga serie che premia il lavoro di Cugini, uno degli ultimi innestatori rimasti e ricercatore della vitivinicoltura castellana.

Il vino, prodotto da Antonio Cugini, infatti, è stato inserito nella guida di Luigi Veronelli ed è risultato tra i migliori undici del Lazio nel "Golosario" dei prodotti vitivinicoli redatto da Paolo Manorbio. I risultati sono ancora più sorprendenti perché l'azienda di Antonio Cugini è a conduzione familiare e la produzione è gestita solo dal vecchio agricoltore e dal figlio Alessandro che dispongono di una rudimentale linea di imbottigliamento su cui vengono personalizzate le 100 mila bottiglie dell'azienda. Antonio ed Alessandro Cugini che lavorano almeno dodici ore al giorno per portare "avanti la baracca" si sono presi una bella soddisfazione con i numerosi detrattori che , a più riprese li hanno accusati di essere troppo sbilanciati sulla ricerca e di non saper produrre vino all'altezza del compito. "Sono contento soprattutto per mio figlio - dice Antonio Cugini - I risultati ottenuti premiano la tenacia di chi non vuole cedere alle lusinghe del marketing e della pubblicità e lavora solo per produrre il vino buono". Il tradizionale 2002 è ricavato dai vitigni cerasuolo e ciliegiolo, tipici dei Castelli Romani ed è spesso snobbato dai vitivinicoltori locali che non sanno resistere all'influenza della moda.



tratto da la Stampa - 6 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Oggi a via della Croce la festosa cerimonia del déblocage, l´apertura della prima bottiglia
di VALENTINO CASTALDO
Per Bacco, non importa se la notte scorsa la congiunzione del sole con a luna è avvenuta nel segno dello Scorpione! E non importa neanche se la luna nuova è accompagnata dal buio. Anche in penombra, quello che oggi si festeggia è il vino novello, quello con appena due mesi di vita piuttosto profumato, leggero, poco acido e gradito al pubblico, che viene vinificato senza aria per estrarre nel migliore dei modi, pigmenti e aromi dalle bucce. Saranno veramente in tanti oggi a dargli il ben tornato all'insegna dell'antico binomio: "vino e salute", sicuramente non più alla ricerca di nuove conferme. Dalle ore 18,30 alle 21 (l'orario vale anche per domani), sarà il palcoscenico di via della Croce a mostrare il meglio della nuova annata, con la festosa cerimonia del déblocage, ovvero l'apertura della prima bottiglia della nuova vendemmia, all'insegna di un'ampia selezione di vini regionali da degustare. Domani la kermesse del cosiddetto "beaujolais noveau", prosegue in via de Babuino dove, alla vivacità dei novelli, si assocerà sicuramente il tentativo da parte di molti di rimanere sobri, mentre la penombra dello spicchio di luna aiuterà meglio a nascondersi.



tratto da la Nuova Sardegna - 6 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Iniziativa dell'Associazione Italiana Sommelier dal 15 novembre in città e a Dorgali
Un corso per diventare esperti di vini a Nuoro
di Pietro Rudellat
NUORO. Organizzato dall' Associazione italiana sommelier si terrà, dal 15 novembre al 3 gennaio, un corso di primo livello che regalerà ai partecipanti l'attestato per l'iscrizione al successivo corso di secondo livello di sommelier. Il corso si terrà fra Nuoro (Euro hotel) e Dorgali (hotel Ispinigoli) e sarà articolato in dodici lezioni. Sarà Lucia Pintore a tenere la lezione introduttiva sul tema: «Funzioni del sommelier». Fra i relatori è prevista la partecipazione di Paolo Fiori, Roberto Dessanti, Piero Careddu ed Eddy Furlan. Le lezioni tratteranno argomenti quali la viticoltura, l'enologia (produzione e degustazione dei vini), la tecnica della degustazione (esame olfattivo e gustativo), la legislazione e l'enografia nazionale, distillati e liquori nazionali ed esteri, principi fondamentali di enogastronomia. Il corso si concluderà con la visita ad una azienda di produzione vinicola. L'intento del responsabile provinciale dell'A.i.s., Pietro Mula, è quello di portare al corso il maggior numero di iscritti, dopo il successo ottenuto dai sommelier della provincia di Nuoro nel recente passato. Il corso è aperto a tutti, uomini e donne senza limiti di età. Per ulteriori informazioni o per l'iscrizione ci si può rivolgere al ristorante CK di Oliena o al ristorante Ispinigoli di Dorgali.



tratto da Alto Adige - 6 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Lunedì l'assemblea del consorzio esaminerà il bilancio 2001-2002 con un fatturato di 150 milioni di euro
Export, il vino Cavit ha trovato l'America
Il mercato Usa, 65 milioni di euro, cresce in quantità e qualità
La vendemmia scarsa ha fatto lievitare i prezzi sui mercati esteri del 10-15%
di Roberto Colletti
TRENTO. Sarà un fatturato attorno ai 150 milioni di euro quello che il Cda di Cavit presenterà lunedì prossimo sarà all'assemblea del Consorzio vinicolo. E' la misura dello sviluppo di Cavit nell'esercizio 2001-2002: un buon risultato, metà del quale dovuto alla crescita delle esportazioni.
Che i ricavi complessivi del gruppo Cavit raggiungessero quota 150 milioni di euro (300 miliardi di lire) era la previsione che Francesco Sartori aveva fatto, senza enfasi, lo scorso anno. E che oggi, a conti chiusi e sempre senza enfasi, conferma con i fatti. Merito dell'efficiente "macchina" in cui la cantina s'è trasformata - spiega il presidente - merito del direttore Giacinto Giacomini, merito soprattutto della crescita tecnica e culturale degli oltre 5 mila contadini e della 13 Cantine sociali che conferiscono i loro prodotti al Consorzio. "Presenteremo ai soci un bilancio del tutto soddisfacente e che riserva ulteriori margini di espansione" dichiara Sartori "Il dato più interessante resta il mercato estero, anzitutto statunitense che, da solo, garantisce ricavi per 65 milioni di euro".
Reduce da una visita negli Usa, Sartori conferma il trend positivo. L'export destinato alla E.& G. Gallo prosegue come da contratto - sono 25 milioni di euro - ma anche la Palm Bay Import ha appena varato un progetto fortemente espansivo per 40 milioni di euro, parallelamente all'estensione federale della sua rete distributiva.
"Ci avevano chiesto un aumento del 35% della fornitura, ci siamo accordati sul 20%. Con la vendemmia di quest'anno non potevano garantire di più. Ma abbiamo raggiunto un compromesso molto interessante" spiega il presidente "nel senso che invece di puntare sul sempre richiestissimo Pinot Grigio - è una Igt delle Venezie - abbiamo proposto d'incrementare vini di qualità più elevata, sostanzialmente i Doc del Trentino che alimentano la linea "Bottega del Vinai", in Usa commercializzata come "Bottega Vinaia". Una proposta accolta con entusiasmo che rafforza il nostro target qualitativo e premia gli investimenti dei nostri vignaioli".
Negli Usa, dunque, c'è ancora spazio per crescere, anche se s'avvertono le conseguenze della frenata dei consumi. "E' così, nonostante che lo schock dell'11 settembre 2001 sia stato superato" conferma Sartori "Restano tuttavia le preoccupazioni per l'economia. Ma i ristoranti sono pieni e chi li frequenta è disposto a pagare una nostra bottiglia di Pinot Grigio 55-60 euro. La cosa ci conforta, anche se, in questa situazione, stabilire il prezzo finale che il consumatore è disposto a sborsare per un determinato prodotto è operazione delicatissima. Se si sbaglia la misura il mercato rischia di crollare".



tratto da Panorama - 6 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Chianti, anche il cemento è doc
di Stefano Tesi
Un'area industriale, due tangenziali, case, negozi:la campagna senese rischia di cambiare faccia. Grazie a due discussi piani regolatori e a un sindaco che, per gli avversari, merita il "premio Attila".

Il colore del vino rischia di diventare un bel ricordo. Perché se dovessero andare in porto i progetti dei comuni di Gaiole e di Castellina, due delle capitali storiche del Chianti, il famoso Chiantishire potrebbe avere presto il colore del cemento, anziché quello del sangiovese. All'orizzonte, infatti, ci sono ettari ed ettari di aree fabbricabili, industriali e commerciali. Naturalmente al posto di vigneti, boschi e uliveti.
In Chianti, insomma, sul banco degli imputati va un modello di sviluppo ("Idee vecchie, roba da anni 70" lo ha battezzato un sindaco diessino della zona) che rischia non solo di infliggere una ferita mortale al territorio, ma anche di mettere a repentaglio un'immagine che, con il suo indotto turistico ed economico, rappresenta una sorta di biglietto da visita della Toscana nel mondo. Con il pericolo di far naufragare anche il già difficile cammino verso l'istituzione del cosiddetto "distretto rurale" chiantigiano, tanto voluto dai sindaci del comprensorio, e di spaccare in due la monolitica sinistra senese. Mentre sullo sfondo, almeno a Castellina, l'opposizione agita anche lo spettro di collusioni e di gestioni disinvolte dei pubblici affari.
Il progetto di Gaiole, in discussione sabato 2 novembre, pianifica il trasferimento della piccola zona industriale del comune (da destinare in un secondo momento all'edilizia residenziale) in una vasta area verde che si trova ai margini della frazione di Pianella, la cosiddetta "porta meridionale del Chianti". Qui dovrebbe sorgere un compound di 24 ettari di superficie e di 50 mila metri quadrati di capannoni, per un totale di 300 mila metri cubi di fabbricati, completati da due bypass stradali da aprire ex novo per aggirare i borghi millenari di Lecchi e di Monti, al centro di un territorio incontaminato ma noto anche per la mancanza di infrastrutture. A protestare con il sindaco, Paolo Morini, è stata per prima l'associazione Ambiente e vita, che gli ha assegnato il "premio Attila" (attribuito in passato anche al progetto Malpensa 2000) per "aver concepito un piano tale di distruzione dell'ambiente che pochi avrebbero potuto pensare". A ruota sono seguite le scomuniche del ministro per le Politiche agricole, Gianni Alemanno ("Il progetto tradisce la vocazione agricola di una delle zone che meglio interpreta nel mondo il ruolo multifunzionale dell'agricoltura" ha messo nero su bianco in una nota del dicastero), e del presidente del Wwf Fulco Pratesi. Poi è stata la volta di un'interrogazione parlamentare del deputato di An Riccardo Migliori e, a complicare ancora di più le cose, ci si sono messi l'irritazione degli altri sindaci diessini del Chianti, contrari a qualsiasi edificazione, e l'imbarazzo del presidente della Provincia di Siena, Fabio Ceccherini, anche lui della Quercia. Ceccherini ha dovuto impiegare tutta la sua abilità diplomatica per trovare un compromesso politico ("Parliamone, nulla è ancora deciso") tra le idee di Morini e quelle del sindaco del confinante comune di Castelnuovo Berardenga, Simone Brogi, tutt'altro che entusiasta dei propositi del collega.
A sparare sono arrivati infine Giovanni Ricasoli Firidolfi, presidente della potente Fondazione per la tutela del Chianti Classico ("Siamo pronti al dialogo, ma così com'è il progetto ci sembra privo di senso") e due comitati spontanei sorti al grido di "no al cemento" e seguiti da uno stuolo di avvocati armati di carta bollata.
Il primo cittadino si difende così: "Ridimensioneremo l'impianto e prenderemo in considerazione tutte le critiche. Si è fatta troppa disinformazione su questa vicenda. Dal 1996 a oggi" spiega a Panorama "il piano è stato presentato in più occasioni, è stato approvato nel 2000 dal Consiglio regionale e, all'unanimità, da quello provinciale. L'insediamento sarà destinato solo alla piccola impresa e all'artigianato, niente ciminiere né grandi industrie. E l'area occuperà appena lo 0,18 per cento del territorio comunale, costituito al 70 per cento da boschi". Nessuno dei suoi accusatori, annota polemicamente il primo cittadino, si è mai lamentato quando il cemento è stato utilizzato per la costruzione delle piscine degli agriturismi o delle megacantine delle aziende vinicole. "L'odierna monocultura del vino e del turismo potrebbe non durare" conclude "e la previsione di un'area produttiva serve anche a mettere le mani avanti".
Dimensioni più ridotte, e accuse più sottili, a Castellina, dove la variante del prg, fortemente voluta dall'amministrazione ds guidata da Anna Maria Betti, riguarda invece il cambio di destinazione d'uso di circa 3 ettari. Si tratta di una splendida area verde che circonda l'ex mangimificio Niccolai, un complesso di 50 mila metri cubi, proprio a ridosso del centro abitato. Il progetto di riqualificazione (tra i 25 e i 50 milioni di euro il valore dell'operazione) del complesso, ora di proprietà della Castellina Futura, prevede l'abbattimento di una porzione del fabbricato esistente e il suo "recupero" con la costruzione di case e negozi in un'area che invade l'intero versante panoramico della collina. "Si tratta della cementificazione in piena regola di un bel pezzo di campagna" sostiene Vittorio Pozzesi, capogruppo dell'opposizione in Consiglio comunale. "Inoltre, a noi risulta che due delle pochissime zone di completamento, cioè delle aree individuate come ulteriormente fabbricabili, previste dal piano, appartengano proprio all'ex sindaco Massimo Bianciardi e all'attuale compagno del primo cittadino Anna Maria Betti, come mostrano i certificati catastali in nostro possesso".
Fra misure catastali, ricorsi e controricorsi si annuncia uno scontro all'ultimo metro quadrato. E una vera battaglia politica, oltre che ambientale. Come se anche nella rossa roccaforte senese, adesso, fosse comparso il virus tanto temuto dalla sinistra. Quello che chiamano spaccatura.



tratto da Giornale di Brescia - 6 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Savoiardo e amaretti doc Dopo panettone, pandoro e colomba, ora anche il savoiardo e l'amaretto, nella versione "secco" e morbido", hanno un codice di buona pratica produttiva che ne definisce gli ingredienti obbligatori e descrive i processi produttivi e detta regole in termini di etichettatura.



tratto da Corriere delle Alpi - 6 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Il vino novello da oggi è alla mescita
Al salone di Vicenza anche una delegazione di sommelier bellunesi
IL BUON BERE Ha preso le mosse dal beaujolais
di Mario Agostini
BELLUNO. Brindisi al Novello. E' alla mescita da oggi il vino novello della stagione 2002, che ha ormai una sua nicchia di mercato. Antesignano del novello italiano è il beaujolais francese che si potrà bere solo fra qundici giorni. Circa 37 anni fa, alcuni vignaioli francesi, dopo aver ultimato la vendemmia, si chiesero perchè dovevano aspettare la tarda primavera per incassare i primi soldi. I primi vini, infatti, sono pronti per quell'epoca. Trovarono la soluzione tirando fuori il novello (beaujolais) con la tecnica della «macerazione carbonica». I novelli italiani non hanno da invidiare a quelli francesi. Merito anche del Salone nazionale del Vino Novello di Vicenza (arrivato alla quindicesima edizione) che, nel corso degli anni, ha contribuito a valorizzare lo sviluppo della conoscenza e la comemrcializazzione di questa particolare tipologia di prodotto. Da due anni c'è la collaboarzione dell'Istituto Vino Novello. Non manca come al solito l'opera preziosa di «Civiltà del bere». E' proprio a Vicenza alla mezzanotte tra lunedì e ieri ha avuto luogo il «déblocage» (l'apertura della prima bottiglia) con la bellissima attrice televisiva Nina Moric nelle funzioni di madrina. Presenti anche il ministro delle politiche agrarie Alemanno. Ad accompagnare invitati e pubblico alla gioiosa manifestazione il bravo Natalino Balasso della famosa compagnia Zelig. Ben 162 le aziende presenti e provenienti da tutta Italia che ieri hanno fatto assaggiare i loro novelli. Presenti numerosi bellunesi. E' partito, anche, un pullman dal ristorante Al Borgo con 51 persone dei quali 20 sommelier e 31 studenti dell'Istituto Alberghiero di Longarone. Ma come nasce questo novello? Prendiamo quello di Teroldego. Alcuni giorni prima della vendemmia si raccoglie una piccola quantità di uva per preparare il «mosto di avviamento». Quindi si esegue la vera vendemmia in casse e l'uva perfettamente intera è travasata nei tini dove già fermenta il nuovo mosto. In questo ambiente ricco di anidride carbonica, sprigionata dal mosto in fermentazione, avviene la macerazione carbonica per circa otto giorni ad una temperatura di trenta gradi centigradi. L'anidride carbonica attacca l'acido malico e lo trasforma in acido lattico, riducendo così l'acidità e dando rotondità al mosto; infatti assaggiandola in questo momento, essa ha un piacevole sentore di ciligia frizzante. Finalmente viene ammostata ed inizia il vero processo di fermentazione in rosso, ma solo per alcuni giorni; infatti per ingentilire il futuro vino, si svina, si pressa leggermente l'uva e la fermentazione è ultimata in bianco. Dopo alcune settimane di decantazione naturale, si procede all'imbottigliamento. E così il novello è pronto per essere degustato, festeggiando l'arrivo della nuova annata: morbido, di bassa acidità, armonico, con il frutto intenso di bosco.



tratto da Il Mattino di Padova - 5 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
L'ALLARME DEI PRODUTTORI A VICENZA
Export, il Novello è in ritardo
Non arriva agli appuntamenti delle aste internazionali
VICENZA. Si chiama «export» il tallone d' achille del vino Novello italiano. Nei prossimi anni la commercializzazione all'estero di questo prodotto di nicchia della vitivinicoltura subirà un brusco rallentamento nei Paesi più lontani. Lo hanno denunciato ieri alcuni produttori nazionali intervenendo a Vicenza alla presentazione dei dati ufficiali del Novello svoltasi in anteprima all'apertura della prima bottiglia ufficiale. Il Novello dev'essere commercializzato dal 6 novembre di ogni anno (e tuttavia crepe sul rispetto della normativa si aprono ogni anno con la complicità di ristoratori e, quel che è più grave, di parte della grande distribuzione). E per questo il vino nuovo paga pegno, penalizzato dalla sua giovane età produttiva nelle grandi aste internazionali dove sempre più difficilmente riesce ad arrivare in orario.
«Oggi esportiamo il 30 per cento della produzione - ha osservato Giacinto Giacomini direttore generale della Cavit prima in Italia a superare il milione di bottiglie di Novello - ma il futuro ci riserva un clamoroso calo nelle percentuali. Già quest' anno noi non abbiamo preso parte alle aste canadesi». Per il resto questo primo prodotto della vendemmia mantiene i suoi piccoli primati. Pur rappresentando lo 0,33 per cento della produzione vinicola nazionale garantisce ai circa 330 produttori un fatturato di 80 milioni di euro attraverso la vendita di 18.546.660 bottiglie (un milione e settecentomila in più dello scorso anno). Gli amanti del primo vino troveranno da dopodomani la sorpresa di un prezzo a bottiglia lievitato mediamente del sei per cento, con un importo medio di poco più di quattro euro. Il Novello è prodotto in tutte le regioni d' Italia utilizzando ben 61 vitigni diversi con Merlot e Cabernet in testa. Nella distribuzione geografica di questo prodotto domina il Veneto (33,9 per cento di bottiglie prodotte) seguita da Toscana (14,4), Trentino (9,5) e Emilia Romagna (6,8). Dalla vendemmia 2002 saranno prodotti 42.000.000 di ettolitri, in netto calo (-20%) rispetto ai 54.000.000 ettolitri di media degli ultimi cinque anni.
«Nonostante questo calo, le bottiglie di Novello prodotte saranno il 10% in più e «questo significa - si legge in una nota della Fiera di Vicenza - che i produttori in linea generale non hanno sacrificato il Novello all'opportunità di privarsi o meno di uve divenute care e costose». «Quest'anno sono state prodotte - continua la nota - 18.546.660 bottiglie in aumento di 1.726.286 sull'anno scorso con un incremento del 10,3%. Rispetto al 2001, il numero dei produttori è leggermente diminuito».



tratto da Corriere della Sera - 5 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Cronaca di Roma
Ricci: «Un vinello, però fa tradizione»
«È una bella tradizione, che rispettiamo. Ma se dobbiamo giudicarlo, non è un granchè come vino». Una voce contro il Novello. Una voce autorevole. Franco Ricci, direttore di Bibenda e patron dell’Ais Roma (2.500 iscritti, tra le realtà più importanti dell’Associazione italiana sommelier), non usa giri di parole: «Per gli esperti e gli amanti del vino di qualità - spiega - il Novello non è nulla. È un vinello, non un vino, perchè la macerazione carbonica annulla quasi tutto il processo di vinificazione delle uve». Di più, non è neppure tutto così «fresco», giacché - sottolinea Ricci - «la legge consente ai produttori di utilizzare, per il 55% del Novello, il vino rimasto in cantina l’anno scorso». Così «si pulisce la cantina e non va sprecato niente». Soltanto il 45% del prodotto è composto dalle uve in vendemmia 20 giorni fa. Insoma, si tratta di «un prodotto positivo per l’economia della cantina, ma non vi aspettate nulla di eccezionale». Detto questo, rassicura Ricci, anche l’Ais festeggia il Novello (con 50 etichette, giovedì all’hotel Parco dei Principi): «Perchè è una bella tradizione, che ricorda le grandi feste di fine vendemmia sull’aia, e perchè tutti ormai ci aspettiamo questo prodotto, che va assolutamente bevuto fresco: 7-8 gradi per esaltarne le parti dure». Attenzione, però, va bevuto entro 3 mesi, perchè poi gusti e sapori svaniscono.
( l. za. )



tratto da Il Messaggero - 5 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
IL VIA DA MERCOLEDI’
Vino novello: record e polemiche
La produzione sale ancora e arriva a 400 mila bottiglie. Ma non tutti lo amano
di LUIGI JOVINO
Sotto grandi auspici fiorisce la stagione del vino novello, che verrà commercializzato da mercoledì prossimo. Amato dai giovani e dai bevitori "non strutturati", ma snobbato dai critici, da enologi e dalle aziende griffate il vino novello si sta rivelando un grosso affare per i produttori della provincia di Roma. Le statistiche, infatti, parlano di un incremento del 25 per cento rispetto all'anno scorso. «Saranno almeno quattrocentomila - dice Antonio Posti, direttore del Consorzio Colli Lanuvini - le bottiglie di vino novello prodotte nella provincia di Roma quest'anno. La parte del leone la fanno le aziende castellane, ma anche a Cerveteri la produzione non è male». Tra i prodotti più gettonati si annoverano i novelli delle aziende Silvestri di Genzano, Casale del Giglio, Coprovi di Velletri, Donnardea di Santa Palomba, Covarelli di Lanuvio, Pesoli, Andreassi, Caponeschi ed il "Profumo d'autunno" delle Vigne del sole di Marino.
La maggior parte di questo vino prende la strada della ristorazione mentre una buona quantità viene commercializzata nella grande distribuzione. Nelle enoteche il prezzo varia da 3,5 euro fino a 7 euro, ma non mancano prodotti con prezzo che sfiora i 10 euro. Gli esperti di alimentazione consigliano l'abbinamento con piatti di pesce, con panini e con castagne o con piatti di carne lavorati (scaloppine), ma mai con tagliate e bistecche. «Il vino novello - afferma Vincenzo Silvestri, proprietario di un'avviata enoteca a Genzano - se non è stato prodotto con almeno il cinquanta per cento di fermentazione carbonica è una vera e propria truffa ed è meglio non berlo». Quando il vino novello non è macerato perfettamente si rivela al gusto aspro e poco profumato, mentre sono proprio gli odori del bouquet e la morbidezza le caratteristiche che qualificano i prodotti. «In provincia di Roma - replica Massimo Gargano, presidente della Coldiretti del Lazio - i novelli sono tutti di ottima qualità ed hanno un duplice vantaggio: avvicinano i giovani al buon bere e garantiscono ai produttori una "boccata di ossigeno" dopo i consistenti investimenti spesi per il lavoro della terra, l'aratura e le vendemmia».
E per sfruttare al massimo questo nuovo settore di mercato si stanno preparando grandi eventi che avranno il loro apice nell'iniziativa "Dolce stil novello" con scenario nella città di Roma ma con un’appendice a Genzano. Non sono da meno le kermesse preparate dalle singole aziende che cercano di mettere nelle presentazioni dei singoli prodotti tutta la fantasia possibile.
«Il novello - afferma Stefano Asaro, dello Slow-food Castelli Romani - non è altro che una moda e deve essere interpretato come vino semplice e con poche pretese. Nei Castelli la produzione è allineata alla tendenza nazionale che ha cercato di scimmiottare i Beaujoules francesi, solo che in Francia questo vino si produce con una gamma di uve molto specializzate mentre in Italia ognuno si regola come vuole». Tra estimatori e detrattori, insomma, il novello continua a far discutere, ma incuranti delle critiche aumentano i consumatori ed è quasi esaurita la produzione 2002.



tratto da Corriere della Sera - 5 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Stasera galà al Plaza per il deblocage. Da domani degustazioni nelle vie del centro
Il ritorno del Novello
In enoteca i profumi dell’uva, nel vino che dura solo tre mesi
di Luca Zanini
Conto alla rovescia per il debutto del Novello 2002. Dalla mezzanotte di oggi si potranno stappare - e mettere in commercio - i «nouveaux» vinificati in assenza d’aria (per estrarre pigmenti e aromi dalle bucce) dalle uve dell’ultima vendemmia. Venti milioni di bottiglie (da 350 produttori) in tutta Italia. Mezzo milione dalle 20 cantine del Lazio che pure producono il Novello. La Festa del Novello comincia stasera con un galà al Plaza, organizzato da Fipe, Ares, Federabbigliamento ed Enoteca Italiana. A mezzanotte si brinderà al deblocage del Novello. Domani, poi, via alle degustazioni guidate nelle maggiori enoteche, a cominciare da via della Croce: ai banchi d’assaggio, sommelier spiegheranno le caratteristiche dei principali «nouveaux» nati dall’ultima vendemmia. Trimani esporrà, sugli scaffali dello storico negozio di via Goito 20, una trentina di etichette provenienti da tutte le regioni: i prezzi? Dai 3,60 del Fiori d’Inverno Cavit fino ai 27,90 euro (della 3 litri di Teroldego Terrazze della Luna. Nel circuito di enoteche e wine bar capitolini, sarà distribuita una guida alla degustazione del novello. Ma saranno i consumatori a decretare il successo dei diversi vini giovani che sbarcano nella capitale da ogni parte della penisola. A San Lorenzo, tanto per citarne alcuni, arriveranno lo Jadit di Rapitalà (Sicilia), il San Carlo di Bersano (Piemonte), il novello di Nino Negri (Lombardia), il Nuvis di Carbolani (Friuli) e il Primitivo di Feudomonaci(Puglia): tutti in prova ai tavoli Vinarium (via dei Volsci 107, tel. 06.4462110). A Monti, l’Antica Locanda (via del Boschetto 85, tel. 06.487881729) affiancherà per la prima volta ai biologici di Bosco del Merlo (Palladin, Veneto) un pregevole «debuttante»: il Novello Statti, ricavato dagli antichi vitigni di Gaglioppo e Magliocco (miscelati a Merlot) di Lamezia Terme. Giovedì 7 toccherà a via del Babuino essere invasa dai profumi dei novelli: dalle 18.30 alle 21, degustazioni guidate con i consigli dei sommelier. E proprio i sommelier dell’Ais Roma - che pure non amano osannare questo «vinello» - organizzano sempre giovedì una grande presentazione all’Hotel Parco dei Principi: 50 etichette selezionate fra i migliori produttori italiani, in assaggio dalle 16 alle 21. Niente novello, invece, «ma solo per quest’anno», all’International Wine Academy di vicolo del Bottino, che però riconosce al nouveaux «pari dignità dei vini classici: è pur sempre un prodotto italiano e come tale va difeso». È quel che si ripropone lo schieramento trasversale di parlamentari che domani alle 12.30 manifesterà davanti a Montecitorio «contro gli Ogm nel vino e a difesa del novello italiano». Sabato appuntamento a Genzano, dove a palazzo Sforza Cesarini saranno stappati i novelli dei Colli Lanuvini. Ci saranno alcuni dei migliori nouveaux del Lazio, ma spiccherà l’assenza del Novello Bianco Camponeschi, che quest’anno non è stato vinificato a causa del maltempo: la vendemmia si è infatti ridotta da 2.500 a 900 quintali e l’unico novello bianco della regione (uno dei 3 italiani) ne ha fatto le spese.




tratto da News Coldiretti - 4 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
UE: TUTELA EUROPEA PER OLII "ALTO CROTONESE" E "MOLISE"
Arriva la tutela comunitaria per gli olii extra vergini d'oliva "Alto Crotonese" e "Molise" DOP che si aggiungeranno alle 119 specialità alimentari italiane, delle quali 25 olii di oliva, che hanno già avuto l'ambito riconoscimento dell'Unione Europea. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee le domande di riconoscimento dei due prodotti e, se non verranno sollevate obiezioni entro i prossimi sei mesi, si procederà alla loro iscrizione nell'Albo delle denominazioni di origine dell'Unione Europea. Un risultato - sostiene la Coldiretti - che contribuirà ad incrementare il valore al consumo dei prodotti a denominazione di origine italiani che nel 2001 secondo Nomisma è stato pari a 7.653 milioni di Euro dei quali 4.346 per i formaggi, 2.817 per salumi e prosciutti, 75 per l'Ortofrutta, 46 per gli oli di oliva e 370 per gli altri prodotti, con un rilevante mercato di esportazione che vale complessivamente 1.483 milioni di Euro dei quali 600 per i formaggi, 618 per salumi e prosciutti, 13 per l'ortofrutta, 19 per l'olio di Oliva e 232 per gli altri prodotti. La zona di produzione e trasformazione delle olive destinate all'ottenimento dell'olio extravergine di oliva "Alto Crotonese" comprende alcuni comuni della provincia di Crotone e il prodotto dovrà essere commercializzato in recipienti o bottiglie di capacità non superiore a litri 5 sulle cui etichette deve essere riportato il nome "Alto Crotonese" denominazione di origine protetta con un simbolo grafico costituito da un'ellisse che racchiude in un primo piano l'antico vescovado della vecchia Acherentia su un'altura, sullo sfondo il cielo. La zona di produzione e trasformazione delle olive destinate all'ottenimento dell'olio extravergine di oliva "Molise" è compresa all'interno dei confini amministrativi della regione Molise e il prodotto dovrà essere immesso al consumo in recipienti di capacità non superiore a 5 litri con il nome della denominazione in etichetta. Le denominazioni di origine (Dop e Igp) - sostiene la Coldiretti - rappresentano uno strumento importante per accrescere la competitività delle imprese agricole e la trasparenza dell'informazione sull'origine dei prodotti ai consumatori, assicurando contestualmente uno sviluppo equilibrato e durevole delle campagne. Per questa ragione la Coldiretti ha stilato un Vademecum destinato a dare un aiuto concreto a chi intende promuovere il riconoscimento comunitario di un prodotto tipico di qualità (disponibile sul sito www.coldiretti.it nella sezione "vi segnaliamo") evitandogli il più possibile di andare incontro a ritardi e complicazioni di natura puramente formale, che nulla hanno a che vedere con la qualità delle produzioni. Un impegno - conclude la Coldiretti - che deriva dalla certezza che i prodotti a denominazione di origine rappresentano uno strumento importante per accrescere la competitività delle imprese agricole e la trasparenza dell'informazione ai consumatori, assicurando contestualmente uno sviluppo equilibrato e durevole delle campagne.

I PRODOTTI ITALIANI IN LISTA DI ATTESA
Oli di Oliva Monte Etna, Pretuziano delle Colline Teramane, Lucca, Tuscia, Colline di Romagna e Valdemone, Fior di latte dell'Appennino Meridionale, Asparago verde di Altedo, Pane di Altamura, Sopressa Vicentina, Pomodoro di Pachino, Uva da Tavola di Mazzarrone, Basilico Genovese, Malannurca Campana, Miele della Lunigiana, Farina di Neccio della Garfagnana, Mele Val di Non, Salame d'oca di Mortara, Mele Alto Adige, Marrone di San Zeno, Carciofo di Paestum, Fico d'India dell'Etna.



tratto da Il Mattino di Padova - 4 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
CULTURA SPETTACOLI
"Slow Food" per gustare meglio
Al Lingotto di Torino il Salone dei piatti tradizionali italiani
La patata di Anguillara e la barbabietola rossa di Chioggia
ANTICHI SAPORI. Rappresentati anche trenta paesi stranieri
di Giorgio Cecchetti
Cinquecento espositori per 50 mila metri quadrati del Lingotto, l'ex fabbrica della Fiat, trenta nazioni rappresentate, 130 presidi italiani e venti stranieri, 65 tra pranzi e cene, 21 escursioni. Questi sono alcuni dati del quarto Salone del gusto organizzato da Slow Food e dalla Regione Piemonte a Torino. Ma più che i numeri, quello che resta per chi l'ha visitato sono le impressioni, i ricordi che rimangono nel palato, la gioia del sapore. E, naturalmente, i depliant di aziende ed enti, i biglietti da visita di produttori e venditori, i nomi e i telefoni di consorzi e cooperative. Tutto questo nella speranza di poter scrivere e telefonare per farsi spedire quel particolare pecorino senese alle erbe davvero speciale o la bottarga di Favignana insuperabile, la confezione di gustosisima carne cruda del Monferrato o, ancora, quella pagnotta cotta sul forno a legna di Altamura.
L'elenco potrebbe proseguire all'infinito perché gli espositori, italiani e stranieri, non sono arrivati a caso a Torino, sono stati selezionati da Slow Food e per buona parte hanno in comune una caratteristica, quella di sfornare i loro prodotti in modo tradizionale e artigianale, spesso una garanzia - naturalmente non l'unica - della qualità di ciò che vendono. Difficile, allora, pensare che la pasticceria di Palermo o la macelleria in provincia di Siena possano produrre e distribuire i loro prodotti in mezza Italia. Il secondo insegnamento, dunque, del Salone è chiaro: un prodotto è strettamente legato al territorio. D'obbligo a questo punto tornare in Veneto, sicuramente una regione che ha poco da invidiare a quelle più celebrate, come Toscana e Piemonte, ritrovandosi altrettanto "terra da gustare". Cominciamo con i numeri: erano ben 29 gli espositori veneti presenti al Salone del gusto 2002, di cui dodici aziende, nove consorzi di produttori e otto enti, tra i quali in prima fila la Regione Veneto. Inoltre, erano sei i presidi veneti che rapresentano altrettanti prodotti dei boschi, delle montagne o del mare in via d'estinzione e che è necessario salvaguardare perchè ritenuti particolarmente significativi non solo per i loro sapori.
Lo strumento storico di Slow Food per promuovere un approccio consapevole, piacevole e gioioso al cibo sono i laboratori del gusto. In questa edizione ne sono stati organizzati ben 310: ecco allora il Prosecco delle cantine della Confraternita di Valdobbiadene abbinate con le ostriche in arrivo dalla Bretagna; oppure il tipico e celebrato salume veneto, la sopressa in differenti stagionature (da quella fresca di tre mesi a quella "vecchia" di 12), accompagnata dal Soave, giovane e invecchiato fino a 4 anni; e ancora, una disfida tra polli e galline d'Italia, tra i quali ha spiccato la Padovana con la sua lunga barba e il ciuffo sopra la testa, una gara gastronomica bagnata dai robusti rossi delle Langhe.
La Regione Veneto ha scelto di far conoscere i suoi 350 prodotti tradizionali e le migliaia di qualificati ed appassionati operatori del settore enogastronomico per lanciare un messaggio quasi banale, ma dalle implicazioni impensabili: "Mangiamo bene, soprattutto in modo sano e genuino, tutti i giorni, sempre, non solo quando il cibo è legato alle occasioni del tempo libero e del divertimento". E con le Camere di Commercio di Padova, Treviso, Venezia, Rovigo e delle altre province venete ha organizzato numerose degustazioni guidate.
Citarle tutte è impossibile, così è necessario scegliere. In tutto il Veneto cresce una pianticella che in estate è verde, mentre in inverno si veste di rosso. E' l'insalata dai mille volti che a Treviso diventa tardivo e allungato, a Chioggia rosso a tondo e a Castelfranco variegato a aperto. Eppure la natura l'aveva fatta amarissima, seppur con dei simpatici fiorellini azzurri. Nella degustazione è stato condito con l'olio, veneto anche quello, del Garda e dei Colli Euganei. Impossibile non parlare dei formaggi trevigiani, in particolare della casatella morbida e cremosa, e del Morlacco del Grappa. Un formaggio fatto con il latte delle Burline, dopo che è stato scremato dal grasso utilizzato per il burro. Ad Aguillara, in provincia di Padova, cresce una patata americana particolarmente dolce, tenera e carnosa grazie alla quale si sfornano torte davvero speciali. Pian piano nei secoli ha cambiato pelle e ora ha poco a che fare con quelle arrivate dall'America centrale grazie a Cristoforo Colombo. E, infine, è stato un trionfo per i prodotti degli orti veneziani, dal piccolo carciofo violetto di Sant'Erasmo alla barbabietola rossa di Chioggia.



tratto da Alto Adige - 3 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Merlot, un grande futuro e già un trionfo
Il convegno di Aldeno ha confermato le rosee prospettive a livello mondiale
Duemila degustazioni e quattromila presenze alla tre giorni
di Gino Micheli
ALDENO. "Il vino Merlot sarà la grande alternativa del mercato nei prossimi dieci anni a livello mondiale". Lo ha affermato il presidente dell'Unione italiana vini, Ezio Rivella, al convegno sulla Mostra dei Merlot d'Italia, allestita ad Aldeno dal 26 al 28 ottobre. Rivella, che era stato anche presidente mondiale della categoria ha spiegato anche le dimensioni del fenomeno a livello mondiale e i motivi del successo. E grande successo è stato per la manifestazione voluta dall'amministrazione comunale col patrocinio della Provincia e della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine: 4 mila presenze e 2 mila degustazioni. "I risultati - sostiene il sindaco di Aldeno Daniele Baldo - sono sorprendenti ed eccellenti. La manifestazione ha dimostrato la forte valenza sia per l'importanza del seguito sull'economia delle nostre aziende agricole che nel contesto provinciale e nazionale. La presenza di 131 vini di 120 aziende, in rappresentanza di tutte le regioni e la presenza anche di 2 vini argentini e di assaggi cileni, californiani, francesi e svizzeri hanno costituito un importante momento di confronto sullo sviluppo futuro del pregiato vino in un'atmosfera, quella del teatro, che ha entusiasmato i numerosissimi aderenti". Daniele Baldo ha voluto pure sottolineare la notevole spinta verso nuovi orizzonti. "Se nelle due precedenti edizioni abbiamo preferito la ricerca e la presentazione scientifica grazie all'aiuto dell'Istituto Agrario di S.Michele, in questa circostanza si è voluto organizzare un convegno alla presenza di esperti a livello nazionale, per capire da loro le prospettive del vino Merlot. E queste si sono rivelate molto incoraggianti".
Al convegno sono intervenuti in qualità di relatori: Mario Fregoni, docente alla Cattolica di Piacenza che ha introdotto sul "Vitigno"; Antonio Calò, direttore dell'Istituto sperimentale di Conegliano che ha relazionato sulle "Caratteristiche colturali"; Rocco di Stefano, direttore dell'Istituto sperimentale di Asti che ha affrontato "le caratteristiche del vino". Ed inoltre, Eugenio Sartori, direttore di Vivai di Rauscedo, ha illustrato i "Numeri dell'espansione" e infine, Giuseppe Vaccarini, presidente dei Sommelier d'Italia si è soffermato "Sul palato a tavola".
Ha chiuso il convegno l'intervento dell'assessore provinciale all'agricoltura Dario Pallaoro che si è complimentato con gli organizzatori per la grande qualità degli interventi, e dunque per la grande qualità di un convegno che avrà ripercussioni sull'economia vinicola in Trentino e a livello nazionale. Grande successo per le attrazioni collaterali come la mostra di merletti allestita dalla biblioteca, la mostra di pittura degli Amici del Colore e il filmato a ciclo continuo delle Feste dell'uva che avevano caratterizzato Aldeno negli anni '60 - '70.



tratto da la Repubblica - 3 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Da mezzanotte del 6 scatta il "deblocage", degustazioni in centro, record e novità nel Lazio.
Arriva il novello, è anche bianco
di FRANCESCA ALLIATA BRONNER
Non apritelo prima del 6 novembre ma bevetelo entro la primavera: invecchiare gli fa male. Arriva tra poche ore sulla tavola degli italiani sua piccola maestà il Novello, vino giovane snobbato dagli intenditori e amato dalle donne, atteso quest'anno più che mai come cartina tornasole dei vini d'annata dell'incerta ultima vendemmia. Anche il Lazio, regione dal record italiano per incremento produttivo di novello (nel 2001 il 56 per cento in più), celebrerà il deblocage dalla mezzanotte del 6 novembre, data scelta per legge (dal 1999 è stata autorizzata l'entrata sul mercato e da evento contadino senza regole è diventato un vero fenomeno di marketing) per consentire a questo vino nuovo, brioso, fruttato e poco impegnativo (realizzato per "macerazione carbonica") un periodo minimo di riposo. E Roma puntualissima gli dà il benvenuto a mezzanotte esatta con il primo rendez vous di "Dolce Stil Novello". Manifestazione tutta da degustare (promossa da Ares Fipe, Enoteca Italiana, Federabbigliamento con il contributo della Provincia di Roma e il patrocinio del Comune, I municipio) che in questa edizione stapperà al pubblico i migliori novelli italiani mercoledì a via della Croce e giovedì a via del Babuino. Mentre martedì si aspetterà la mezzanotte tra sfilate di moda e ricette laziali durante una serata a inviti all'hotel Plaza.Il primo benvenuto guidato e gratuito al vino nuovo inizia mercoledì alle 18 in via della Croce (all'incrocio con via Bocca di Leone e via Mario de' Fiori) dove fino alle 21 sommelier professionisti posizionati in diversi banchi d'assaggio offriranno ai visitatori una girandola briosa di novelli italiani prodotti da un ventaglio di uve diverse, dal Teroldego al Nero d'Avola fino ai vitigni laziali storici (cesanese, sangiovese, montepulciano), tra le poche regioni a cimentarsi anche in novelli bianchi (uve trebbiano e malvasia), a differenza dei francesi che usano esclusivamente uva Gamay e il famoso Beaujolais proviene di solito da un'unica regione. Giovedì i "neonati" profumi invaderanno via del Babuino con altre interessanti degustazioni libere dalle 18 alle 21 davanti al museo Canova Tadolini aperto alle visite. Poi la festa del vino nuovo volerà fuoriporta il 9 e 10 a Palazzo Sforza Cesarini di Genzano tra degustazioni e consigli. Per esempio? Stappatelo solo al momento di servirlo e non mettetelo in cantina: il novello non fa primavera (info: MG Logos, 06/57301575).



tratto da Panorama - 3 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
E tu di che ostrica sei?
di Silvia Bombelli
Burrose, nervose o "sauvage"? Se i gourmand di mondo vanno direttamente negli allevamenti, i cultori del genere passano dai ristoranti ai bar. Che anche in Italia ora offrono varietà à la carte
Per Plinio erano "il vanto delle mense opulente", ma per gli estimatori contemporanei le ostriche sono buone anche per uno spuntino. Lo dimostra il successo delle iniziative stile oyster bar che offrono ricche degustazioni dei nobili bivalvi dall'ora del lunch a notte fonda. Locali assai diffusi tra Parigi e New York, ma che solo da poco tempo hanno fatto il loro trionfale ingresso anche in Italia. A cominciare dal tempio capitolino dei bivalvi che è il Riccioli Café, padrino tra l'altro dell'happening ostricaro in piazza Coppelle che il prossimo 20 ottobre manderà in scena, o meglio in plateau, 5 mila ostriche di qualità superiore. Nelle sale del caffè romano, insieme a mitili e delicati sushi, sfilano tavolozze di ostriche miste per assaggi consapevoli alla scoperta dei diversi aromi di ogni specie.Sapide o appena dolciastre, morbide come una crema cotta o più selvatiche e nervose, madreperlacee o attraversate da impercettibili venature verde acqua: infinite le caratteristiche e le relative emozioni sensoriali che le antiche conchiglie sono capaci di donare. Tutto dipende dal tipo. Crassostrea gigas e Ostrea edulis sono le due specie più pregiate, sebbene la seconda valga tre o quattro volte più della prima perché i suoi frutti maturano più lentamente, dai 3 ai 5 anni contro i 12 mesi delle gigas, e al palato risultano più soavi e delicati. Ma conta molto anche il microclima, la composizione della sabbia e dell'acqua del luogo d'origine e, soprattutto, la qualità dell'allevamento. Non a caso nelle zone di produzione ogni anno oltre al più rapido "scassinatore" di ostriche e al miglior chef oyster oriented si premiano i produttori fuoriclasse. Quelli che dai loro pascoli marini ricavano le varietà più pregiate di ostriche rispettando i tempi di crescita degli afrodisiaci animaletti e perfezionandone il bouquet aromatico con sapienti risciacqui a salinità controllata. E addirittura con l'aggiunta nelle vasche di decantazione di qualche alga speciale che fissa i sapori e conferisce quel non so che di gusto oceanico che fa letteralmente impazzire gli estimatori. Per intenderci una sorta di passaggio in barrique dell'ostrica che, anziché il succo di rovere, fa sua la clorofilla delle erbe di mare. Come spiega Massimo Riccioli, patron dell'omonimo Café ma anche del ristorante Rosetta di Roma (una stella Michelin) specializzato in pesce, "proprio come per i vini non conta solo il luogo d'origine, ma la tecnica di lavorazione. In estate i bivalvi si riproducono, si riempiono di latte e vanno lasciati riposare perché perdano il retrogusto metallico, diventino teneri e comincino a ingrassare". Da fine settembre, quando gli allevatori irlandesi con il loro cult festival di Galway delle ostriche aprono formalmente la stagione di raccolta e vendita, che prosegue fino a maggio inoltrato, gli estimatori si rimboccano le maniche. Nei mercati del pesce, dal ristoratore di fiducia anche disposto a cedere qualche cestino ai clienti affezionati per estemporanei e paradisiaci spuntini e, ora, anche al banco del bar. Qui le ostriche sono già aperte, servite tal quali o alla moda del maestro Auguste Escoffier, ovvero su un letto di ghiaccio tritato accompagnate da pane nero imburrato, limone e salsina di scalogno, aceto e pepe. Ricca la scelta: triangolari marennes, piccole isigny-normandie, claires, speciales e fines possono avere diverse carature, da 0 a 6, dove a numero inferiore corrisponde peso maggiore. Il tipo 2, di circa un etto, è il più apprezzato. Per le tondeggianti belon invece, le vere regine più rare da trovare e assai più care, cambia anche la scala di valori. Il tipo 0 corrisponde alla più piccola. Segue la 00 che è la più corteggiata e la 000 che è più grande della capasanta. Concentrati di zinco ferro e omega 3, ovvero antietà che favorendo l'ossigenazione dei tessuti hanno per alcuni anche effetti erotizzanti, le ostriche si accompagnano bene con i bianchi. Petit Chablis e Sancerre per i puristi, bollicine brut per gaudenti, Sauternes per i nostalgici e birra, naturalmente Irish stout, per palati rudi.



tratto da News Coldiretti - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
ALIMENTARE: ARRIVA IL VINO NOVELLO 2002
20 milioni di bottiglie per un fatturato che supera gli 80 milioni di Euro
L'appuntamento è per le ore 00 di mercoledì prossimo 6 novembre. Solo da quella data, fissata da un decreto del ministero delle Politiche Agricole, sarà possibile consumare il Novello 2002, il primo vino a essere imbottigliato, dopo la vendemmia autunnale e che potrà essere consumato entro i prossimi 4 o 5 mesi. 80 milioni di Euro di fatturato realizzato da circa 350 aziende, oltre 150.000 ettolitri di produzione commercializzate in 20 milioni di bottiglie, sono i "numeri principali" del Novello 2002 che nonostante una vendemmia avara (46 milioni di ettolitri con un meno 10 % rispetto al 2001) è diventato in Italia un fenomeno di mercato e di costume in grande crescita negli ultimi anni. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che il Novello, nato negli anni '50 in Francia nella regione Beaujolais, esercita una forte attrattiva soprattutto sul pubblico dei più giovani e meno esperti per la sua leggerezza, la bassa gradazione (11 gradi), il bouquet aromatico, la trasparenza del colore, rosso rubino. La produzione italiana - continua la Coldiretti - raggiungerà il mercato con quindici giorni di anticipo rispetto al Beaujolais Nouveau francese, che si potrà assaggiare solo a partire dal terzo giovedì di novembre (il 21). Negli ultimi 15 anni - prosegue la Coldiretti - si è verificato un incremento di oltre il 300% nella produzione nazionale e le aziende sono aumentate da 50 a circa 350 (60% al nord, 25 % al centro e 15 % nel sud), con una maggiore concentrazione delle imprese in Veneto e in Toscana dove è prodotto quasi il 50% del novello ma con una espansione che riguarda anche il sud dove, nella sola Puglia, si stima saranno prodotte circa un milione di bottiglie. E' quest'anno - precisa la Coldiretti - proprio l'aumento della produzione del Mezzogiorno potrebbe compensare i cali quantitativi che si registrano nelle Regioni del Nord Italia a seguito del maltempo che ha caratterizzato la vendemmia 2002. Il metodo di vinificazione utilizzato è stato messo a punto negli anni '50 dal ricercatore francese Flanzy ed è - conclude la Coldiretti - profondamente diverso da quello tradizionale: le uve del novello, infatti, non vengono pigiate e successivamente fermentate come nel caso dei vini tradizionali, ma viene invece effettuata la fermentazione direttamente con gli acini interi in modo che solo una piccola parte degli zuccheri presenti si trasformi in alcool, conferendo al vino il caratteristico gusto amabile e fruttato.
IL NOVELLO 2002 IN CIFRE
Fatturato: 80 milioni di Euro
Produzione: 150mila ettolitri
Bottiglie 20 milioni
Aziende 350
Fonte: stime Coldiretti




tratto da Il Centro - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Il programma dei 19 Comuni
Le città del vino alla Bit e Ecotur
a.b.
ORSOGNA. Salgono a 19 i comuni aderenti all'associazione nazionale "le città del vino", in rappresentanza di circa 135mila abitanti. Si è riunito a Controguerra (Teramo) il direttivo dell'associazione, presieduto dal coordinatore regionale e sindaco di Orsogna, Fabrizio Montepara, che ha stabilito il programma degli interventi per il prossimo anno. Si partirà da un lavoro di promozione, che sarà suggellato a febbraio dalla partecipazione alla borsa del turismo (Bit) di Milano e all'abruzzese Ecotur, poi Calici di stelle, l'iniziativa che si svolgerà in estate i 19 Comuni abruzzesi si presenteranno con appuntamenti coordinati, con unico marchio e un solo manifesto. Confermata la sponsorizzazione del team Aprilia - 125cc del campionato mondiale moto - per la promozione del Montepulciano.



tratto da L'Arena - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Ruinart e i buyer a Montorio
Champagne, il mercato è in ripresa
Ha scelto Verona il più antico champagne del mondo per incontrare i buyer, i ristoratori e gli addetti ai lavori. Forte di una tradizione che risale al 1729, partendo dal cuore dello champagne, Reims, Ruinart sarà a villa Wallner di Montorio il 4 e 5 novembre dalle 14.30 alle 20. Artefice dell’evento Giovanni Tavella dell’Enoteca Distribuzione, che ha lavorato a lungo per portare a Verona Ruinart: «Sarà l’occasione per fare il punto su un settore, quello del vino di qualità», spiega Tavella, «che sta attraversando un momento di grande crescita, sia da parte dei produttori che sempre più sono in grado di assicurare qualità eccellenti, sia da parte dei consumatori, più evoluti e alla ricerca di sensazioni nuove».
Le stesse bollicine, senza raggiungere le quote di mercato della Francia, anche in Italia stanno attraversando un momento felice. Nei primi anni novanta, le vendite si attestavano ben oltre i 9 milioni di bottiglie; dopo un calo l’interesse in materia è cresciuto visto che con 8,2 milioni di bottiglie nel 2000 l’Italia è il quinto paese europeo in fatto di importazioni. A Ruinart faranno buona compagnia un gruppo di aziende locali: Coffele, Corte S. Arcadio, Fraccaroli, Speri, Inama, Musella, Tenuta S. Antonio, Le Colture, Cantrina, Donati, Abbona, Poliziano, S. Fabiano Calcinaia, Cusumano, La Valentina e Pierpaolo Pecorari.
(al.to.)



tratto da Il Resto del Carlino - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Poesie sul vino, ben 210 opere
di Serafino Camilli
OFFIDA. Ritorna anche quest' anno il Premio di poesia «Rabelais 2002» e la serata finale avrà luogo sabato 9 novembre presso l' Enoteca Regionale di Offida. Nel corso di una conferenza stampa al Caffè Meletti, il direttore artistico Fabio Santilli ha rinnovato l'appuntamento annuale che consacra il felice sodalizio tra vino delle Marche e l' arte nelle sue varie forme e prevalentemente la poesia. Il Premio «Rabelais 2002», che ha per titolo «L' anima del vino una sera cantava...», punta ancora su un tema non facile ma di indubbio e significativo fascino. Dall' impegno e dal lavoro dei poeti sono venute fuori le storie della vendemmia e della vigna, gli amori e i sapori legati al vino, la sua naturale preziosità,le sue caratteristiche. Alla cerimonia finale saranno presenti i 12 autori selezionati e nominati vincitori a pari merito i quali leggeranno le loro opere, poi la giuria assegnerà il premio di 1.000 euro. Gli organizzatori assegneranno anche il «Premio Speciale della Stampa» messo a disposizione dalla Banca delle Marche. La cerimonia di premiazione sarà alle ore 22 e l' atmosfera musicale verrà assicurata dal giovanissimo pianista Ennio Massimini, mentre gli interventi recitativi saranno affidati a Barbara Olmai. Verrà presentato anche un nuovissimo CD che raccoglie brani noti e poco noti, oltre ad alcuni assolutamente inediti, registrati al teatro Lauro Rossi di Macerata la cui esecuzione è stata affidata al soprano Rossella Marcantoni e al pianista Fausto Bongelli. Come per il passato, la «Gog & Malog», organizzatrice del concorso ha realizzato un pregevole volumetto che raccoglie i testi delle poesie del vincitori del concorso. La conduzione della serata è affidata a Paola Ferranti e a Luca Romagnoli e la direzione artistica è di Fabio Santilli. Nei termini consentiti dal regolamento sono pervenute 210 opere e questi sono i vincitori a pari merito: Francesca De' Manzoni(Verona), Maria Jatosti (Roma), Matteo Lefreve (Roma), Antonio Mele (Roma), Marisa Monteferri (Velletri Rm), Moro Dino Valentino (Latina), Ivano Mugmaini (Corsanico,Lu), Donato Muscillo (Foggia), Paolo Polvani (Barletta), Gianni Rescigno (S. Maria di Castellabate, Sa), Gianluigi Sacco (Milano), Pier Franco Uliana(Mogliano Veneto). Per prenotazioni e conferme rivolgersi alla Vinea di Offida (tel 0736/880005) che dal 1999 fa svolgere la manifestazione nella propria sede.



tratto da La Nuova Sardegna - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
La storia del vino. Mostre e assaggi
ALGHERO.La mostra in corso di svolgimento nel Museo Diocesano di Arte Sacra, In Vino Veritas, resterà aperta fino al prossimo 5 di novembre. L'esposizione sviluppa la storia e la simbologia del vino con 20 grandi pannelli e un'ampia selezione di calici provenienti dalle chiese del territorio della diocesi di Alghero Bosa.
Fino al 5 di novembre sono previste due serate durante le quali, dalle 17 alle 20, sarà offerto un assaggio di vini delle aziende del territorio. Una integrazione del tutto innovativa che non manca di originalità ma soprattutto che intende promuovere una delle specificità produttive ed economiche del territorio. Al percorso culturale si aggiunge quindi quello sensoriale. Per oggi la degustazione riguarda i vini della Planargia della azienda Zarelli.
Domenica sarà la volta dei vini offerti dalla azienda dei Piani, la Sella & Mosca.
L'iniziativa In Vino Veritas, che si svolge all'interno dell'evento Magia di Autunno ideato e organizzato dalla amministrazione comunale, nasce dalla realizzazione della Cooperativa Mosaico in collaborazione con l'ufficio per i Beni culturali della Diocesi e con le aziende vitivinicole del territorio.




tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Investiti 2 milioni di euro tra nuovi impianti e ristrutturazione di quelli esistenti
Viticoltura, crescita irresistibile
E le produzioni certificate della Basilicata conquistano il mercato
a.l.c.
POTENZA. La crescita del settore vitivinicolo sembra irresistibile e lo confermano i dati diffusi ultimamente dall'Ismea. Nei primi cinque mesi del 2002 in Italia la bilancia agroalimentare presenta un passivo pari a circa 2000 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nello stesso periodo il settore vitivinicolo presenta invece un saldo attivo pari a 997 milioni di euro. Il contrasto con l'andamento degli altri settori agricoli pone la produzione vinicola al centro di mille interessi anche in Basilicata. Nella nostra regione i numeri del «vino» sono in continua crescita di pari passo con la qualità dei prodotti, ed in particolare dell'Aglianico del Vulture che sta ottenendo ovunque riconoscimenti ed encomi. «L'Aglianico sta vivendo un momento eccezionale - conferma Filippo Corbo, della Regione Basilicata studioso ed esperto in viticoltura - e lo confermano i tre bicchieri recentemente conquistati da altrettante case vinicole del Vulture. E negli ultimi tempi si registrano un sempre maggior numero di richieste da parte di aziende non lucane, ed in particolare del Nord Italia, per installare nuovi vigneti per la produzione dell'Aglianico».
Secondo i dati del quinto censimento Istat dell'agricoltura in Basilicata sono investite a vite quasi ottomila ettari di superficie. La produzione del Doc nel 2001 ha superato i 13 mila ettolitri, secondo stime della Camera di Commercio di Potenza, e, tra la realizzazione di nuovi impianti e la ristrutturazione di vigneti esistenti sono stati investiti complessivamente circa due milioni di euro.
Le cifre ed i fatti parlano chiaro in favore dell'Aglianico del Vulture, un Doc di qualità che sta conquistando inesorabilmente il mercato. Per valorizzare e controllare adeguatamente la produzione il Consorzio di Tutela dell'Aglianico del Vulture sta riorganizzando la propria struttura. Una nuova struttura, nuovi compiti e, soprattutto, la possibilità di controllare direttamente la produzione consentiranno al Consorzio di recitare un ruolo da protagonista a partire dal prossimo anno.



tratto da Il Messaggero - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Dalla Liguria un Pigato morbido e corposo
di Fabio Turchetti
Brunello, Chianti Classico, Barolo, Amarone, Barbaresco, Sassicaia, Barbera d’Alba, Sagrantino, Morellino, Bolgheri. Questi i "magnifici dieci d’Italia", almeno secondo il sondaggio promosso da Wine News (www.winenews.it): sito web aggiornatissimo che, oltre a tenere informati utenti e addetti ai lavori sulle novità e sui commenti che ruotano attorno a Bacco, ha voluto appunto raccogliere le preferenze degli enonauti riguardo la produzione dello Stivale. Alla fin fine, i nomi sono quelli che sempre ricorrono anche sulle pagine delle diverse guide presentate in questi giorni (curioso notare come il Sassicaia sia da molti appassionati ancora differenziato dalla doc di Bolgheri, a cui invece appartiene già da qualche anno).
Il primo commento inevitabile, però, visti i risultati (precisando che l’82% di contatti è stato effettuato da uomini, il 54% dei partecipanti ha età media compresa tra i 30 e i 45, l’85% è in possesso di diploma di scuola superiore o di laurea, il 91% frequenta con assiduità le enoteche, e solo il 5% considera il vino un accessorio per l’abbinamento), è relativo alla mancanza di vini bianchi, tra questi capifila della nostra enologia (il Greco di Tufo è soltanto undicesimo). A conferma del successo crescente che negli ultimi anni i rossi hanno conseguito sulle nostre tavole, grazie anche alle vicende del resveratrolo.
E’ forse per questo che un territorio "bianchista" come la Liguria è da molti considerato, erroneamente, come la Cenerentola dell’enologia italiana. Infatti, anche sommando tutti i vini premiati dalle pubblicazioni in uscita, la regione si colloca purtroppo all’ultimo posto: probabilmente per via di una viticoltura eoicamente difficile, e per questo talvolta foriera di prodotti qualitativamente altalenanti. Però alcuni punti fermi reggono stabilmente: come il Pigato della Riviera di Ponente 2001 della Cascina Feipu (10-11 euro), la storica cantina di Pippo Parodi, oggi coadiuvato da figlia e genero. Visivamente paglierino, il vino propone al naso sentori erbacei e di fiori d’acacia uniti a ricordi di mela, agrumi e pesca. In bocca è morbido, di buon corpo e discreta persistenza. Perfetto su pesci di ogni tipo come sulle creme di legumi, meglio se abbinate a dei buoni crostacei.



tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Anche Oppido Lucano vuole entrare nell'area di produzione dell'Aglianico doc
Il Comune ha già inoltrato la domanda alla Regione Basilicata e al Consorzio di tutela
di Saverio Grimaldi
Oppido Lucano. Oppido chiede di entrare nell'area di produzione dell'Aglianico doc.
La richiesta é stata formalizzata durante un consiglio comunale, al quale hanno partecipato anche alcuni interessati del settore e durante il quale é stata inoltrata la richiesta presso gli organi competenti che sono: la Regione Basilicata e il Consorzio di Tutela dell'Aglianico di Barile.
La consapevolezza di appartenere ad un'area geografica potenzialmente doc è dettata anche dal fatto che nel vicino comune di Acerenza questo settore è diventato un volano produttivo di tutto rispetto. Il tutto, però, non appare assai agevole specialmente in considerazione del fatto che vi sono altri comuni che da tempo sperano di arrivare all'agognato traguardo e di poter fregiare le proprie produzioni vinicole con il prestigioso marchio doc.
«Nel territorio di Oppido è stato sempre coltivato il vitigno dell'Aglianico del Vulture - ha detto il sindaco di Oppido Rocco Pappalardo - fin dal tempo dell'individuazione dell'area doc. A tutt'oggi questa specie di coltivazione persiste e inoltre le condizioni meteo-climatiche sono del tutto simili a quelle dell'area doc. Visto che gli operatori agricoli di Oppido sono fortemente interessati a ottenere il riconoscimento della denominazione di origine controllata e che tale denominazione può rappresentare un'opportunità nella diversificazione delle colture del comprensorio, abbiamo deciso- ha concluso il primo cittadino- di incamminarci su questo percorso».
Dello stesso avviso anche l'assessore all'agricoltura del comune dell'Alto-Bradano Giuseppe Martino il quale ha affermato che «dagli incontri con la Coldiretti è emersa la volontà di richiedere anche per il nostro comune il riconoscimento dell'area doc dato che le condizioni climatiche di Oppido sono simili a quelle dei comuni dove la denominazione è riconosciuta. Può essere un'opportunità di diversificazione delle coltivazioni e di allargamento dell'offerta produttiva legata all'agricoltura del nostro paese.
Sappiamo - ha continuato Martino- che è un obiettivo difficile da raggiungere e che porta via molto tempo, però noi cerchiamo almeno di dare abbrivio a questa iniziativa. Speriamo che tra qualche tempo anche da noi si possa aprire questa prospettiva».



tratto da Il Mattino di Padova - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Dal 5 novembre il salone nazionale
Vicenza, 180 aziende per l'appuntamento con il vino novello
VICENZA. Saranno circa 180 le aziende che quest'anno parteciperanno al salone nazionale del vino novello, in programma alla Fiera di Vicenza a partire dal 5 novembre. Le aziende presenteranno una varietà di poco inferiore ai 200 novelli, provenienti da quasi tutte le regioni italiane e da più di quaranta province. La quasi totalità dei produttori e tutti gli istituti di tutela nazionali di questo tipo di vino, convergeranno a Vicenza per questa rassegna che permette di assistere al «deblocage» della prima bottiglia di vino novello in anteprima nazionale, durante la cerimonia che segue la tradizionale cena di gala. Il vino novello ha origini antiche, ma solo in età moderna ha raggiunto una così grande diffusione anche se nel Medioevo e tra il 16º e 17º secolo era molto commercializzato in Francia. A distinguere il novello è il colore che non è molto carico e il sapore particolarmente fresco e fruttato. E' vinificato con la tecnica della macerazione carbonica dell'uva che non viene nè pigiata ne privata della raspa: l'uva trattata in questo modo è quindi intatta e varia secondo i vitigni ma anche secondo le condizioni di ambiente in cui il trattamento viene praticato. Ci sono quindi delle regole generali, ma non troppo rigide per evitare che i vini diventino uguali tra loro perdendo la possibilità di avere più sfumature di aromi, profumi, colori e sapori. Tutto questo sarà in mostra al Salone nazionale del vino novello.



tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Premiati i viticoltori che hanno atteso qualche giorno in più. Ma le quantità ottenute sono state inferiori al 2001.
Vendemmia, sospiro di sollievo. Il sole di ottobre ha raddrizzato un'annata densa di calamità natuali
di Angelo La Capra
Potenza. La vendemmia 2002 si è conclusa da pochi giorni e il nuovo vino riposa meritatamente nelle sue botti. Gli ultimi giorni di sole di ottobre hanno ridato il sorriso alla gran parte dei produttori vitivinicoli lucani. Un'annata storta dal punto di vista meteorologico aveva fatto temere veramente il peggio. La siccità seguita da pioggia e grandine aveva quasi prostrato le speranze dei nostri produttori rassegnati ormai alla disfatta. «Sembrava dover essere una vendemmia disgraziata - commenta Giovanni Montrone della tenuta Terre degli Svevi di Venosa - ma invece è stata buona. Abbiamo rischiato di più aspettando, ma alla fine possiamo essere soddisfatti dei risultati ottenuti e, con un po' di fortuna e le selezioni effettuate, dovremmo ottenere un buon vino». Nel venosino insomma non è andata male. «Non ci possiamo lamentare - conferma Donato Pellegrino, giovane produttore dell'omonima azienda vitivinicola - abbiamo tirato fuori circa 80 quintali per ettaro e, se noi abbiamo un po' di prodotto in meno, c'è anche chi ha avuto più sfortuna e non ha neanche vendemmiato». Le proverbiali ottobrate dal clima mite hanno salvato la situazione facendo mordere le mani a chi, per paura del maltempo, aveva vendemmiato in anticipo. «Chi ha saputo aspettare ha avuto la meglio - commenta l'enologo Sergio Paternoster - le belle giornate hanno portato a maturazione le uve che hanno raggiunto un'ottima gradazione e una buona resa, le condizioni ideali per il nostro Aglianico, che tradizionalmente si vendemmia tra il 20 ottobre e l'inizio di novembre. E poi al Consorzio Viticoltori Associati di Barile abbiamo ottenuto la stessa quantità dello scorso anno». Se in parte la qualità del raccolto è salva, le quantità sono state generalmente inferiori al 2001. «Le ultime vendemmie erano state eccellenti - conferma Nicola Bonelli, presidente della Bailium Winers di Acerenza - e, anche se non ci possiamo lamentare per come sono andate le cose, probabilmente abbiamo un 40 per cento di prodotto in meno. Alla fine la qualità dipenderà molto dalla zona di provenienza delle uve. Nel frattempo a giorni faremo uscire "Tardello" il nostro novello». Dopo il Vulture, anche in Val d'Agri si contano i danni. «E' andata peggio del previsto, ma alla fine è stato meglio di quanto ci si aspettava - Francesco Pisani, produttore di Igt biologico, ricorre al paradosso - fino a settembre l'uva stava stava benissimo, ma le piogge di inizio ottobre alcune varietà hanno subito una batosta. E se, ad esempio, si sono salvati Merlot e Cabernet ed altre varietà, non ci aspettavamo tanti danni che hanno compromesso circa il 40 per cento del raccolto. A risentirne saranno poi il corpo ed il colore del nostro vino».



tratto da L'Eco di Bergamo - 1 novembre 2002 [HOME NEWS] [INIZIO RASSEGNA]
Il Moscato di Scanzo conquista Bianco&Rosso
di Pierluigi Saurgnani
È l'area Doc più piccola d'Italia: come per il Brunello di Montalcino è limitata a un solo paese È il fiore all'occhiello dell'enologia bergamasca. Senza ovviamente nulla togliere al Valcalepio - che negli ultimi anni ha peraltro fatto passi da gigante sul piano qualitativo - il Moscato di Scanzo ha effettivamente varcato i confini provinciali e trova estimatori un po' dappertutto. Nonostante i prezzi un po' elevati (25 euro), la bottiglia da mezzo litro colma di questo vino passito fa gola a non pochi. Il Moscato di Scanzo sarà protagonista domani sera, alle 22,30, a Vaprio d'Adda, a Villa Castelbarco, dove è in corso la rassegna «Bianco&Rosso», il 5° Salone del vino e della gastronomia di qualità. Si terrà una serata a tema, incentrata esclusivamente su questo «vino unico e particolarissimo», come lo definisce il segretario del Consorzio tutela del Moscato di Scanzo, Corrado Fumagalli (il presidente è Paolo Bendinelli). «Non dimentichiamo poi - aggiunge Fumagalli - che Scanzorosciate è ufficialmente diventata da qualche settimana "Città del vino" e questo è un ulteriore riconoscimento alla terra e ai vigneti del Moscato». Proprio nelle settimane scorse l'associazione dei produttori ha festeggiato i vent'anni di attività, con un concerto al Teatro-Casa di riposo Piccinelli di Scanzo e la presenza dell'attore Ugo Pagliai che ha declamato alcuni versi. E nei prossimi giorni sarà presentata la «Strada del Moscato», un progetto che consiste in un percorso enogastronomico attraverso le zone di produzione e che prevede il coinvolgimento di aziende agricole, aziende agrituristiche, ristoratori ed enti locali.
Ma partiamo dalle origini. «Le radici del passito di Scanzo - racconta Fumagalli - risalgono al lontano 1347, quando Alberico da Rosciate, il grande giureconsulto dell'epoca medievale, nel testamento parla della sua tenuta usando le parole "vigna di vino rosso e moscatello". Poi nel 1380, il cronista dell'epoca, Castello Castelli, cita per la prima volta il Moscato di Scanzo, seguito a ruota, nel 1396, da Donato Calvi, l'abate priore di S.Agostino».
Ma è nel Settecento che il vino di Scanzo si trasforma e diventa passito e anche famoso: Giacomo Quarenghi, nei suoi viaggi a Pietroburgo, non mancava di regalare qualche bottiglia alla zarina Caterina di Russia. «Il figlio di Caterina, lo zar Alessandro - continua Fumagalli nella sua digressione storica - aveva come alleati gli inglesi, patiti dello sherry. Si suppone che siano stati proprio loro a convincere Quarenghi, e quindi i viticoltori di Scanzo, a fare un vino passito». Nel 1850 il Moscato di Scanzo è il primo e unico vino italiano ad essere quotato alla Borsa di Londra. A cavallo tra '800 e '900, il vino raggiunge l'apice della popolarità e viene inserito nella lista dei vini da «meditazione» dei migliori ristoranti d'Europa. Dopodiché comincia il declino. Nel dopoguerra il Moscato di Scanzo rischia di scomparire, pericolo scongiurato dal fatto che pochi vignaioli continuano a produrlo, mantenendo così viva la tradizione.
E si arriva ai giorni nostri. Corrado Fumagalli lancia l'idea di una Associazione produttori Moscato di Scanzo che viene costituita nel 1982; nel 1993 arriva il riconoscimento della Denominazione d'origine controllata nell'ambito del Valcalepio; alla fine del '93 l'Associazione si trasforma in Consorzio di tutela (riconosciuto ufficialmente nel 2000); nell'aprile del 2002 si ottiene il riconoscimento della Doc Moscato di Scanzo (autonoma cioè dal Valcalepio). Oggi il Consorzio rappresenta l' 87% dei produttori e il 75% della produzione complessiva e conta 32 associati titolari di aziende tutte localizzate nel territorio di Scanzorosciate. La produzione annua è di 80 mila bottiglie da mezzo litro (ma si prevede di incrementarla dato che viene sfruttato solo un quarto del territorio potenzialmente coltivabile). I due terzi del prodotto vengono commercializzati nella provincia di Bergamo, il rimanente nel resto del Paese e anche oltreconfine (Germania, Francia, Usa).
Il Moscato di Scanzo - che è anche l'unico vitigno autoctono della nostra provincia - è un vino da meditazione, da gustare alla fine dei pasti. «Si accompagna - spiega l'architetto Fumagalli - ai biscotti e ai dolci secchi, ma anche ai formaggi piccanti o al salame grosso di Scanzo e al lardo Terzago». Dopo il riconoscimento della Doc (che è la più piccola d'Italia, interessando solo un comune, come per il Brunello di Montalcino, su una superficie di soli 2 chilometri quadrati) ora si attende l'arrivo sulle tavole delle prime bottiglie con la nuova etichetta «Scanzo» o «Moscato di Scanzo» (i viticoltori potranno scegliere tra i due nomi).
Ma il Consorzio ha avanzato al ministero dell'Agricoltura altre due richieste: per modificare il nome del vitigno da Moscato di Scanzo in Moscato di Alberico (per evitare, come si richiede alle Doc, la dizione geografica) e per ottenere i poteri di controllo e gestione per l'ammissione dei vini alla Doc. Si attendono anche i contributi camerali e della Regione previsti per i Consorzi: «In passato - conclude Fumagalli - ci hanno aiutato solo la Banca Popolare e il Creberg. E ora ci ha dato una mano la Provincia con un consistente contributo per l'allestimento dello stand a Castelbarco».